Come al solito il premier Draghi nelle sue dichiarazioni pubbliche, in puro stile aziendale, prima usa la carota poi il bastone. Bastone tra le righe. Del resto, per lui, da quando frequenta da protagonista i salotti buoni e potenti dei poteri forti europei, si tratta di comunicazione consueta e utile.
Facciamo degli esempi. Ci abbraccia tutti, invoca l’unità nazionale, la solidarietà collettiva e poi dice che chi non si vaccina muore, dividendo gli italiani in intelligenti e cretini, in solidali ed egoisti, giusti e reietti.
E ancora: dopo qualche mese, torna sull’argomento Covid e, non contento della mobilitazione vaccinale, infierisce per l’ennesima volta, affondando il coltello nella pancia dei cosiddetti “No-Vax”. Senza Green Pass si emarginano dalla vita sociale. Tradotto, l’apartheid, il confinamento a sfondo etnico-ideologico. Non male per un banchiere globalista liberal.
E dopo vario tempo in cui per smontare le illazioni sulla crisi interna alla maggioranza (le risse Lega-Pd-5Stelle), ha collegato il governo dei migliori, al “governo bellissimo”, ieri ha fatto capire gli effetti della guerra: “Meglio la pace o il condizionatore?”.
Una frase estremamente significativa. Da un lato, tradisce la rabbia per un disegno che lui ha perseguito (per cui è stato chiamato), e che è andato al macero: la transizione energetica a tappe forzate che avrebbe previsto l’adesione forzosa di ogni paese europeo alle fonti rinnovabili. E’ indubbio che la guerra in Ucraina gli ha rotto le uova nel paniere, costringendolo a fare marcia indietro, ammettendo il ricorso all’odiato mix energetico carbone-gas-petrolio. Addio, quindi, alla Green Economy. Lo stesso Pnrr, venduto mitologicamente come panacea per far ripartire l’economia, da adesso in poi, servirà solo a tappare le falle del caro-bollette.
Dall’altro, chiarisce i termini della transizione energetica proprio dal punto di vista ideologico. Fa il paio con l’introduzione dei commi verdi negli articoli 9 e 41 della nostra Costituzione (votati con la complice cecità dei nostri politici). Ossia, il primato dell’ambiente come obbligo dello Stato e la finalità ecologista della proprietà privata. Pure qui, tradotto: lo Stato e il governo possono limitare le libertà costituzionali, collettive e individuali, esattamente come hanno fatto per il Covid, nel nome della terra da salvare, della cittadinanza virtuosa, salutista e della proprietà ambientalista (le case a norma, altrimenti non si possono vendere, né acquistare).
Infine, il ricatto. Come uscire mediaticamente e concretamente dal bivio posto perfino da papa Francesco (ovviamente silenziato sul tema): vogliamo la pace, ma diamo le armi agli ucraini, senza causare la terza guerra mondiale?
Con una tecnica che funziona sempre: colpevolizzare gli italiani per irregimentarli e condizionarli nelle scelte.
Il messaggio neanche tanto in codice è: diamo le armi, detronizziamo Putin e saremo felici. Oppure, manteniamo il principio di vestali della democrazia, difensori della patria (degli altri), di quella libertà che da noi non abbiamo più tanto, ma accettiamone gli effetti sui nostri consumi (anche per evitare bollette astronomiche che il governo ha poca intenzione di calmierare): più risparmio, meno sprechi, niente riscaldamenti e niente aria fresca l’estate.
Draghi è proprio un drago: a differenza di Conte riesce a tenere gli italiani in lockdown senza stabilirlo e senza pagare i ristori alle categorie colpite, e riuscirà a tenerli in black out energetico senza assumersene la responsabilità. Si chiama decrescita felice e indotta.



