Varsavia, Biden vs Putin. Dietro le parole come macellaio la strategia Usa

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C’è stato un film che ha magnificato i difetti di un re affetto da balbuzie, Giorgio VI.

Un sovrano che, in tempi di guerra, ha saputo unire gli inglesi e rappresentare al meglio l’identità nazionale. Da quando è scoppiato il conflitto in Ucraina, invece, abbiamo il peggio. Un Putin che viene considerato pazzo, esattamente come Hitler, ed è sempre così quando un capo, un leader, infrange le libertà altrui, le norme, le consuetudini, i diritti, ma soprattutto le idee e i modelli dominanti della società che devono essere considerati perfetti, inattaccabili e unici (tradotto, l’Occidente).
E abbiamo un Biden che, nel discorso pronunciato a Varsavia, dà del macellaio a Putin, invocando il sangue contro il sangue, alzando l’asticella della tensione, per recuperare terreno, visto che i sondaggi lo danno in caduta libera, e gestendo una contrapposizione da guerra fredda che come al solito nella storia, vede gli Usa monetizzare ogni crisi. Nel nostro caso, l’acquisto del gas, preso dal Kuwait, dal Qatar e dalla Tunisia, attraverso le navi americane.

Insomma, un balletto di dichiarazioni virtuali e di interessi veri. Peccato che le dichiarazioni facciano male e indirizzino i popoli verso obiettivi falsi.
Come ad esempio, le manifestazioni pacifiste schizofreniche (in Italia e non solo) a costo zero in difesa dell’Ucraina, invocando però l’invio delle armi. O, gli attestati di simpatia nei confronti del papa, ma la censura, quando dice no all’aumento delle spese militari o consacra al cuore di Maria i due paesi in conflitto (Russia e Ucraina).

Perché Biden si comporta così? Per tante ragioni. Interne ed esterne. Interne, perché i suoi concittadini si sono accorti che è solo lo strumento di un mainstream internazionale, economico, tecnocratico che si veste di laicismo e umanitarismo; si sono accorti che conta poco, viene considerato un vecchio malato. Perché ha prevalso su Trump (sempre se i voti sono stati reali) per la governance del virus, dichiarando urbi et orbi che la battaglia era vinta, e invece no, il virus continua, come i contagi. E perché, deve coprire gli interessi del figlio Hunter proprio in Ucraina.

Esterni, perché dopo la vergognosa fuga dall’Afghanistan doveva riprendere in qualche misura la leadership mondiale. Il suo alzare il tiro contro Putin vuol dire due cose: drammatizzare la guerra, accelerando i processi di reazione mondiale (militare ed economica con le sanzioni) per evitare che l’Europa possa agire autonomamente (con politiche mirate a salvaguardare anche gli interessi energetici del continente, preparandosi pure a un esercito proprio). Pensate, pure un sodale ideologico come Macron se ne è accorto e ha contestato il discorso di Varsavia.
E vuol dire ribadire il ruolo di gendarme mondiale, di impero del bene, che nel passato ha fatto solo tanti danni. Come, le guerre umanitarie, le guerre di ingerenza democratica, parole per mascherare ben altro (come sempre, la corsa all’approvvigionamento delle fonti energetiche).

Insomma, una comunicazione religiosa, moralista e autoreferenziale, quella di Biden, col rischio di sfasciare tutto. Basti pensare alla citazione sbagliata del papa (“Non abbiate paura”), giocata come riarmo e non come pace, e all’invito a fare un colpo di Stato in Russia (“Putin se ne deve andare”). Alla faccia della diplomazia.
Forse tutti gli atlantisti di oggi, i filo-americani fanatici, gli ex-fan di Mosca (i neo-post-comunisti di casa nostra), i liberal globalisti, dovrebbero capire che lo scopo degli Usa non è proprio la pace.

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