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Epatite acuta, un segno di allarme legato al Covid?

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Tutte le ipotesi sull’epatite potrebbero essere vere, non si può escludere nulla. Le mettiamo tutte sul tavolo. Continuando così le indagini per scoprire quali sono le cause di questo fenomeno, che gli scienziati ancora non riescono a spiegarsi.

Nell’ultimo periodo in vari Paesi del mondo sono stati segnalati casi di epatite acuta nei bambini, ancora di origine sconosciuta: sono 190 i casi riportati a livello globale.
Le prime segnalazioni sembrano essere arrivate dal Regno Unito ad inizio Aprile, ma successivamente anche altri Paesi hanno iniziato a registrare il fenomeno e tra questi c’è l’Italia.
Ancora zero certezze sul fenomeno in questione, tuttavia gli studiosi continuano le ricerche per determinare le cause di queste gravi infiammazioni al fegato, senza però creare finti allarmismi.

I Paesi che al momento hanno segnalato casi di epatite acuta sono 12 a livello globale ma alcuni pazienti hanno avuto bisogno di effettuare un trapianto al fegato. A renderlo noto è stata l’OMS, la quale, tramite un comunicato, ha fatto sapere che tutti i casi segnalati erano relativi a soggetti di età compresa tra 1 mese e i 16 anni, ma la maggior parte ha meno di 10 anni e alcuni addirittura meno di 5 anni.
Questo ultimo dettaglio sta a significare che ci potrebbe essere qualche correlazione tra epatite acuta e Covid? O più nello specifico con il lockdown degli ultimi due anni o con l’eccessivo uso delle mascherine?

Nel frattempo le teorie si susseguono e nessuna escluderebbe l’altra.
La strada percorsa dal microbiologo Andrea Crisanti, affermerebbe che una infezione virale da adenovirus “sembrerebbe una delle ipotesi più quotate”. Poi continua “ora, il perchè improvvisamente l’adenovirus si assocerebbe a queste epatiti nei bambini rimane un mistero”. Inoltre secondo l’esperto si dovrebbe continuare ad indagare su una possibile origine immunitaria in quanto “le misure di restrizione potrebbero forse aver ritardato il momento in cui i bambini contraggono malattie comuni”.

L’altra strada percorsa dalla comunità scientifica inglese è quella di una possibile modifica del genoma dell’adenovirus (utilizzato anche per vaccini anti-Covid come AstraZeneca) in seguito ad una infezione da Coronavirus, rilevata in diversi casi, che avrebbe aiutato a generare il ceppo dei casi di epatite acuta ora in aumento. Nelle ipotesi è quindi inclusa anche la possibilità di un legame con il Covid-19, che ancora sta circolando. Però se questa epatite derivasse dal Covid è sorprendente vedere cosi pochi casi in virtù dell’elevata circolazione del virus.

Prende una strada diversa Maurizio Federico, responsabile del Centro nazionale per la salute globale dell’Istituto Superiore di Sanità, che afferma: “La vaccinazione di massa con vaccini a vettore adenovirale potrebbe aver favorito eventi ricombinativi con gli adenovirus che tutti noi ospitiamo normalmente. Per mestiere gli adenovirus ricombinano, cioè si cambiano pezzi di genoma. Possono così essere emersi dei virus mutanti, che possono essere facilmente trasmessi per via respiratoria. Questi nuovi virus sarà più facile che producano danno negli ospiti che ancora non hanno sviluppato immunità naturale, come appunto i bambini”.

Tale teoria però, sembrerebbe essere stata subito smentita dal sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri, per il quale  “è escluso un legame con il vaccino anti Covid, perché non è disponibile per le fasce di età in cui si sono verificate”. Va segnalato quindi che tutti i bambini finora registrati con epatiti non erano stati vaccinati con il vaccino contro Covid-19 in quanto non c’è vaccino per i bambini sotto i 5 anni e nel Regno Unito non li vaccinano sotto i 10.
Questa è una notizia positiva, qualora si dovesse scoprire che la causa delle epatiti è il Covid; perchè in questo caso vorrebbe dire che con il vaccino si potrebbero evitare queste conseguenze.
“L’ipotesi più verosimile -ha concluso- sembra essere l’adenovirus, che in genere non provoca epatiti ma, in concomitanza con un’altra infezione o altri fattori, può causare un danno epatico. Nella maggioranza dei casi è stata identificata positività all’adenovirus. Ma non basta a stabilire una relazione”, precisa Sileri.

In realtà, però, le affermazioni di Maurizio Federico non contrastano con quanto affermato da Sileri, dato che secondo l’esperto dell’Istituto Superiore di Sanità, la precauzione anti Covid può aver facilitato la nascita di virus mutanti in chi si è effettivamente vaccinato e questi ultimi potrebbero aver contagiato i bambini che, non avendo immunità naturale, hanno poi sviluppato l’epatite.

di Erika Di Iorio

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