Ucraina, il monito del papa contro le armi: Francesco unico a volere la pace

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Sembra che papa Francesco sia rimasto l’unico leader mondiale a credere davvero nella pace in Ucraina, e l’unico che in qualche modo si sforza per raggiungerla.

Tutti si riempiono la bocca di pacifismo, ma poi sembrano interessati unicamente a gettare benzina sul fuoco; cercano la pace sperando che non arrivi.

E’ il caso del presidente ucraino Zelensky che mentre il suo popolo muore sotto le bombe o va al macello per difendere il proprio Paese dall’aggressore, se ne va in tour per tutti i parlamenti europei e in videoconferenza lancia messaggi di guerra, invoca l’invio di armi, incita l’Europa e la Nato ad entrare nel conflitto; sembra quasi indignarsi perché la tanto temuta terza guerra mondiale ancora non è scoppiata. Nessuno che lo inchiodi alle proprie responsabilità, ovvero al fatto di aver esposto il suo popolo alle conseguenze di un’aggressione proprio grazie alle sue reiterate provocazioni anti-russe.

Poi c’è il presidente americano Biden che dopo il fallimento dell’Afghanistan adesso evidentemente è in cerca di nuova popolarità in vista delle elezioni di medio termine. E si sa che quando un presidente Usa è in difficoltà, non c’è niente di più efficace per ricompattare l’opinione pubblica che scatenare un conflitto contro un nemico più o meno reale, sport prediletto per altro dai presidenti democratici. Ecco spiegati i toni aggressivi nei confronti di Putin definito “macellaio”, ed ecco spiegata anche quella che Biden ha consacrato come una missione, ovvero abbattere il regime di Mosca. Toni talmente violenti che hanno spinto il presidente francese Macron a prenderne le distanze.

Mentre insomma c’è chi denuncia la crisi umanitaria in corso in Ucraina per sensibilizzare il mondo e spingerlo ad odiare il “male assoluto”, ovvero Putin, dall’altra parte il “fronte del bene” non soltanto non cerca la pace, ma sembra spingere l’acceleratore perché il conflitto si estenda.

L’unica voce che sembra levarsi controcorrente è proprio quella di papa Francesco che anche ieri ha avuto parole molto dure nei confronti della guerra e di chi l’alimenta a vario titolo. “La guerra – ha detto il Papa – non può essere qualcosa di inevitabile. Non dobbiamo abituarci alla guerra, dobbiamo invece convertire lo sdegno di oggi nell’impegno di domani perché se da questa vicenda usciremo come prima saremo in qualche modo tutti colpevoli. Di fronte al pericolo di autodistruggersi, l’umanità comprenda che è giunto il momento di abolire la guerra, di cancellarla dalla storia dell’uomo prima che sia lei a cancellare l’uomo dalla storia. Prego per ogni responsabile politico di riflettere su questo, di impegnarsi su questo e, guardando alla martoriata Ucraina, di capire come ogni giorno di guerra peggiora la situazione per tutti. Perciò rinnovo il mio appello: basta, ci si fermi, tacciano le armi, si tratti seriamente per la pace”.

Il papa sa benissimo dove stanno i torti e le ragioni ma sa altrettanto perfettamente che finché ci saranno le armi la guerra andrà avanti. E nel suo messaggio a fermarsi e a far tacere le armi c’è sicuramente l’invito a Putin a cessare le ostilità, ma anche il richiamo all’Europa e all’Occidente a non alimentare il mercato della guerra inviando armamenti all’Ucraina; perché non è che se le armi si inviano alla parte aggredita perché possa difendersi meglio e non soccombere, questo poi contribuisce alla pace.

Due giorni prima Bergoglio era stato ancora più esplicito: ” E’ una vergogna e una pazzia pensare di aumentare la spesa per le armi, anziché adoperarsi per orientare verso la pacifica convivenza il sistema delle relazioni internazionali” aveva detto proprio con riferimento a quei Paesi che avevano aumentato le spese militari in bilancio per poter armare l’Ucraina.

Incredibilmente la denuncia del pontefice è passato sotto silenzio quasi ovunque, i media, salvo lodevoli eccezioni, l’hanno addirittura oscurata. Una scelta davvero inconcepibile se si pensa quanto risalto hanno sempre dato alle parole del papa quando per esempio hanno riguardato temi come l’immigrazione o l’ ambiente. Un discorso troppo scomodo, ancora di più nel momento in cui la maggioranza di governo che sostiene Draghi rischia di andare in frantumi proprio sulle spese militari.

Eh si, perché il monito di Francesco è giunto proprio dopo aver saputo che alcuni Paesi, Germania in primis ma anche l’Italia, hanno intenzione di destinare il 2% del Pil in armamenti. Con il premier Draghi che si è subito affrettato con un tweet a dirsi d’accordo con il Santo Padre perché la pace è l’obiettivo di tutti (e meno male, se non lo fosse stato si sarebbero già lanciati i missili su Mosca?).

Pensando a San Giovanni Battista si può dire che papa Francesco in questo momento sembra tanto la classica voce che grida nel deserto: sì, nel deserto dell’indifferenza e degli interessi contrapposti. Perché soltanto chi sa ragionare con il paraocchi può credere davvero che in Ucraina è in corso una guerra fra il bene, Zelensky, l’Occidente e la Nato, contro il male, ossia il mondo russo. Il papa è forse l’unico ad aver compreso che la pace si può raggiungere soltanto uscendo da questa logica perversa, e non tentando di abbattare ad ogni costo “il leone” come vorrebbero fare gli americani ; perché il leone si sa, quando è ferito diventa ancora più feroce.  

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