Mode. Guerra, politica, storia, musica: il brand-Ucraina vince per definizione

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Prima abbiamo avuto il “pensiero unico vaccinista”; impossibile, da parte delle persone libere, affrontare i temi con obiettività, senza cadere nella trappola delle opposte tifoserie, create ad arte per indirizzare l’opinione pubblica verso strade decise dall’alto; percorsi con medici, virologi, epidemiologi, diventati star televisive.

Era, fino a qualche mese fa, la moda di turno (che riprenderà sicuramente a ottobre, con la nuova annunciata ondata virale che comporterà nuovi sieri per salvarci “dal male”). E se, durante la pandemia, ci fosse stato “l’Eurovision song contest”, avrebbe certamente trionfato il complesso musicale “Bassetti-Burioni-Sileri”, con tanto di inno rimbalzato, supportato e amato ovunque.

Poi, come noto, è stata la volta della guerra, e in omaggio al politicamente corretto, la moda si è spostata ora sul “brand-Ucraina”. Da febbraio tutto ciò che riguarda questo paese, aggredito da Putin, dalle bandiere ai souvenir, vende, buca, commuove, coinvolge.

E’ il nostro modo molto ipocrita e salottiero di rappresentare il “teorema-Ricucci” (fare il fr… col c… degli altri).

La prova? Ci entusiasmiamo per una nenia caruccia, che altrimenti non avrebbe mai prevalso, ma continuiamo a mandare armi per fare la pace, con l’unico cruccio di non importare a casa nostra un conflitto che ci impedirebbe di perseverare felici dentro una esistenza eterodiretta da criceti con la rotellina, che hanno accettato senza fiatare un passaporto per vivere e lavorare. Lavandoci, per altro la coscienza.

Ma dove siamo finiti? Uno Zelensky che saluta l’Eurovision, come un tifoso allo stadio, e che sta gestendo mediaticamente la guerra modello-Netflix. Evidentemente non è mai uscito dalla sua trasmissione “Servire il Popolo”. Che lo ha portato a vincere le elezioni nel suo paese (la forza della tv e dei social). Insistendo sulla sua strategia da ascolto in mondovisione (le sue omelie presso ogni parlamento della terra), si è prenotato per le prossime edizioni del festival: “Ospiteremo il contest per la terza volta, faremo il possibile affinché possa essere a Mariupol” (messaggio chiaro a Putin e non solo).

Se la vittoria della Band Kalush Orchestra è la risposta occidentale alla parata di Mosca dell’8 maggio, poveri noi: verità vs fiction; dalla casta al casting. Se lo stile-Ferragni è la nostra regola ci chiediamo cosa resti della realtà.

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