Santoro Vs Mieli, come ti racconto la guerra

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Per avere un’idea di come la guerra in Ucraina abbia mandato in corto circuito la sinistra bastava guardare la puntata di Piazza Pulita, il programma di La7 condotto da Corrado Formigli, trasmessa ieri sera, giovedì 28 aprile.

Ospiti in studio due giornalisti di peso come Paolo Mieli e Michele Santoro, entrambi provenienti dal mondo della sinistra extraparlamentare negli anni del sessantotto, le cui strade poi si sono divise; con Mieli che è finito nell’alveo della sinistra diciamo così radical chic e benpensante, quella dei salotti buoni, dell’alta finanza e del Corriere della Sera, e Santoro che invece è rimasto nell’alveo della sinistra cosiddetta antagonista.

Ebbene, ieri sera i due si sono scontrati praticamente su tutto: sulle responsabilità della guerra, con Santoro che ha accusato gli americani di aver rovesciato nel 2014 il presidente filo russo e armato l’azione delle milizie naziste nel Donbass, e Mieli che invece ha accusato Putin; sull’invio delle armi a Kiev, che l’ex conduttore di Samarcanda ha dichiarato essere la principale causa del conflitto che Biden vuole alimentare, e Mieli che invece ha evidenziato l’esigenza di armare ancora di più la resistenza ucraina; e infine sul ruolo dell’informazione che Santoro ha definito unidirezionale e Mieli ha invece difeso.

I due non si sono risparmiati attacchi anche personali, con Santoro che ha parlato di pensiero unico dell’informazione e Mieli che lo ha accusato di essere animato da pregiudizio anti-americano. La rappresentazione plastica di come la sinistra sia ormai un campo di battaglia. Lo avevamo visto anche in occasione del 25 aprile con le polemiche fra il Pd e l’Anpi accusata di sostenere Putin. Ma per quanto Mieli si sforzi di raffigurare l’informazione italiana come il tempio del pluralismo, purtroppo per lui la sensazione che si percepisce è la stessa manifestata da Santoro; ovvero quella di un pensiero unico che sulla guerra sta di fatto delegittimando tutte le voci critiche, facendo passare per pericolosi filo putiniani tutti quelli che si permettono di esprimere idee contrastanti rispetto alla vulgata dominante.

E’ vero che nei talk show viene dato spazio anche a chi non è allineato alla narrazione pro Zelensky e pro Nato, ma non ci vuole molto a capire come tutto sia costruito artificiosamente per delegittimare quel pensiero e farlo apparire come folle, insensato, pericoloso.

A Santoro va senz’altro riconosciuto il merito di essere stato sempre controcorrente rispetto al pensiero dominante, lo fu ai tempi della guerra alla Serbia e lo fu soprattutto ai tempi della guerra in Iraq. Ma oggi è davvero impossibile trovare conduttori capaci di andare contro, e quei pochi che ci provano finiscono sempre con il doversi giustificare, premettendo di essere comunque contro Putin e al fianco del governo di Kiev. E chi come Mario Giordano prova a raccontare come nel Donbass sono anni che i russi subiscono le atrocità dei militanti nazisti del battaglione Avoz, vengono accusati di prestare il fianco alla propaganda di Mosca, o peggio di essere nel libro paga di Putin, come i vari Orsini, Capuozzo ecc.

Ma se a sinistra se non altro c’è una spaccatura e un dibattito aperto almeno a livello intellettuale, nell’informazione di destra invece è tutto un appiattimento su un unico spartito, ovvero la narrazione filo occidentale e filo Nato. Tutti allineati e coperti, come del resto lo sono i leader del centrodestra, incapaci di prendere una posizione che non sia legata a quella del governo italiano (Meloni compresa), ovvero seguire le indicazioni della Nato e inviare armi all’Ucraina.

E allora meno male che almeno a sinistra esistono i Santoro, che non hanno paura di andare controcorrente anche contro quello stesso mondo che in altri tempi stava in piazza a fare le manifestazioni in difesa dei suoi programmi Rai, quelli che Berlusconi faceva chiudere. Quel mondo oggi incarnato da Mieli, quello che rinunciò alla presidenza della Rai perché non gli permettevano di far tornare Santoro in video e che oggi sta in tv a fare il paladino di un’informazione ormai ridotta a sola propaganda, sanitaria prima, belligerante poi.

 

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