Zelensky, il processo di Norimberga e i dubbi di ora e di allora

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Zelensky ha proposto un nuovo processo di Norimberga per Putin.

E non si è fermato a questa idea immaginifica, suggestiva, estrema, come è estrema la guerra. Ma ha colto l’occasione del palcoscenico-Onu per interrogare tutti sul significato di tale organizzazione, accusata di essere immobile, statica, ancorata a vecchie e inutili, se non invalidanti, procedure, tipo il Consiglio di Sicurezza, ciclicamente ingessato dai veti dei suoi membri permanenti. Nel caso di specie, la Russia, che ovviamente sul conflitto in Ucraina, ha e dà una versione opposta dei fatti, restituendo colpe e responsabilità al mittente.

Ma cosa vuole Zelensky? In una certa misura, la sua posizione è speculare a Biden: desidera di fatto l’allargamento della guerra. Con la differenza che il primo vuole coinvolgere l’Europa, il secondo la vuole compattare, impedendone l’autonomia (la questione delle sanzioni e dei loro effetti). Insomma, a Zelensky non bastano più gli aiuti militari e alimentari, che stanno comunque producendo un buon risultato, visto il ripiegamento dei russi.
Il presidente ucraino non si limita a resistere, vuole vincere. E lanciare un’ipoteca sul futuro. Per lui si tratta di uno scontro globale, tra democrazia, libertà e tirannide. Anche qui, il medesimo schema di Biden. Che a sua volta, non vuole frenare, ridimensionare lo zar, ma intende detronizzarlo (la diplomazia tanto invocata è solo un pretesto).
Sono in ballo tante cose: lo scontro tra visione unipolare (il mondo a guida Usa) e la visione multipolare (l’asse russo-cinese), il controllo delle fonti energetiche, il governo dell’economia. E non da ultimo, lo scontro valoriale tra identitarismo e laicismo.

Il processo di Norimberga, naturalmente evoca il nazismo. Ma Zelensky dovrebbe sapere che fu organizzato dopo la fine del conflitto mondiale, una volta acclarati, accertati, non i crimini di guerra, che non avrebbero risparmiato nessuno, e non solo nel 1945, ma pure dopo (con la Nato non esente da tali delitti), ma i crimini contro l’umanità. E poi, pensarlo ora vuol dire un processo alle intenzioni. Una bomba mediatica per alzare la tensione. Ignorando le tante opacità che le opposte propagande non contribuiranno mai a chiarire, tipo la verità sulle stragi e le cause pregresse della stessa guerra.

Inoltre, va ricordato che la legittimità giuridica del processo contro i nazisti, fu “appiccicata” prolungando i diritti dei paesi occupanti a Berlino che finite le ostilità era il quadrante Usa-Urss-Inghilterra-Francia. E i gerarchi nazisti furono condannati in base al concetto che quella zona fosse di sovranità costituzionale dei quattro paesi occupanti. L’operazione fu concepita, infatti, per superare l’ostacolo della non colpevolezza per i cittadini, militari, dirigenti e governanti di un paese che non sottoscrive regole comuni o universali, come allora, il trattato di Ginevra.
E per quanto riguarda Putin, su quali trattati comuni violati può essere condannato?

Infine, il diritto di veto per i membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’Onu, è sì un retaggio del passato, la rappresentazione di un quadro politico internazionale ormai superato, ma è quel quadro che, nel gioco degli equilibri tra potenze concorrenti e ostili (la guerra fredda), ha garantito finora decenni e decenni di pace.

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