Draghi il Migliore, il pacifismo delle armi e l’aumento del 2% delle spese militari

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L’hanno definito il Migliore (così veniva chiamato Togliatti), l’hanno presentato come l’unica, l’ultima, risorsa-riserva della Repubblica. Più o meno la stessa narrazione che ha preceduto e legittimato a suo tempo Monti: subirà il medesimo destino?

Mario Draghi prima o poi infatti, dovrà fare i conti con la realtà vera. Se la fase dell’“antipolitica-incompetente” lo ha oggettivamente favorito (grazie pure al Colle), di fronte alla guerra invece, sta appalesando qualche limite: un grande e prestigioso tecnico, esperto di banca e finanza, enormi e potenti relazioni internazionali (intimamente sodale a Bruxelles), ma non eccelso (per ciò che si sta vedendo), in quanto a visione economica e politica a lungo raggio.

Tradotto, un ottimo gestore, ma un blando pianificatore. Almeno questa è l’opinione di parecchi osservatori.
Lui e Conte hanno sperimentato la governance straordinaria della crisi. E i fatti li hanno gratificati. Ma l’emergenza eterodiretta dall’alto (prima sanitaria, poi economica, infine bellica) finirà, a meno che non verrà riproposta a fasi alterne, tanto per garantire il governo. Un governo, tra l’altro, accusato di élitismo, di bypassare il parlamento e commissariare la politica.

Per decodificare le peculiarità del premier, nel bene e nel male, basta leggere tra le righe il discorso che mercoledì ha fatto alla Camera e al Senato.
Ha unito energia, armi e rapporti con la Cina. Cioè, capra e cavoli. E come li ha uniti? Ribadendo la fedeltà al patto Atlantico (Nato). E chiedendo l’aumento del 2% delle spese militari (suscitando un vespaio di polemiche).
Andiamo per ordine: sicurezza e energia al momento, non si possono collegare. Perché la diversificazione dell’approvvigionamento energetico, da lui richiamata con enfasi, oltre a fargli ingoiare un rospo indigeribile (lui che aveva strombazzato l’era della Green-Economy, delle rinnovabili), presuppone dei tempi incompatibili con un’emergenza che va risolta subito.

A meno che, le cosiddette alternative energetiche (gas liquido etc) non passino attraverso un’ennesima ingerenza Usa, che vuol dire in sintesi, pagare le navi di Biden che prendono il gas dal Kuwait, Qatar e dall’Africa.
Questo spiegherebbe la nuova cotta atlantista di Draghi. Altro che valori superiori rispetto a Mosca, che l’Occidente non esprime più (definitivamente finito lo schema della guerra fredda).
Altro elemento. Stabilendo un rapporto stretto tra causa ed effetti (il lockdown sta al vaccino come il blackout energetico sta alla transizione energetica), vuoi vedere che questo pacifismo peloso (armare l’Ucraina per arrivare alla pace), alla fine serviva solo a oliare la nostra industria bellica, nota per smerciare nel mondo armi e armamenti? E pure qui, siamo in perfetta linea con gli Usa: hanno anche loro una industria strutturata per la guerra e non per la pace.
Ecco forse il motivo per aumentare le spese per la difesa. Una narrazione, come per la pandemia, con l’obiettivo di spaventare, demonizzare Putin (lo spettro da verificare delle armi chimiche, nucleari), per giustificare l’aumento dei costi e la nostra esportazione bellica.

Infine, il corteggiamento cinese. Pure qui, comprensibile, ma estremamente difficile. Se c’è un’area geopolitica in difficoltà è proprio l’Occidente. Non dimentichiamo che oltre alla Corea che ha votato no, si sono astenuti (sulle sanzioni contro Mosca) Cina, India, Africa, sud-America, Siria, altri paesi del Medioriente. Chi è più isolato, Putin o il vecchio blocco Atlantico? E la Cina, oggi ha intuito che può svolgere un ruolo più efficace, proprio continuando la sua politica di alleanza con la Russia (ora il suo partner è più debole), allargando i suoi spazi di influenza a 360 gradi.

Emblematica la frase di Xi Jinping: “È compito di chi ha messo il sonaglio al collo della tigre toglierlo”. Laddove il sonaglio sono le responsabilità pregresse Usa sulla guerra in Ucraina e la tigre è la Russia.
Draghi l’ha capito? E si è reso conto che se l’Europa vuole rinascere in autonomia, non può rinascere come se fossimo fermi al 1946?

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