Ucraina. No all’invasione russa, ma l’Occidente non è quello della guerra fredda

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Anche stavolta, a proposito della guerra in Ucraina, si sta riproponendo lo stesso schema ideologico della “guerra fredda”: Occidente uguale libertà e democrazia, Oriente uguale dittatura, violazione delle libertà, dei diritti civili e delle sovranità dei popoli. Esattamente il mantra che ha caratterizzato la geopolitica dal secondo dopoguerra in poi.

Va detto però che, dalla fine degli anni Quaranta fino al 1989 (la caduta del muro di Berlino), questo schema poteva essere sostenuto, vista la sostanziale tenuta, anzi la sopravvivenza in Europa della cosiddetta società tradizionale. Convivevano, infatti, le radici cristiane, un liberalismo ancora incentrato sulla parte nobile dell’uomo (modello-illuminista), l’impianto greco-romano della cultura e del diritto, interagendo con le spinte progressiste, laiciste, e a livello economico, con le tentazioni ultra-liberiste già in essere (il Welfare, una vera conquista continentale, è stato il caposaldo della dottrina sociale della Chiesa e del liberalismo sociale).
E l’anticomunismo aveva un valore oggettivo: contrastava un modello di organizzazione pubblica e statuale, incentrato sul materialismo, sul collettivismo, lo statalismo, la soppressione e compressione della libertà economica, della proprietà privata, della libertà religiosa etc.

Un valore oggettivo, anche se nel suo nome l’Italia (e non solo), in quanto terra di mezzo, di passaggio tra un mondo e l’altro, è stata la vittima di uno scontro frontale (patto Atlantico vs patto di Varsavia). Per l’ossessione “anti-rossa” si sono ordite manovre, effettuati condizionamenti politici non da poco, esercitate pressioni sui governi, avviate organizzazioni segrete (da Gladio alla P2); ci sono stati tentativi di colpo di Stato, regie occulte che hanno disegnato e orchestrato ad esempio, la strategia della tensione (gli anni di piombo, le stragi) etc.

Ma adesso ha senso recuperare un duello di civiltà così retrodatato? Utile unicamente alla rappresentazione e narrazione mediatica che accompagna per definizione ogni scelta politica di parte? E che torna ad inquadrare l’opinione pubblica dentro categorie che servono solo a schierarsi per agire nel senso che si vuole e pretende dall’alto?
Queste categorie, è bene dirlo, non corrispondono alla realtà, per il semplice fatto che l’Occidente non esprime più quei valori, ha tradito sé stesso da tempo. Ha rinunciato alle cattedrali, alla fede (l’ha relegata a una dimensione privata, intimistica, fai da te, frutto di un progressivo svuotamento laicista); ha smarrito e rinnegato le identità culturali, storiche, religiose dei suoi popoli. Il diritto viene sistematicamente azzerato da un indirizzo ormai irreversibile: la tecnocrazia, le élites finanziarie ed economiche, che stanno commissariando la politica e bypassando sistematicamente le democrazie parlamentari, rendendo vane le Costituzioni. Si sta procedendo verso un modello di società a metà tra Orwell e la Cina: Stato etico sanitario (il direttorio vaccinista), Stato etico ecologico (la transizione energetica, la Green economy), Stato pappone (la legalizzazione della prostituzione), Stato spacciatore (la legalizzazione della droga), Stato becchino (l’eutanasia).
Un orientamento che ha, infatti, nel laicismo (l’umanitarismo, la mistica dei diritti, l’ideologia arcobaleno, il pacifismo, l’ecologismo: il cristianesimo senza Cristo) il proprio collante.

E i popoli dovrebbero combattere per l’Ucraina sventolando la bandiera di questo Occidente? Meglio la pace, come principio supremo, e come resistenza intelligente.
Oggi i paradigmi si sono paradossalmente spostati: è Putin che difende l’antiglobalizzazione, l’identità europea, la religione, l’anti-laicismo. Un autocrate esplicito che non assume le forme dell’autocrazia dolce e morbida che stiamo di fatto vivendo noi.

Noi abbiamo rinunciato alla nostra libertà per un passaporto verde e andiamo a difendere la libertà altrui? La guerra in Ucraina (che è sempre un male) ha messo in discussione i progetti che stavano e stanno calando sulle nostre teste. Stiamo parlando della società-Recovery, disegnata da Bruxelles. Una cosa è certa (rivolto a Putin): le identità dei popoli non si difendono con la guerra (pure se le ragioni dei russi risiedono nel pregresso dei rapporti con l’Ucraina), né violando le sovranità altrui.
Putin, per chi ci crede, sarà all’altezza del terzo segreto di Fatima (quando la Russia si convertirà al cuore di Maria, rievangelizzerà l’Occidente)? O la sua è mera demagogia, puro espansionismo militare? E’ chiaro che dietro questa sua difesa dell’Europa si nasconde in primis, il sogno comunista e zarista. L’ha spiegato nel famoso discorso in cui ha reso nota l’intenzione di invadere Kiev (“operazione speciale”). Da un lato, riprendersi gli Stati dell’ex-patto di Varsavia (secondo lui, scippati dalla Nato, in violazione degli accordi tra la Federazione russa e gli Usa); dall’altro, estendersi fino alla penisola balcanica, entrando inevitabilmente in rotta di collisione con la Turchia (ex-impero ottomano).

Sembra quasi che stia tramontando l’era degli Stati nazionali, sovrani ottocenteschi, e stiano ripartendo gli imperi come prima del 1918: L’impero occidentale (a guida Usa) e l’impero euroasiatico (a guida russa).
In qualsiasi caso, perderà la democrazia. Quella vera. Conquistata a fatica dai popoli.

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