La denuncia dell’Onu: “In Ucraina stupri dall’esercito di Kiev”

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La notizia si trova sul quotidiano Il Tempo e arriva nelle stesse ore in cui in tutto il mondo cresce l’indignazione per i massacri di Bucha attribuiti all’esercito russo ma che Mosca si ostina a negare. Stavolta sotto accusa c’è l’esercito ucraino, e non da parte dei media filo-russi o dello stesso Putin, ma dell’Onu.

E’ stato infatti il sottosegretario generale delle Nazioni Unite Rosemary Di Carlo, parlando al Consiglio di Sicurezza a dire: “Ci sono denunce di violenza sessuale da parte delle forze ucraine e delle milizie della protezione civile di Kiev. La missione di monitoraggio dei diritti umani dell’Onu in Ucraina sta verificando queste accuse”.

Una notizia che, se confermata, non toglie nulla alla gravità di quanto accaduto a Bucha o in altre città dell’Ucraina finite in mano ai russi, ma che dimostra come, quando si sta in guerra, al di là dei torti e delle ragioni, non c’è mai una parte buona e una cattiva. In guerra le atrocità finiscono per essere commesse da tutte le parti, indipendentemente da chi ha torto e chi ha ragione. E un crimine resta tale, anche se compiuto dalla parte cosiddetta “giusta”.

Sembra di rivivere lo stesso copione dei tempi della guerra in Kosovo. Tutti i media erano concentrati a denunciare le atrocità che le milizie serbe compivano nei confronti dei kosovari di etnia albanese destinatari di una pulizia etnica che aveva richiesto l’intervento “umanitario” della Nato. Ebbene, mentre tutti i giorni venivano mostrate le fosse comuni dove i serbi gettavano i cadaveri degli albanesi, si mostravano corpi mutilati e carbonizzati, donne e bambine massacrate, venivano raccontate storie di stupri di massa e di carneficine cruente operate dalle milizie serbe, pochi giornali nel disinteresse generale raccontavano l’altra faccia della guerra, ovvero le devastazioni, gli stupri e le atrocità commesse dai miliziani dell’Uck, ovvero l’esercito albanese di liberazione del Kosovo che l’Onu aveva inserito nella lista delle organizzazioni terroristiche. Pochi denunciavano quei crimini perché commessi dalla parte buona, quella cioè perseguitata dalla parte cattiva (i serbi),  che la Nato era andata a salvare scatenando una delle tante guerre umanitarie.

Soltanto in seguito, a guerra umanitaria finita, si è scoperto che in Kosovo non c’erano buoni e cattivi, ma due etnie in guerra fra loro, con l’una che per molto tempo ha prevalso sull’altra (i serbi sugli albanesi) con l’uso della forza e della violenza, per poi soccombere all’altra anche grazie all’aiuto della Nato e ritrovarsi a sua volta vittima di crimini e di aggressioni (che pochi hanno denunciato). Questa è la guerra.

In Ucraina si rischia di ripetere lo stesso copione, ovvero di vedere e denunciare tutto ciò che avviene da una parte, quella russa, nascondendo invece ciò che accade dall’altra. Al punto che da qualche settimana sui media è in corso una subdola opera di disinformazione, tesa a far passare come fake news persino l’esistenza di formazioni nazionaliste ucraine di stampo nazista responsabili di crimini contro le popolazioni russe del Donbass. E tutto questo nonostante la presenza di queste formazioni, la loro ideologia, e i massacri compiuti negli ultimi otto anni siano documentati da accurate inchieste giornalistiche passate sotto silenzio e oggi addirittura delegittimate di fronte all’esigenza di smentire la propaganda di Putin sulla “denazificazione” dell’Ucraina. Quando poi è impossibile negare anche l’evidenza arriva Gramellini che addirittura elogia in diretta televisiva il comandante del battaglione nazista, dicendo che sì, è vero che è un criminale, ma in fondo anche i nazisti hanno un’anima, e il fatto che lui sia in prima linea a dare la propria vita per difendere quella dei bambini ucraini lo rende comunque un eroe, quasi come il nostro Perlasca che pur essendo stato un convinto fascista ha salvato tanti ebrei dalla deportazione.

E come in tutte le guerre, oltre alle vittime civili, a morire è sempre e soprattutto la verità: quella verità che sempre più spesso fa rima con propaganda.

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