Elisabetta Franchi, donne “anta” e moda: chi ha ragione?

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Il 4 maggio la stilista Elisabetta Franchi ha partecipato all’evento “Donne e Moda: il barometro 2022”, organizzato per discutere di come sia cambiato il lavoro femminile nel mondo della moda e delle difficoltà che ancora oggi devono affrontare le donne nelle posizioni di vertice. 

Nell’intervista, l’imprenditrice ha spiegato la “visione” alla base della sua azienda e ha dato una descrizione delle sue dipendenti alquanto discussa. Preferisce far lavorare le “anta”. “Anta”, per cui dai 40 anni in poi, senza impegni di famiglia e con una disponibilità totale.

Un altro punto toccato nel discorso riguarda la nomina delle donne ai vertici delle proprie società. 

La stilista ha dichiarato: «Quando metti una donna in una carica importante, non ti puoi permettere di non vederla arrivare per due anni, perché quella posizione è scoperta. E un imprenditore investe energie, tempo e denaro. E se ti viene a mancare è un problema. Quindi anche io da imprenditore responsabile della mia azienda spesso ho puntato su uomini».

In poche ore si sono scatenate polemiche dentro e fuori i social per queste parole e dopo che la stessa ha postato su Instagram il video integrale dell’intervista, per poi bloccare i commenti negativi. Commenti che però sono arrivati lo stesso: “Benvenuta collezione Medioevo 2022” è uno dei commenti più gentili.

Dopo la bufera di polemiche, Elisabetta Franchi ha deciso di dare una spiegazione su Instagram. L’imprenditrice ha dichiarato: «C’è stato un grande fraintendimento per quello che sta girando sul web, strumentalizzando le parole dette […] . La mia azienda oggi è una realtà quasi completamente al femminile», spiegando che «L’80% della mia azienda sono quote rosa, di cui 75% giovani donne impiegate e 5% dirigenti e manager donne».

Inoltre l’imprenditrice ha ricordato che: «L’oggetto di discussione dell’evento a cui ho partecipato è la ricerca di Price dal titolo “Donne e Moda” da cui è emerso che nella società odierna le donne non ricoprono cariche importanti. Perché?». 

Ha continuato a spiegare: «Purtroppo, al contrario di altri Paesi, è emerso che lo Stato italiano è ancora abbastanza assente, mancando le strutture e gli aiuti, le donne si trovano a dover affrontare una scelta tra famiglia e carriera. Chi riesce a conciliare famiglia e carriera – ha concluso – è comunque sottoposta a enormi sacrifici, esattamente come quelli che ho dovuto fare io».

In quest’ultima dichiarazione, Elisabetta Franchi ha evidenziato quella che oggi è una prassi comune, rispetto alla quale anche lo Stato non fa quanto dovrebbe in termini di servizi per l’infanzia, leggi ad hoc per l’occupazione femminile e via dicendo.

Il problema è a monte e analizzando il divario salariale tra uomini e donne si nota immediatamente. 

D’altronde questo è un discorso basato su un circolo vizioso di cui le differenze salariali sono solamente l’inizio, per poi passare alle resistenze opposte da elementi “culturali”. 

Infatti, in molti Paesi la maggioranza della popolazione ancora oggi ritiene che il più importante compito delle donne sia prendersi cura della casa e della famiglia, mentre per gli uomini sia il lavoro. E l’Italia non fa eccezione.

È certamente uno scandalo considerato l’anno in cui ci troviamo, tuttavia di imprenditori e imprenditrici che ragionano come Elisabetta Franchi, il nostro Paese — e non solo il nostro — è pieno. 

Per cui la domanda che sorge è spontanea: si tratta di Medioevo o di amara verità?

Di Giulia Longo

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