Ucraina. Stadi pieni, Putin-Hitler, Zelensky-show, sonagli e tigri cinesi

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Durante una guerra, follia, disumanità e interessi forti si fondono e confondono. Ma soprattutto la propaganda la fa da padrona. E dalla propaganda, opportunamente decodificata, dobbiamo riuscire a capire cosa sta accadendo e cosa accadrà. E non è facile.

Putin ha organizzato una mega-manifestazione nella quale ha ribadito che ha consenso, che i giovani sono dalla sua parte e che il popolo russo, a maggioranza, condivide la scelta di invadere l’Ucraina.
L’Occidente, il vero isolato in questo momento, visto che Cina, Africa, India, Medio-Oriente, Israele, si sono astenuti, non hanno aderito all’indirizzo Onu, anziché cercare di tradurre i messaggi dello zar, continuano a organizzare una campagna mediatica ridicola, insistendo sulle somiglianze tra le adunate di Hitler e quelle di Putin, soffermandosi ossessivamente su un piccolo intoppo tecnico della diretta tv, insinuando boicottaggi, opposizioni interne o registrazioni pregresse. Un’impostazione mirata a dimostrare che il regime di Mosca è in crisi ed è un bluff.

Zelensky, dal canto suo, per quanto riguarda l’uso dei social e dei video, si sta avvalendo del medesimo staff della sua famosa fiction (“Servitore del popolo”), invece di ragionare razionalmente sta alzando i toni, nel tentativo di coinvolgere emotivamente l’Europa e gli Usa in una solidarietà cobelligerante, che se va bene, si limiterà a prolungare la guerra, grazie alle armi “pacifiste” arrivate pure dall’Italia; se va male, servirà a scatenare il terzo conflitto mondiale, con ripercussioni anche nucleari. I sermoni ideologici e apocalittici del presidente ucraino che a puntate, fa presso i parlamenti Usa, Inglesi, a Bruxelles e oggi da noi, hanno proprio questo scopo. Tutto meno che raggiungere la pace. E d’altra parte, se lo schema è morale, religioso, dove il mostro è uno e il buono è lui, non si risolverà mai nulla.

Interessante la comunicazione della Cina che la dice lunga non solo sulla sua posizione, ma anche su una saggezza tradizionale che fa parte del suo Dna. La partita di Pechino è duale. Da un lato, ormai è strettamente alleata di Mosca, e Putin da interlocutore forte, è diventato più debole. Dall’altra, ambisce a un’egemonia planetaria, entrando, come già è entrata da parecchio, in rotta di collisione con gli Usa. La frase pronunciata da Xi Jinping è emblematica e suggestiva: “Spetta a chi ha legato il sonaglio al collo della tigre il compito di toglierlo”.

Tradotto, la guerra l’hanno cominciata l’Occidente, gli Usa, la Nato, la Ue (la colonizzazione economica, culturale dell’Ucraina, la penetrazione verso Est della Nato, la de-russificazione del Donbass etc), quindi, adesso devono rimediare.
E non dimentichiamo che questo è l’anno della Tigre. E se il sonaglio l’hanno messo loro, la tigre è la Russia.

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