Ucraina. Dugin, l’ideologo di Putin, spiega il vero scopo della guerra. Ecco quale

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Aleksandr Dugin fascista, reazionario, mistico dell’Eurasia, ideologo del mostro Putin?

Bisogna dire che nell’intervista da lui rilasciata al Tempo di Roma, ha dimostrato una capacità di analisi superiore a molti pseudo-esperti di geopolitica che, tranne il gruppo Limes e lo stesso Dario Fabbri (gli unici validi e preparati), girano quotidianamente per le tv e occupano le prime pagine dei giornali. Commentatori di pancia, giornalisti di sistema, opportunisti che si buttano ogni volta sul carro del padrone di turno, o propagandisti convinti del pensiero unico.

Naturalmente, come costume de Lo Speciale, riprenderemo i concetti espressi da Dugin, per fornire al lettore un diverso spaccato, una diversa interpretazione della guerra in Ucraina.
Innanzitutto per lui non si tratta di una guerra civile, “ma di uno scontro di civiltà”. E’ una rappresentazione la sua, più complessa e nello stesso tempo, più articolata, meno semplicistica, realmente geopolitica e geoculturale.
Sia da parte ucraina, sia da parte russa, in questo momento, infatti si tende a drammatizzare e a polemizzare sulle reciproche violazioni. Zelensky, legittimamente, richiama l’invasione militare che ha colpito al cuore la sovranità del suo Stato e del suo popolo; Putin, sventolando la bandiera dell’identarismo, parla invece, di “de-russificazione” dell’Ucraina (la guerra civile soprattutto in Donbass), e di supporto nazista all’azione di occidentalizzazione di questo paese, dopo il colpo di Stato che ha allontanato allora il presidente filo-russo e dopo i soldi del Fmi, che di fatto hanno segnato la svolta economica, finanziaria e ideologica dell’Ucraina.

Invece, per il politologo e filosofo russo, come abbiamo detto, è in gioco uno scontro più ampio, di civiltà, che non si esaurisce nella guerra o nella guerra civile, ma la supera, la trascende.
E poi, sempre nell’intervista, spiega questo concetto, evidenziando la differenza tra modello unipolare e modello multipolare del mondo, cui stanno lavorando le nazioni, gli Stati, i super-Stati e le lobby finanziarie, economiche, tecnocratiche internazionali. Spesso in accordo, spesso in disaccordo tra loro.

“L’unipolarismo – afferma Dugin – è un ordine mondiale in cui c’è un solo centro decisionale (Washington), l’egemonia appartiene a un solo blocco militare (Nato), un solo sistema di valori (democrazia liberale, LGBT+, politiche di genere, cultura della cancellazione, Grande Reset, ecc.). Questo è ciò su cui insistono oggi le élite liberali e soprattutto l’amministrazione Biden, i neocon statunitensi e i globalisti come Soros, Schwab etc”.

“Mentre il mondo multipolare – continua – implica l’esistenza di diverse civiltà, occidentale, russa, cinese, così come quella indiana, islamica, latinoamericana in arrivo e in futuro africana. Questo significa che ci saranno non uno ma diversi centri decisionali (oggi Washington, Beijing e Mosca, ma più domani), diverse egemonie regionali (grandi spazi), diversi sistemi ideologici (liberale occidentale, cinese – comunista-confuciano, ortodosso-eurasiano così come islamico, indù)”.
E poi, arriva alle conclusioni, ossia all’idea di mondo futuro: “In un mondo multipolare il monopolio dell’Occidente nel campo militare, dei sistemi economico, ideologico e culturale sarà abolito. Questo è il senso della guerra in Ucraina. È un conflitto militare che accompagna il cambiamento dell’ordine mondiale e la transizione alla multipolarità”.

Una contrapposizione (modello multipolare e modello unipolare) che naturalmente, non sarà mai accettata dall’Occidente (perché è parte in causa). Per vari motivi: la visione “occidentocentrica” sul piano storico e la pretesa ideologica di incarnare l’unica visione giusta, moderna e perfetta di democrazia.

La prova è che l’Occidente dà i voti, boccia e assolve gli altri, ma non pensa mai a come viene giudicato proprio dagli altri. “Sappiamo come i progressisti vedono la società tradizionale – provoca Dugin – ma non pensiamo a come le società tradizionali vedono l'”Occidente progressista”. E la vedono come una civiltà dell’Anticristo. Perché la Russia sta per i valori tradizionali, valori conservatori – Chiesa, Stato, famiglia – mentre l’Occidente si oppone direttamente, postmodernismo, ateismo o indifferenza alla religione, abolizione dei governi statali a favore di un governo unico mondiale, matrimoni gay, aborti, persone transgender”.

Scontro globale ideologico, politico, culturale: quale modello prevarrà? Quello unipolare (democratico, liberale, laicista, globalista), o quello multipolare (la globalizzazione delle diverse identità)?
Questa è la vera scommessa del futuro. Oltre la guerra in Ucraina. Primo passaggio forse di uno scontro molto più universale.

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