Cosa rivela l’altolà della Nato a Zelensky sulla Crimea

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La domanda a questo punto si impone in maniera evidente: chi è che non vuole la pace?

Mentre tutto il mondo giustamente guarda con apprensione al dramma del popolo ucraino e chiede che si metta fine alle ostilità, ecco che non appena si aprono spiragli di pace, si fa di tutto per vanificarli e rinfocolare la tensione.

E’ evidente che ormai per la Nato la priorità non è più aiutare l’Ucraina, ma sconfiggere la Russia o quanto meno abbattere Putin. Se ne è avuta una prova lampante nelle ultime ore con la dichiarazione choc del segretario generale Stoltenberg.

Ma andiamo per ordine. Venerdì scorso,da parte del presidente ucraino Zelensky, c’è stata una significativa apertura ad un negoziato con la Russia. Zelensky si è detto disposto ad intavolare una trattativa di pace se le forze di Mosca si ritireranno “sulle posizioni del 23 febbraio”, quindi prima dell’inizio dell’invasione. Fra le righe si può quindi leggere un’apertura alla cessione della Crimea che dal 2014 è stata annessa illegalmente dalla Russia. Il messaggio che il presidente ucraino è sembrato lanciare è stato il seguente; torniamo allo status quo ante guerra e discutiamo, il che sembrerebbe lasciar intendere che la Crimea, annessa appunto ormai otto anni fa, può restare in mano ai russi.

Zelensky non lo ha detto esplicitamente, ma tutti devono averlo capito se poche ore dopo Stoltenberg è intervenuto con una dichiarazione dicendo: “I membri della Nato non accetteranno mai l’annessione illegale della Crimea. Ci siamo sempre opposti al controllo russo su parti del Donbass nell’Ucraina orientale”. Un chiaro richiamo al governo di Kiev a non cedere su nulla. Ma non solo: il segretario della Nato ha anche detto che “l’Ucraina deve vincere la guerra perché sta difendendo il suo Paese. Sosterremo Kiev fintanto che il presidente Putin continuerà questa guerra”. Più chiaro di così!

E’ ovvio che l’eventuale riconoscimento della Crimea non può bastare da solo a Putin per cessare le ostilità, ma senza dubbio un’eventuale disponibilità in tal senso da parte ucraina potrebbe rappresentare una concreta base di partenza per intavolare un negoziato. Invece la Nato ha ribadito che a Putin non intendono riconoscere nemmeno ciò che già possiede, seppur illegalmente.

Le dichiarazioni di Stoltenberg dimostrano chiaramente due cose: da una parte la volontà della Nato di continuare questa guerra per indebolire il più possibile la Russia sulla pelle del popolo ucraino, gettando benzina sul fuoco; dall’altro che l’Ucraina è un Paese a sovranità limitata perché non libera di decidere se cedere o meno porzioni del proprio territorio. E questo nonostante Kiev ad oggi non sia membro né della Nato, né dell’Unione Europea. E difatti Zelensky si è subito affrettatto a precisare di non aver mai parlato di riconoscere la Crimea alla Russia.

Riporta il blog di Nicola Porro: “Come è evidente che l’aggressione russa non possa trovare alcuna giustificazione, è altrettanto importante sottolineare come l’alleanza atlantica non possa dettare le condizioni di pace, subentrandosi a quello che è un governo legittimamente in carica. Forse, proprio per questa ragione, Stoltenberg avrebbe deciso di “mascherare” il messaggio, attraverso il chiaro riconoscimento della sovranità ucraina. Al di là di ogni dubbio, però, le parole del capo dell’alleanza atlantica rimarcano il progressivo accentuarsi di una Guerra Fredda 2.0, dove i protagonisti del gioco sono l’Occidente – con a capo la potenza americana – ed i regimi asiatici – Russia e Cina su tutti. All’interno del contesto, proprio come nel secolo precedente, ecco che si sostengono o combattono una serie di conflitti minori, che interessano territori essenziali in tema di deterrenza. L’Ucraina si instaura all’interno di questo processo: Kiev è la rappresentazione plastica di come i contendenti principali siano le superpotenze, americana e russa”.

Lo scenario è dunque proprio questo e appare chiaro che la pace non potranno essere Russia e Ucraina fa soli a trovarla, ma tutto dipenderà dagli interessi geopolitici della Nato che appare sempre più decisa ad estendere i propri confini fino in Russia, portandosi a casa in blocco tutta l’Ucraina senza perdere alcun pezzo.

Non si può non evidenziare al riguardo anche la pessima figura fatta dal Ministro degli Esteri Luigi Di Maio che aveva commentato con soddisfazione le parole di Zelensky e aveva lanciato un appello a Putin a raccogliere la disponibilità del presidente ucraino per poter iniziare finalmente un autentico processo di pace. Peccato che le dichiarazioni di Stoltenberg abbiano finito con lo smentire anche lui.

Insomma, la guerra non sembra destinata a finire per adesso visto che la Russia non può permettersi di uscire da questa situazione con un pugno di mosche in mano, mentre la Nato che non è disposta a riconoscergli nemmeno quelle. E intanto tutti a denunciare le atrocità compiute contro i civili ucraini e gli orrori della guerra. Ma chi ha davvero la responsabilità morale di quei morti? Sicuramente ce l’hanno i russi che lanciano le bombe, ma in parte anche l’Occidente che preferisce continuare la guerra armando gli ucraini pur di non darla vinta allo zar di Mosca? E l’Europa perché sta ferma a guardare?

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