Svezia e Finlandia nella Nato sulla pelle dei curdi?

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Gli ambasciatori di Finlandia e Svezia, Klaus Korhonen e Axel Wernhoff, hanno formalmente presentato la richiesta di adesione alla Nato al segretario generale, Jens Stoltenberg, nel quartier generale dell’Alleanza a Bruxelles.

Stoltenberg ha quindi dato il “benvenuto” ai due Paesi parlando di un “passo storico” e garantendo tempi rapidi per l’adesione dei due Paesi nord-europei. Tempi rapidi che però è molto difficile ipotizzare visto che fra gli Stati membri dell’Alleanza Atlantica le perplessità non mancano. Un primo no è arrivato dalla Turchia che da ormai da settimane è impegnata a fare da mediatore, senza successo, fra Russia e Ucraina. 

Da parte dei turchi non c’è stato un no definitivo, del tipo “non se ne parla”, ma piuttosto un no diplomatico del tipo “se ne deve discutere”. E cosa c’è da discutere?

Due le questioni sul tavolo: l’accoglienza sempre assicurata in passato dalla Svezia ai membri del partito curdo fuggiti dalle repressioni che Erdogan considera terroristi, e le sanzioni che Finlandia e Svezia hanno imposto alla Turchia dopo l’intervento di Ankara in Siria per fare piazza pulita dei curdi nelle zone di confine. E’ molto probabile che Erdogan farà valere il suo potere di ricatto nei confronti dell’ingresso dei due Paesi nella Nato per ottenere in cambio il rimpatrio di tutti i rifugiati politici curdi e anche dei membri dell’organizzazione politica di Fethullah Gülen, che Erdogan considera responsabile del progetto di colpo di stato ai suoi danni.

Negli ultimi anni tutte le richieste di estradizione avanzate da Ankara per riavere indietro quelli che considera dei pericolosi terroristi sono state respinte tanto dalla Svezia che dalla Finlandia, sulla base del principio che i rifugiati non sono terroristi ma minoranze e dissidenti politici perseguitati, che una volta rientrati in patria rischiano di essere uccisi. Erdogan ha dichiarato: “Nessuno di questi due paesi ha una posizione chiara e aperta nei confronti delle organizzazioni terroristiche, come possiamo fidarci di loro?”.

Il segretario generale Stoltenberg tuttavia è ottimista al punto da dichiarare “sono sicuro che saremo in grado di risolvere le preoccupazioni espresse dalla Turchia in modo da non ritardare il procedimento d’ingresso”. E come si risolverà la cosa?

Pur di avere Svezia e Finlandia nella Nato in funzione anti russa l’Occidente sacrificherà il rispetto dei diritti umani e spedirà ad Erdogan i rifugiati curdi in un bel pacco infiocchettato? La Svezia e la Finlandia abiureranno alle loro convinzioni e riconosceranno che le persone finora accolte come perseguitati politici sono in realtà dei pericolosi terroristi meritevoli di essere consegnati alla giustizia turca? E la Svezia come si porrà nei confronti della comunità curda che è talmente numerosa da aver persino eletto dei suoi esponenti in parlamento?

L’unico risultato finora ottenuto dall’Occidente con questa brillante idea dell’ingresso di Svezia e Finlandia nella Nato è stato quello di aver rafforzato la Turchia e soprattutto il potere di ricatto di Erdogan. Che ora potrà sfruttare l’occasione, da un lato per regolare i conti con i due Paesi e far pagare loro l’appoggio dato ai suoi oppositori, e dall’altro per accreditarsi come interlocutore affidabile agli occhi di Putin rafforzando il suo ruolo di grande mediatore nella trattativa per la fine della guerra.

E ora sarà davvero interessante vedere come gli Stati Uniti riusciranno a gestire questa situazione che rischia di diventare esplosiva. Dopo aver messo in serio pericolo la sicurezza di Svezia e Finalandia esponendo i due Paesi al rischio di possibili rappresaglie russe, ora dovrà negoziare al proprio interno per poter portare a termine il processo di adesione convincendo i turchi a ritirare il loro veto. Tutto a vantaggio di Erdogan, complimenti.

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