Torna il Covid a dividere Palazzo Chigi e l’opposizione. Giuseppe Conte ha depositato in Procura un documento anonimo su presunte mascherine sospette arrivate nel 2020 nel cuore dell’emergenza Covid uno dei periodi più bui del nostro Paese. E il leader pentastellato ed ex premier ha rilanciato senza mezzi termini dicendo che senza lo stato di emergenza sarebbe stato il caos. La risposta di Giorgia Meloni non si è fatta attendere ed è diretta alla mala gestione dell’emergenza: “Il governo Conte ha gestito male, ora paghiamo i conti”. Si riapre così il duello politico sulla querelle della gestione nella pandemia. Il documento depositato da Conte, di provenienza anonima, riguarda presunte irregolarità su lotti di mascherine e certificazioni usate per l’import. In audizione al Senato era già emerso il nodo di certificati laschi con logo CE usato in modo potenzialmente fuorviante per far passare la merce in dogana. Conte chiede da mesi di essere ascoltato dalla Commissione d’inchiesta e difende le scelte del suo esecutivo: “Abbiamo agito in emergenza assoluta. Quel modus operandi era necessario per reperire DPI e coordinare le Regioni”. Dall’altra parte Meloni attacca citando la condanna in primo grado di Palazzo Chigi e Ministero della Salute a 203 milioni di risarcimento per l’illegittima risoluzione di un contratto di fornitura. Conte replica: “Ora è facile fare propaganda, ma allora servivano decisioni in 24 ore”. Analizzando le ultime mosse di maggioranza e opposizione in merito al periodo Covid, il deposito in Procura riapre una ferita che non si è mai chiusa. E il duello Conte-Meloni trasforma un’inchiesta su mascherine e appalti in scontro politico. La verità va cercata ora nei tribunali e nelle carte, non certo sui social e sulla propaganda, è giusto da una parte che chi ha sbagliato paghi ma il rischio più alto è che la prossima emergenza ci troverà più divisi e meno credibili. Puntuale l’affondo della Meloni fa il punto sull’epoca buia del Covid e i suoi protagonisti difendendo il lavoro della Commissione che, come specifica Meloni: “Non è un processo a una persona, ma un dovere verso una nazione che ha pagato un prezzo altissimo. La verità non è un attacco politico. È un diritto degli italiani”. Un duello quindi che promette di non concludersi qui.



