Draghi. Si scrive Pnrr, si legge pagheremo noi i crimini tedeschi compiuti a casa nostra

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Sono arrabbiato, indignato e sconsolato. Mio nonno materno, Quinto Sturmann, vittima del rastrellamento del Quadraro del 17 aprile 1944, deportato in Germania a Bad Lauteberg, nonostante la richiesta della figlia, (mia zia Francesca) di indennizzo; pur essendo riconosciuto ufficialmente come prigioniero e perseguitato politico (con regolare iscrizione alla relativa associazione), non ha mai ricevuto nulla. La ragione? Non era finito in un campo di sterminio, ma di lavoro. Colpevole di non essere morto, colpevole di essere rimasto in vita.

Dopo un mese di cura presso l’ospedale di Merano, tornò a Roma, dalla sua famiglia, totalmente sofferente e debilitato (pesava 49 chili). Non si è mai ripreso, tanto che è morto quando io avevo appena un anno.
E come se non bastasse, a quasi 80 anni da quel maledetto rastrellamento veniamo a sapere che la Germania ci farà pagare i danni dei crimini nazisti compiuti a casa nostra.

Tradotto, sarà l’Italia con un apposito fondo a occuparsi delle nostre vittime di guerra. La vicenda è fresca di cronaca.
Il governo tedesco, recentemente, è stato condannato (sentenza della nostra Corte di Appello) a pagare 100mila euro alla famiglia di un partigiano ucciso dai nazisti (Gualberto Cavallina: membro della XIV Brigata Garibaldi “Trieste”. Il 25 novembre del 1944, catturato e poi deportato nei campi di concentramento di Dachau e di Natzweiler).
Condanna che ha imposto, fatto assolutamente nuovo, il pignoramento (previsto per il 25 maggio) degli immobili tedeschi a Roma, pensando al Goethe Institut, l’Istituto storico germanico, la Scuola germanica e l’Istituto archeologico tedesco, tutti di proprietà tedesca.

Una sentenza importante che, per la prima volta, non si è richiamata alla riparazione collettiva stabilita fra governi, come da prassi giuridica attuata finora, ma ha disposto, come detto, un risarcimento per la famiglia di un singolo individuo.
Di qui la reazione dei tedeschi che hanno provveduto a fare ricorso contro il verdetto della corte d’Appello arrivando fino alla Corte di giustizia Europea.
Ricorso sulla base di una sentenza della Corte del 2012, che stabilisce in materia, il primato del diritto degli Stati che non può essere sopravanzato dal diritto internazionale. In sostanza, se i crimini di guerra non cadono in prescrizione, cade, sulla base di quanto stabilito, il diritto di fare causa.

E come è andata a finire? Una beffa. L’appuntamento del 25 maggio per l’effettuazione del pignoramento, è destinato a saltare. Lo ha spiegato l’avvocato della famiglia, Fabio Anselmo, già legale delle famiglie Cucchi e Aldrovandi: il governo italiano è intervenuto sulla vicenda e col decreto legge n.36 del 30 aprile (dal titolo intoccabile e indiscutibile, da fumo negli occhi: “Pnrr, ulteriori misure da aggiungere”), ha salvato la Germania che, adesso, non dovrà più risarcire le famiglie delle vittime dei nazisti. Al suo posto, sarà il nostro Paese a farlo, mettendo a disposizione un fondo per le famiglie delle vittime del nazifascismo da 20milioni di euro.
E chi paga i fondi dello Stato? I cittadini con le loro tasse.

Se tanto mi dà tanto, Zelensky può aspettare un secolo prima che venga risarcito dei crimini di guerra di Putin.
E se il Decreto legge necessita di 60 giorni per essere riconvertito in legge, ci aspettiamo e speriamo che qualche politico di buon senso batta un colpo.

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