Ucraina. Vuoi vedere che Putin ha fermato la Green Economy di Bruxelles?

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Come più volte detto, ci sono tante guerre nella guerra in Ucraina. C’è la guerra militare, drammaticamente raccontata dalla cronaca quotidiana (la conta dei militari, delle armi, dei morti); c’è la guerra geopolitica, ossia lo scontro tra una nuova “concezione imperiale” che considera superato il diritto internazionale e ritiene lecito violare le sovranità altrui (Putin, nel nome del sogno comunista e zarista della grande Russia, lo fa in modo fisico, secondo le categorie del Novecento, mentre l’Occidente a guida Usa, preferisce annettersi economicamente e finanziariamente gli Stati); c’è poi, la guerra storica (iniziata dopo il crollo del Muro di Berlino, lo sbriciolamento del patto di Varsavia e continuata tra Russia e Ucraina nel 2014, non due settimane fa); e infine, c’è la guerra energetica, che fa saltare ogni schema, vecchio o nuovo. E pure “le altre guerre”.

Ce l’ha ricordato in un pregevole e illuminante articolo Ettore Gotti Tedeschi (nella foto), economista di fama, ex presidente dello Ior.
Una tesi la sua, che fa il paio con la considerazione che l’invasione russa abbia sconvolto gli schemi e i piani della Ue, supportati dal nostro premier Draghi (in buona compagnia). Piani che hanno a che fare col Recovery plan, con la “società Recovery del futuro”, coerente ideologicamente con Bruxelles (ed è il motivo vero per cui Draghi è stato scelto).
Gotti Tedeschi parla di “Reset post-Covid”. Anche da questo punto di vista, infatti, la guerra è partita molto prima.
Ricostruiamo. La globalizzazione (mercato globale, società globalizzate, pensiero globale, pensiero unico), aveva come noto, conosciuto uno stop per l’oggettiva malagestione dell’immigrazione (il disegno nell’Europa senza culle prevedeva “l’etno-sostituzione dei popoli”, altrimenti detta immigrazione selvaggia, identità apolidi e il “pericoloso” ius soli), e per i pessimi conti economici (la povertà continentale generalizzata). Uno stop che ha avuto come causa e come effetto il sovranismo: una ricetta alternativa a livello economico, sociale e politico (il primato delle identità). Col tramonto del sovranismo (dopo Trump, la Lega, Fdi, i partiti europei di destra), in parte rinnegato, in parte riconvertito dagli stessi protagonisti e interpreti, il disegno universalistico è ripartito.
Si è avvalso pure, va ammesso, dell’incompetenza di molti leader populisti che hanno creato le condizioni per il ritorno degli esperti, dei competenti, dei soliti tecnici che ciclicamente sostituiscono i politici, commissariando la politica, imponendo una tecnocrazia bancaria e finanziaria che bypassa per abitudine e postura, i parlamenti. In questo Monti e Draghi sono stati e sono, gemelli siamesi.

Modelli direttoriali non solo italiani, che hanno usato l’emergenza per riprendere in modo più celere il cammino della rinata globalizzazione.
Il lockdown, ad esempio, ha favorito la campagna vaccinista, il prossimo black out energetico favorirà la transizione energetica. In comune hanno il controllo coercitivo dei cittadini e i percorsi obbligati dall’alto. Un disegno reso più agevole dalla guerra. Con una regola fissa: alla gente si toglie la democrazia solo con la paura: paura del Covid, delle armi, della fame, dell’aumento dei costi.

A cosa sta portando questa guerra in Ucraina, oltre a tutto? All’emergenza energetica. Da un lato, l’austerity annunciata (che varrà solo per il popolo non per le caste) dall’altro, il varo immediato della Green Economy al primo posto nel Recovery, insieme alla digitalizzazione globale, l’intelligenza artificiale, le riforme della giustizia, della pubblica amministrazione e del fisco, come condizione per far arrivare i soldi (senza spiegare quanti a prestito e quindi, da restituire, e quanti a fondo perduto).
Il capitalismo sostenibile e verde voluto da Bruxelles ha come imperativo categorico una rivoluzione nelle scelte energetiche. A cominciare dalle fonti rinnovabili.

Vuoi vedere, ipotizza Gotti-Tedeschi, che la guerra abbia anche questa valenza? Putin, ma pure la Cina (per non parlare dell’India) sono produttori di energia “sporca” (il gas, il petrolio, il carbone). Ergo, sarebbero stati completamente emarginati dal nuovo corso.
E il fatto che adesso pure Draghi abbia dovuto riproporre, suo malgrado, il mix energetico, recuperando carbone e petrolio (con buona pace di Bruxelles e dei verdi), la dice lunga su chi abbia veramente rotto le uova nel paniere. Ci stavano riuscendo con lo stato etico sanitario ed ecologista (si pensi agli articoli 9 e 41 della Costituzione). Si sono dovuti fermare di nuovo.

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