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Dall’Eurovision a Sanremo: politica e musica a braccetto

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E’ solo un’emotività portata dalla guerra in Ucraina ad usare la musica o questa tendenza della politica viene da lontano?

Vittoria, quella dell’Ucraina agli Eurovision, che non ha smesso di creare scalpore e di porre interrogativi all’interno del panorama internazionale. 

Sul suo profilo Instagram Zelenskiy ha fieramente dichiarato: «Il nostro coraggio impressiona il mondo, la nostra musica conquista l’Europa! L’anno prossimo l’Ucraina ospiterà l’Eurovision! Per la terza volta nella sua storia. E credo non l’ultima».

Ma stando alle discussioni più scottanti degli ultimi giorni, la vittoria del complesso Ucraino, la Kalush Orchestra, sarebbe più una risonanza di quello che si sta verificando sullo scenario internazionale che una questione di talento. Quella che potremmo definire a mezza strada tra una “solidarietà necessaria” e una “beneficienza dall’Europa”.

Come si possono scongiurare tali critiche? Qual è il reale confine che divide la musica dalla politica? In che misura l’una può “invadere” la sfera dell’altra?

Il trionfo del complesso Ucraino agli Eurovision è solo la punta dell’iceberg di un grande trend diffusosi negli ultimi anni nello scenario televisivo occidentale. Esempio più facilmente osservabile è quello fornitoci dal festival di Sanremo. Non è senz’altro un segreto che la scelta dei presentatori e degli artisti in gara sia, se pur implicitamente, vincolato al messaggio politico che si intende trasmettere. Indirizzo evidente, quindi, nella stessa composizione del Festival della canzone italiana: ospiti, presentatori, concorrenti ecc…

Tra le presentatrici più apprezzate e criticate di quest’anno ricordiamo Drusilla Foer, e il monologo contro il razzismo di Lorena Cesarini.

Volgendo lo sguardo al 2016, il festival di Sanremo ha visto i cantanti schierarsi sul DDL Cirinnà per le unioni civili, sfoggiando i vistosi braccialetti arcobaleno simbolo della comunità LGBTQIA+. O ancora indietro al 2015, in riferimento all’esibizione di Conchita Wurst, sorse spontanea la domanda su quanto questa fosse stata voluta per la sua musica o per quello che rappresentava in quel momento.

Gli stessi comici chiamati per intermediare tra una canzone e l’altra dal palco trattano spesso di argomenti politici. Basti pensare a Checco Zalone e al suo sketch di quest’anno sull’uguaglianza di genere, e sul divario tra nord e sud Italia. O allo stesso Fiorello mascherato da Renzi per lo spot promozionale di Sanremo 2021.

Questi sono solo alcuni dei più moderni ed evidenti collegamenti esistenti tra rappresentazioni musicali e politica, ma questa tendenza viene da ben più lontano. Partendo dai politici invitati come ospiti speciali del festival ricordiamo: Gorbaciov nel 1999 e Cossiga nel 2003…

Resta da chiederci in che misura la politica possa e debba entrare nella musica

Gli invitati rappresentano modelli contrapposti solo per rispecchiare il pensiero di tutta la società? E’ ingerenza politica nella musica o è libera e volontaria manifestazione di un pensiero artistico? Fino a che punto si rappresenta l’eterogeneità della popolazione o si indirizza l’opinione?

I confini che separano la politica dalla musica sono sempre più evanescenti e labili. Se sia da auspicarsi una dichiarata fusione o una convinta separazione tra le due in futuro resta ancora da vedere. 

Di Maria Longobardi

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