Ucraina. Se il partito della pace armata a sinistra si divide, la destra dorme

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Nei momenti più cruenti di ogni contrapposizione storica, politica, militare, economica, culturale, vaccinista, o altro ancora, a restare integri, obiettivi, non schierati negli eserciti emotivamente e infantilmente in guerra (il bipolarismo degli idioti), con ancora un briciolo di obiettività e rispetto per gli altri, restano in pochi. Veramente in pochi.

Abbiamo già ricordato le parole e le vicende “dittatoriali” che hanno subìto i vari Orsini e Capuozzo, simboli di un mondo accademico, universitario e giornalistico che non si rassegnano al pensiero unico, al politicamente corretto, e che nelle fasi emergenziali, diventa dittatura “orweliana”. E lo fanno nel nome della libertà e della vera democrazia. Al momento, merce rara e perla preziosa.

Adesso la lista di proscrizione la pubblica ieri in bella mostra il “Corriere della sera”, organo dei poteri forti e del partito-draghiano. Non più la lista dei pensatori o degli intellettuali eretici etichettati come destra, reazionari, complottisti, no-vax (pure se vengono da sinistra), tipo Cacciari, ma un elenco di sinistra e a sinistra (un’autoreferenzialità dura a morire, ossia, l’eterna “sindrome di Voltaire”, la pretesa di incarnare religiosamente il bene, la cultura, la morale, l’etica, il progresso, la verità etc), che riassume i pensatori schierati diversamente sull’invio delle armi in Ucraina.

Da una parte, Luciano Canfora, 79 anni, filosofo e storico: è stato tra i più critici del premier Zelensky e non riesce ancora a dire che Putin è l’aggressore, per questo è sparito dalle tv italiane; poi, Tommaso Montanari, 50 anni, storico dell’arte, ritiene che l’invio delle armi a Kiev rinfocoli il conflitto; infine, Marco Revelli, 74 anni, sociologo, che pensa che questo pacifismo armato sia ipocrita.

Dall’altra parte, il fronte “giacobino” di sinistra, radicale e assolutista: Paolo Flores D’Arcais, 77 anni, politologo, tra i più convinti assertori della nostra presenza armata nel nome della pace; Erri De Luca, 71 anni, scrittore, si definisce partigiano della guerra ucraina, tanto per associare i fasti della nostra resistenza diventata modello universale; infine, Luigi Manconi, sociologo, 74 anni: ha detto che gli ucraini vanno armati per combattere pure per noi, per la libertà e la democrazia.

Cosa li unisce? Non le diverse posizioni, non solo l’appartenenza sinistra, ma in prevalenza l’età. Sono tutti ultrasettantenni. Segno di una sinistra anziana, ancora ideologica e autocentrata, lontana anni luce dalla realtà. Divisa tra pacifisti e belligeranti, ma sempre con la bandiera della giustizia mondiale.
Niente di nuovo sotto il sole.

E la destra? Latita. Non ha una sua originale posizione. Quando c’è una guerra, sa solo riprodurre lo schema militare, aderendo a quei valori e a quei governi che sulla carta dice di contrastare politicamente. E lo fa nel nome del patriottismo, sempre atlantico e filo-Usa. Mai una scelta diversa e originale. Appunto, sovranista.

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