Ucraina. Nel faccia a faccia tra Putin e Zelensky che copione reciteranno?

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“Nessuna intesa sul cessate il fuoco, ma i negoziati devono andare avanti, non posso credere che possa iniziare una guerra nucleare”: questo ha detto il ministro degli Esteri russo Lavrov.

In altre parole, i nuovi colloqui russo-ucraini, tra ministri omologhi, organizzati in Turchia, non hanno portato a nessuna conclusione del conflitto Russia-Ucraina, ma nella conferenza stampa subito dopo, è spuntata l’ipotesi di un possibile “faccia a faccia”, tra il presidente russo Vladimir Putin e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.

Questa è la vera notizia, al di là delle narrazioni contrapposte che riempiranno i giornali e le tv.
Che non ci sarebbero stati progressi, questo si era capito. Troppo distanti le posizioni e troppo assillati e ossessionati tutti, dalla necessità di uscire bene da questa orrenda mattanza, da presunti vincenti. Distanze difficilmente colmabili se si tiene presente che i russi pretendono, per il cessate il fuoco e la vera garanzia sui cordoni umanitari, l’annuncio ufficiale di resa da parte ucraina, l’inserimento nella Costituzione della neutralità, l’annessione della Crimea, la smilitarizzazione del Paese e l’autonomia delle repubbliche popolari russofone (modello-Tirolo).
Condizioni capestro per chiunque, a patto di trasformarsi in prigioniero nelle mani dell’Armata rossa o peggio, tradire. Meno che mai per un leader ucraino ormai circonfuso di spirituale splendore libertario e patriottico. Considerato un simbolo dall’Occidente.

A questo punto, non resta che la guerra ad oltranza, che comporterà sicuramente un altissimo numero di vittime, da entrambi gli schieramenti, oppure appunto, un incontro tra Putin e Zelensky.
Un incontro che, se si terrà, si annuncia altamente drammatico e mediatico.
Drammatico, per le ragioni storiche e ideologiche. Mediatico per l’immagine che i due si sono ritagliati e che devono consolidare.

Innanzitutto, quale luogo sarà deputato a ospitare i due? Già in tale scelta ci sarà il termometro dell’andamento bellico e degli obiettivi del negoziato. Molto probabilmente si opterà per un posto neutro e neutrale (attenzione, turchi e cinesi non sono indipendenti, ma parti in causa).
E poi, i contenuti. Chi è la vera vittima e chi il vero carnefice? Putin che aggredisce violando il diritto internazionale e la sovranità di un popolo che ha eletto democraticamente il suo presidente, o il Putin che nel nome di una omogeneità culturale, storica, religiosa, identitaria si riappropria di ciò che gli è stato tolto (unendo l’espansionismo comunista e quello zarista), fa giustizia di una guerra cominciata nel 2014 e che non vuole i missili Nato puntati a sole poche centinaia di chilometri da Mosca?

Chi è la vera vittima e il vero carnefice? Zelensky che sta difendendo a spada tratta la sovranità nazionale, resistendo a un oppressore più forte di lui? O lo Zelensky, che ha svenduto l’Ucraina agli Usa, alla Nato, al Fmi, concedendo le privatizzazioni, scegliendo il laicismo (nel suo paese l’utero in affitto è legale), e che ora sta tirando per la giacchetta tutti, quasi a rischiare la terza guerra mondiale?
Dal punto di vista mediatico, i due leader rappresentano una concezione anche qui, opposta. Putin è la vecchia comunicazione: esprime distanza, freddezza autoritaria, statalismo. Si presenta davanti agli schermi con la divisa militare, fa unicamente proclami. Zelensky fa il combattente, usa molto bene i social, pur tra le bombe, si mostra stanco, ma sempre vestito a metà tra un atleta in procinto di gareggiare e un attore di fiction (viene da quel mondo).
Ma la guerra non è una fiction, né una rappresentazione napoleonica.

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