Crimea-Nato, parla Capuozzo: “Gli Usa non vogliono la pace, l’Europa si svegli”

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Il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, ha affermato con fermezza che l’Alleanza Atlantica impedirà in ogni modo l’annessione della Crimea alla Russia, in questo modo chiudendo le porte alla possibilità del negoziato. E ieri il presidente Putin in occasione del discorso per il Giorno della Vittoria contro i nazisti nella Seconda Guerra mondiale ha ribadito che l’attacco preventivo in Ucraina è servito per difendersi dalla minaccia nazista e dal pericolo di un’invasione della Crimea e del Donbass architettata proprio dalla Nato. Ne abbiamo parlato con Toni Capuozzo giornalista, scrittore, inviato di guerra ed esperto di scenari geopolitici.

La dichiarazione di Stoltenberg sulla Crimea è dunque la prova che la Nato non vuole la pace con Putin ed è disposta a continuare la guerra fino a quando il nemico non sarà sconfitto?

“Diciamo che il contenuto dell’intervista non è propriamente come è stato estrapolato. Stoltenberg non è certamente un’aquila, ma se si va a leggere il testo integrale si scopre che la sua posizione non è proprio così categorica come è stata rappresentata. Riconosce anche all’Ucraina il diritto di decidere del proprio destino e quindi anche di scendere a compromessi con la Russia, ribadendo però che la Nato non accetterebbe mai una violazione del diritto internazionale da parte di un Paese che si è impossessato di un territorio non suo con la forza delle armi. Mi pare evidente tuttavia che dopo il salto nel vuoto della Russia con l’invasione, gli Stati Uniti e la Nato stiano spingendo per continuare il conflitto con l’obiettivo di logorare Putin”.

Quindi la fine della guerra è una pura utopia?

“Putin non lo si può logorare in quindici giorni, e quando si dice che il Donbass e la Crimea devono tornare sotto la sovranità ucraina, vuol dire che la guerra potrà durare mesi, o addirittura anni. Chi vuole la pace non può che privilegiare i negoziati e accettare la rinuncia a qualcosa. Ma mi pare che non sia questa la strada”.

Quindi il negoziato è definitivamente su un binario morto? 

“In questo momento non esiste alcun tavolo negoziale, tranne quello virtuale messo in piedi dalla Turchia. Siamo di fronte ad un conflitto destinato a durare a lungo”.

Quindi ricapitolando: se la Nato vuole sconfiggere Putin e non è disposta a cedergli nulla, e la Russia è intenzionata a portare a casa Donbass e Crimea e ad incassare la certezza che l’Ucraina resterà neutrale, quale evento potrebbe sbloccare la situazione e favorire una trattativa?

“E’ molto difficile che Putin possa fare dei passi indietro. L’unica speranza per evitare un conflitto molto lungo combattuto con armi che non conosciamo e di cui ignoriamo la potenza, può arrivare da un ripensamento degli Stati Uniti dove mi pare qualche segnale si inizi ad intravedere. Nel dibattito politico americano infatti molti stanno chiedendo dove si vuole davvero arrivare con questa guerra e fino a che punto si è disposti a combattere per interposta persona”.

Quindi saranno gli americani a fermare il conflitto?

“Non credo sia immaginabile un Putin che folgorato sulla via di Damasco accetta di rinunciare al Donbass, dove vivono popolazioni russofone che non vogliono stare sotto Kiev, o addirittura che dopo otto anni possa restituire la Crimea. Quindi non vi è alternativa ad un negoziato con lui”.

Però c’è la Nato che sta allargando i suoi confini, con la prossima adesione di Svezia e Finlandia

“L’unica speranza è che l’Unione Europea si scrolli definitivamente di dosso la mimetica che ha indossato e che in Ucraina intervenga con gli strumenti della democrazia”

Ossia?

“Premendo perché si tengano dei referendum nel Donbass, ed eventualmente anche in Crimea, sotto il controllo degli organismi internazionali che consentano il diritto di voto a tutti, compresi i profughi che sono stati costretti a scappare. Non credo che il Donbass sia così importante per l’Ucraina da scatenare una guerra mondiale. Esistono strumenti per risolvere le controversie che vanno oltre la forza delle armi, e la Ue dovrebbe essere maestra nel saperli maneggiare. La Nato rappresenta una fedeltà atlantica, ma poi l’Europa ha comunque il potere di muoversi autonomamente specie quando i suoi interessi non coincidono con quelli degli Stati Uniti. Oggi non si capisce francamente questo allineamento dell’Europa alla Nato, sembra come se la Gran Bretagna non sia mai uscita visto che tutti parlano con una sola voce, identica a quella americana. Il tutto portando avanti un conflitto che sta facendo sicuramente gli interessi degli americani, ma non certo quelli europei”.

Perché l’Europa è così restia a liberarsi dall’abbraccio degli Usa?

“Per la debolezza del proprio ceto politico. L’Europa avrebbe dovuto estendersi sulla base dei suoi valori di democrazia e di civiltà e non indossando la divisa”.

 

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