Rai-pensiero unico. La cappa si stringe intorno al collo di Bianca Berlinguer

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Una dittatura funziona non come fa Putin, il quale inevitabilmente e per sempre, sarà odiato dal popolo ucraino che un tempo, per storia, cultura, affinità geo-politiche, era suo fratello; ma funziona quando la gente asseconda spontaneamente i diktat del pensiero unico. Cioè l’indottrinamento chiamato libertà.

E qual è il Dna del pensiero unico? Non il confronto civile, la dialettica democratica, il rispetto delle opinioni altrui, ma lo schema morale, religioso “bene-male”, “amici-nemici”, “buoni-cattivi”, la categorizzazione, la demonizzazione, macchiettizzazione ed emarginazione dell’avversario, e la neo-lingua che trasforma in positivo ciò che invece, è negativo.
Esempio: non si possono dire cose di buon senso e razionali sui vaccini, sul Green-pass, sulla guerra, che automaticamente si passa dalla parte del “mostro”. Mostro ideologico (i no-vax, i no-Green-Pass); mostro attuale (Putin).

Ma c’è un ma. Il pensiero unico, questa è la consapevolezza dei suoi creatori, fan e divulgatori, è in realtà un pensiero debole. E’ pura propaganda, pura narrazione, che si impone sul resto. E quindi, teme non la contro-verità (tutto è opinabile), ma la propaganda avversa. Ciò spiega il livore, ma soprattutto il timore, per interviste come nel caso di Lavrov. Tutto parte, infatti, dall’idea che il popolo è composto da una massa di infantili da plagiare. E il risultato, purtroppo è evidente: basta vedere i tanti italiani, ridotti a paranoici e inguaribili ipocondriaci, che girano, nonostante le nuove regole, ancora con la mascherina, o che si uniformano alle versioni della Nato, degli Usa e del governo sulla guerra. Ma d’altra parte, con un premier che senza mandato e senza informare il parlamento, va da Biden, cosa c’è da meravigliarsi.

La debolezza del pensiero unico la stiamo vedendo in Rai, amplificatore istituzionale del sistema politico e della lottizzazione partitocratica.
Quando c’è una direttiva (la campagna vaccinista, l’entrata nell’euro, l’europeismo, le armi a Kiev), bisogna adeguarsi punto.
Ne sta facendo le spese Bianca Berlinguer, colpita proprio dalla “sua” sinistra; una sinistra desolatamente allineata al politicamente corretto, alle caste e lobby finanziarie, economiche, bancarie, farmaceutiche, dominanti.
Questo giovedì dovrà incontrare i vertici dell’azienda pubblica (si legga privata dei partiti), per difendersi dal reato di lesa maestà del pensiero unico.

La sua trasmissione, “Carta Bianca”, va detto e riconosciuto, al di là delle idee, è espressione di professionalità, pluralismo e obiettività. Lascia al telespettatore la facoltà di formarsi, senza pedagogia dall’alto.
Ovviamente la giornalista è al centro del mirino per i suoi ospiti: il professor Alessandro Orsini, reo di dire la sua verità, di essere un uomo libero e preparato. Pur essendo di formazione, come da sua autodefinizione, liberal-socialista. Apriti cielo (se fosse stato di destra avrebbero organizzato un processo di Norimberga): ha osato parlare male della strategia della Nato, degli Usa, di Bruxelles e delle armi per fare la pace (come papa Francesco). Parole che lo hanno associato fisicamente e culturalmente al partito filo-Putin. Libertà dagli effetti drammatici: per lui, che ha perso l’incarico presso la sua università, la consulenza per partecipare, come tantissimi, ai panel tv; e per lei, che rischia la chiusura del programma.

Sul banco degli imputati anche la presenza a Carta Bianca, di una opinionista, russa Nadana Fridrikhson (fin dove arriva il razzismo rovesciato).
Ma, oltre alla censura, per un Occidente e un’Italia che danno lezioni di libertà a Putin, anche la beffa: a quale modello plurale e pluralista, la Rai consiglia di attenersi (messaggio alla Berlinguer)? Al “modello-Carofiglio”, guarda caso un ex parlamentare del Pd, che si sostanzia in alcune regole: due ospiti, niente attacchi personali, non si manipolano le frasi degli altri e affermazioni cha vanno dimostrate. Sulle prime tre regole, c’è da dire che non si salverebbe nessuna trasmissione della Rai e delle tv private. Sulla terza ci sarebbe e ci sarà da ridere, se non da piangere: da decenni parlano, sparlano, straparlano personaggi, politici, intellettuali, studiosi, lobbisti, giornalisti, che si esprimono unicamente in modo ideologico, autoreferenziale, secondo convenienze editoriali, politiche e affaristiche; spot superficiali da quattro soldi, senza documenti, fonti e preparazione.
Dovremmo aspettarci, quindi, per il futuro, una tv senza ospiti, per manifesta ignoranza e malafede.

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