Bonaccini poco buono e un po’ cattivo. Solidarietà al professor Orsini

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I buonisti sono talmente buoni che diventano cattivi con chi non è buono per loro. I democratici sono talmente democratici che diventano antidemocratici con chi non è democratico, sempre secondo loro.

Si chiama “sindrome di Voltaire”: appartiene al Dna di certo progressismo laicista (oggi radical), che pretende di incarnare l’etica, la morale, la democrazia, la Costituzione, la cultura, e da ultimo l’ambiente, la pace, la salute pubblica. Insomma ti uccide “amandoti”, con inclusione e tolleranza. Non dimentichiamo che nella storia questa componente del cervello si è declinata ideologicamente e politicamente nel giacobinismo. Robespierre, infatti, fece uccidere nel nome di “Liberté-Egalité-Fraternité” ben 200mila vandeani, rei di non accettare la Rivoluzione francese. E sapete come si chiamava il suo governo? Governo di salute pubblica. Dice niente, se pensiamo al Green-Pass etc?

Questa premessa per dire che il governatore dem dell’Emilia Stefano Bonaccini, ospite spesso della Rai e non solo, per le sue convinzioni politiche moderate e la sua indubbia capacità oratoria, ha tirato fuori il meglio di sé. Ha incarnato il pensiero unico nella sua articolazione “politicamente corretta”.

Potremmo giustificarlo solo se l’uscita contro il professore Alessandro Orsini è stata fatta per mera visibilità. Ma non crediamo sia questo il caso. Bonaccini non ne ha bisogno. E allora cosa ha detto? “Orsini è giusto che esprima liberamente il suo pensiero, ci mancherebbe. Che io lo debba però anche pagare, anche no. Roba da matti”. Lo ha scritto su Twitter del Pd, a proposito del contratto a ‘Cartabianca’, per il docente della Luiss.

Perché questo ostracismo nei confronti del docente? Già ha subìto gli strali della sua Università, in quanto eretico rispetto alla vulgata dominante che divide il mondo in “buoni e cattivi”, in “male e bene”, in vax e no-vax, in filo-putin e filo-ucraini. Ed è successo solo perché “osa” fare analisi profonde, spesso controcorrente, è esperto e ha cognizione scientifica degli argomenti che tratta. Condivisibile o meno, fa il mestiere che dovrebbe fare ogni professore serio, ogni intellettuale, ogni studioso corretto, ogni uomo dotato ancora di un minimo di obiettività, di senso critico. Ma oggi basta un semplice distinguo per diventare nemico della verità.

E Bonaccini l’ha criticato, seguendo lo schema del pensiero unico-politicamente corretto: gentile, corretto, educato nella forma (“può esprimere il suo pensiero”), dogmatico, tirannico, spietato nella sostanza (“non lo pago col canone Rai”). Quindi, gli taglio i viveri. Quindi, secondo il tribunale democratico ci dovrebbe essere una giuria apposita che stabilisce chi va bene e chi no? Se dovessimo applicare questo meccanismo eugenetico, specialmente al servizio pubblico, si salverebbero in pochi, tra opportunisti, ipocriti, fan, lecchini, personaggi che saltano sempre sul carrozzone del vincitore.
Infine, aspetto non secondario, c’è pure un po’ di invidia sociale (il contratto al professore), che costituisce la molla intima della lotta di classe. Una costante che pur se annacquata, evidentemente non muore mai.

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