Il NON-pronto soccorso, quanto e come sta male la sanità italiana

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Nel cuore delle più grandi città italiane, tra progresso, arte e bella vita, si cela una realtà ben diversa e troppo poco discussa, nonostante sia tutt’altro che secondaria: il sistema sanitario italiano sembra essere sull’orlo del collasso, il pronto soccorso peggio.

Ce ne ha parlato Arianna di Cori su Repubblica descrivendo immagini e raccontando scene che sembrano narrare di un mondo così lontano da quello in cui viviamo, che a primo impatto dovrebbero scatenare la preoccupazione di ogni lettore.

Carestia di medicinali, code interminabili per i posti letto in vari reparti e ambulanze che fanno ritardo, a volte peccando addirittura della strumentazione di base necessaria a bordo.

Una situazione paradossale, centinaia sono le barelle “parcheggiate” nelle sale d’attesa del pronto soccorso che sembra malauguratamente perdere il significato stesso del suo nome.

Altrettanto grave è la carenza netta di personale complessivo. Dal Codacons arriva la richiesta di accreditare presso il Sistema Sanitario Nazionale anche le strutture private, in modo da prelevare personale da questi ultimi e, laddove non bastasse, anche dai reparti di medicina militare.

A Vicenza si è arrivati a fare recruiting su Telegram, quando in una group-chat riservata ai medici, sono comparse offerte da 90 euro all’ora per coprire turni notturni privi di personale disponibile.

Questo è quanto riportano i medici che alle volte si trovano a dover gestire più di 40 pazienti contemporaneamente. Sono indubbiamente numeri che stupiscono chi legge ma spaventano chi ci si trova coinvolto.

Lo denunciano i professionisti, medici ed infermieri che vivono immersi in questo disagio e ogni giorno chiedono aiuto ad alta voce, anche se nulla sembra muoversi.

Dove va a finire la qualità dei trattamenti o l’attenzione che ogni paziente ricoverato in un ospedale pubblico merita di ricevere? Come si può temere di non essere curato anche all’ interno di un ospedale?

Quando si parla di salute, non bisognerebbe dimenticarsi della fragilità estrema che questa parola si porta con sé. Un’organizzazione complessa come quella del Sistema Sanitario Nazionale, infatti, non può permettersi superficialità né confusione. Dal ritardo di un’ambulanza o dalla mancanza di un infermiere sovraccarico di lavoro, dipendono vite umane.

I dati riportano che in alcuni ospedali della capitale i pazienti “in attesa” al pronto soccorso arrivano a sfiorare l’ordine dei mille al giorno, in aumento nei periodi in cui anche i contagi da Covid-19 salgono più rapidamente.

Sono dati che fanno arrabbiare, dati che trasmettono in pieno il disagio di un sistema che dovrebbe lavorare in maniera efficiente costantemente, più di qualsiasi altro, un sistema che non può e non deve permettersi errori perché dal suo operato dipende la salute dei cittadini.

Le prospettive non sono migliori, comunicano gli esperti, l’Italia infatti è un paese demograficamente propenso all’invecchiamento della popolazione e per questo motivo il sistema sanitario ha ancora più necessità di rialzarsi al più presto.

Un cane che si rincorre la coda, questo ricorda la narrazione di un sistema sanitario senza più fiato. Un circolo vizioso di inefficienza che non può fermarsi ma non riesce ad andare avanti.

L’unico risultato è il disagio.

Di Gianluigi Gazerro

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