Bucha. Realtà, propaganda: ma la verità? Non ci sarà mai pace senza giustizia

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La guerra è sempre spaventosa. L’uomo riscopre il suo istinto brutale e tira sempre fuori la parte peggiore di sé.

Le società politiche, gli ordinamenti statuali, del resto, nascono nella storia proprio per evitare la barbarie, la disumanità, la legge del più forte. Gli uomini rinunciano a un pezzo di libertà, ma in cambio ottengono la sicurezza sociale, la garanzia di una convivenza basata su regole condivise. E’ il presupposto di ogni civiltà.
Abbiamo tutti, invece, impresse negli occhi le immagini terribili del massacro di Bucha. Corpi inermi sparsi per le strade, in posture angoscianti che lasciano prefigurare cosa hanno provato e vissuto prima di essere violati, uccisi, massacrati.
Da quando Putin ha invaso l’Ucraina la rappresentazione mediatica ci sta abituando quotidianamente alla morte, al sangue, alle devastazioni, ai bombardamenti. Come se decenni e decenni di pace non fossero serviti a nulla. La realtà è che camminavamo su un filo tenue e delicato che poteva rompersi improvvisamente. E non ce ne siamo mai accorti, abbiamo preferito non vedere, non pensare, evadere.

E adesso ce ne siamo accorti e come i topi quando la nave affonda, reagiamo istericamente, irrazionalmente di fronte al rischio che la nostra casetta dorata, l’eterna area comfort che ci siamo costruiti, possa evaporare, essere distrutta: la guerra che potrebbe arrivare da noi, il caro-bollette già arrivato, la crisi economica, energetica che stanno arrivando. Come se non fosse bastata, la pandemia a chiuderci in prigione e farci mancare il superfluo e non.

E anche ora, cosa facciamo? Scegliamo la via più facile: dare le colpe, crearci nemici, dei facili capri-espiatori senza vedere le nostre responsabilità, come Occidente, come storia, come narcosi culturale, come mediocrità delle nostre politiche e dei nostri politici.
Tradotto, vogliamo la pace, ma armiamo l’Ucraina; esultiamo per le sanzioni contro la Russia, ma non vogliamo che colpiscano noi. E ancora: odiamo la parola patria, neghiamo la nostra identità collettiva (salvo per il calcio), ci dichiariamo cittadini del mondo, ma quando conviene, esaltiamo il patriottismo degli ucraini. Il Vangelo dice che non c’è pace senza giustizia.

Ma nel caso di questa guerra, di quale giustizia possiamo parlare? Zelensky legittimamente difende la sua sovranità attaccata (magari l’ha svenduta economicamente e finanziariamente al Fmi, e ideologicamente all’Occidente col laicismo di importazione; ma questo è secondario). Putin denuncia la de-russificazione e la “nazistizzazione” dell’Ucraina, rispolverando concetti e atti militari novecenteschi (l’espansionismo comunista) e ottocenteschi (l’imperialismo zarista).

Chi scrive non ha risposte. Anche perché quando scende in campo la morte, scende in campo pure la propaganda di morte: le narrazioni contrapposte, false e interessate. Per gli Usa e l’Europa il massacro di Bucha è un crimine di guerra. Per i russi è una sceneggiata (i morti senza pozze di sangue, ipotizzando vendette nei confronti dei russi o dei loro fiancheggiatori ad opera dei cosiddetti nazisti ucraini); una fiction da usare come alibi per intervenire militarmente, visto che l’intento di Biden non è solo difendere l’Ucraina, ma detronizzare Putin.
Una consuetudine per gli Usa: farsi attaccare per attaccare. Senza contare le fake news (le armi di distruzione di massa che Saddam non ha mai avuto), che anche loro hanno prodotto a piene mani in passato.
Insomma, l’impero del male, contro l’impero del bene. Guerre cattive e guerre umanitarie o di ingerenza democratica. Dove stanno la pace e la giustizia?

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