25 Aprile e Ucraina. Lo scontro è solo a sinistra, mentre la destra non esiste

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Resistenza o resa? Questo è il dilemma ideologico che sta dividendo la sinistra italiana, in una sorta di nuovo bipolarismo che collega di fatto il nostro 1945 col conflitto ucraino. E ieri, durante le manifestazioni per celebrare la Liberazione, se ne è avuta la prova definitiva.

La sinistra politica, intellettuale, mediatica, infatti, è sempre stata geneticamente autoreferenziale. Dalla notte dei tempi se la suona e se la canta, legittima, delegittima, scopre, riscopre, cassa, boccia, scomunica e promuove da sola. E’ per definizione al centro dell’universo; è il pensiero unico calato nella realtà. Un pensiero unico che prevede sì, ali opposte, ma obbligatoriamente dentro l’unica, indiscutibile, omnicomprensiva “casa madre”.

E’ la “sindrome di Voltaire” (la pretesa di incarnare religiosamente il bene, la democrazia, la morale, l’etica, il progresso, la civiltà etc), che nasce da lontano (vizio giacobino). Un vizio antico e moderno che si rinnova anche ora, a proposito dell’Ucraina e del 25 aprile. Il dibattito e lo scontro, sono stati e sono ovviamente, tutti interni ai mille rivoli della sinistra.

Su Kiev si è divisa, lacerata in tv, sui giornali, sui social, tra pacifisti e pacifisti “armati” (la nomenklatura progressista non usa mai parole “fasciste-guerrafondaie-aggressive”, ma concetti buonisti, disinfettati, tipo guerra umanitaria, di ingerenza democratica, missione di pace). Cioè, il duello tra chi ritiene che la pace debba privilegiare la diplomazia e chi invece, pensa che la pace si possa ottenere solo armando la resistenza degli ucraini.
Proviamo ad immaginare se il simbolo attuale del contro pensiero unico, della libertà di espressione, come il professor Alessandro Orsini, fosse stato di destra, anziché socialista-liberale, come si definisce.
Sarebbe stato bandito dalle scuole del regno. Sparito dalla circolazione, come molti pensatori, solo timidamente controcorrente.

Stessa divisione sul 25 aprile. Il presidente dell’Anpi Gianfranco Pagliarulo, come noto, ha messo una pezza, modificando le sue prime dichiarazioni che hanno scatenato l’inferno. Aveva osato dire che, come da Costituzione, “L’Italia ripudia la guerra”, lasciando intendere, forse per vecchio retaggio filo-sovietico, che il pacifismo presuppone il classico motto attualizzato: “Né Putin, né Nato”. Un inferno che ha spinto alcuni componenti della sua organizzazione che ogni 25 aprile, nel nome dell’anti-sionismo filo-palestinese, fischia la Brigata Ebraica, pure lei protagonista della Resistenza, a rafforzare l’associazione partigiana concorrente (la Federazione italiana di Associazioni partigiane).

E come se non bastasse, la sinistra antagonista ha affisso per strada a Roma e non solo, manifesti palesemente anti-Pd: “De-pd-ifichiamo il 25 aprile”, ritenendo indigeribile il consenso al battaglione nazista Azov, ammesso da Letta, solo perché combattente dalla “parte giusta”.

Botte da orbi le hanno prese da Stefano Cappellini su Repubblica, infine, quelli della marcia della Pace di Assisi, rei di aver esibito lo slogan “Fermatevi”, che lascia intendere tutte le armi, quindi, anche quelle degli ucraini.
E naturalmente, chi semina vento raccoglie tempesta. Ieri, da Milano a Torino a Roma, abbiamo assistito a piazze contrapposte: slogan contro la Nato, bandiere del Pd bruciate, ennesime invettive contro la Brigata Ebraica e proteste per la presenza nei cortei ufficiali dei rappresentanti della resistenza ucraina.
E la destra? Come al solito è assente. Senza idee, e se ce l’ha, le dice male, oppure è succube delle idee altrui.
Sono decenni che i suoi leader si lamentano per l’egemonia culturale della sinistra. Ma la loro palese mediocrità sono la migliore garanzia e il miglior viatico del pensiero unico sinistro.

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