Ucraina, Usa-Russia: una telefonata allunga la vita o la guerra? Ecco la risposta

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Si comincia dai caporali, poi si arriverà ai sergenti, poi a seguire ai capitani, ai colonnelli, fino ai generali. Quando sarà la volta di Biden e Putin? Forse tra mesi. In mezzo, ovviamente, la continuazione delle strategie contrapposte, delle pressioni reciproche, delle sanzioni e della guerra.

La prima telefonata tra i diretti contendenti, infatti, ha visto impegnati il generale Usa Austin (segretario della Difesa) e il ministro russo della Difesa, Shoigu. Proviamo a tradurre. Se la regola è la gerarchia, indubbiamente è emersa una certa differenza tra una figura prevalentemente politica, il ministro russo, e una figura prevalentemente militare, il generale Usa.

Cosa vuol dire? Che la Russia, responsabile dell’invasione, fa più politica, mentre gli Usa fanno e vogliono proseguire il conflitto?
E’ chiaro che non è questo il tema. Si potrebbe facilmente rispondere che la Russia è un sistema autoritario, dove politica ed esercito coincidono, e che al contrario, negli Usa, i politici si fidano dei militari, specialmente quando si tratta di gestire una crisi così pericolosa per i destini del mondo.

Torniamo alla domanda che si sono posti tutti: una telefonata allunga la vita o la guerra? Anche perché, subito dopo questo contatto, il premier tedesco Scholz ha sentito il Cremlino e si è convinto che lo zar abbia di fatto chiuso comunque a qualsiasi negoziato.

In cosa consiste la tregua chiesta dal Pentagono? I corridoi umanitari, la fine delle ostilità? Non si può pretendere questo obiettivo se si gioca sporco. Gli Usa e gli occidentali non smetteranno di armare la pace, non smetteranno di emanare sanzioni e fare terra bruciata intorno a Mosca (Finlandia e Svezia nella Nato).
E dal canto loro, da come sembra, i russi stanno per riavviare una nuova ondata di attacchi miliari. Configurando un nuovo scenario: Usa e Ue che si espandono verso Nord-Est, rispetto all’Ucraina e russi che si estendono verso sud-Ovest.

Nel gioco di scatole cinesi e di vasi comunicanti che può portare alla guerra mondiale, intanto si registra la sorprendente entrata a gamba tesa della Turchia: un finto alleato della Russia che teme il ritorno dell’impero dei Romanov, che inevitabilmente entrerebbe in rotta di collisione con le mire del nuovo impero turco (la penisola balcanica).

Erdogan ha gelato Stoccolma ed Helsinki con un argomento non propriamente geopolitico, ma di altra natura: “I Paesi scandinavi sono il rifugio di terroristi”. Con chi ce l’ha? Con i suoi islamici o con altre formazioni su cui la Turchia ha la coscienza sporca, come i curdi? La posizione turca è speculare a un’altra sorpresa, quella della Cina, altro alleato di Putin, in timida marcia di avvicinamento verso posizioni diplomatiche occidentali.
E se una telefonata può allungare la vita, per Zelensky deve obbligatoriamente allungare la guerra. Preoccupato di perdere la scena e non poter più trascinare il mondo nella sua eroica resistenza, ha commentato: “Il conflitto durerà”.
A questo punto sono chiari i giochi.

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