Capaci, la foga di Ranucci per la pista nera: i perché di una brutta figura

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A volte ritornano. Sono i fantasmi del passato. Come la pista nera nelle stragi che hanno funestato la vita italiana. A ridestare questo fantasma è stato, lunedì scorso, nella puntata di “Report” dedicata al trentennale di Capaci, Sigfrido Ranucci che ha sposato con grande enfasi la tesi della partecipazione di Stefano Delle Chiaie nell’attentato costato la vita a Giovanni Falcone, alla moglie Francesca Morvillo e agli uomini della scorta.

Mal gliene incolse, perché nel giro di poche ore, il giornalista di Raitre è stato smentito dalla procura di Caltanissetta, competente per le indagini sulla strage di Capaci. E Ranucci non c’ha fatto una bella figura. Poteva essere più accorto, ma la foga per riproporre una pista nera anche oggi è stata più forte della prudenza. E gli ha tirato un brutto scherzo.

Ma vediamo come sono andate le cose. Secondo “Report”, il fondatore di Avanguardia Nazionale (morto nel 2019) avrebbe partecipato, insieme a esponenti della mafia, a sopralluoghi effettuati nel tunnel sotto l’autostrada in cui fu collocato l’esplosivo. Il tutto sarebbe avvento poco tempo prima dell’attentato. La fonte sarebbe il pentito Alberto Lo Cicero, all’epoca dei fatti guardaspalle del boss Mariano Tullio Troìa. Usiamo il condizionale perché, in realtà, l’informazione  a “Report” è arrivata dall’ex brigadiere dei carabinieri Walter Giustini, oggi in pensione, e  dalla compagna di Lo Cicero, Maria Romeo. Entrambi intervistati da un collaboratore di Ranucci, hanno riferito, l’uno, il contenuto di un interrogatorio e, l’altra, le  confidenze del compagno. Secondo la Romeo, Delle Chiaie sarebbe stato addirittura una sorta di ufficiale di collegamento tra servizi deviati e mafia nella preparazione dell’attentato.

Già all’ascolto di queste interviste, è venuto spontaneo qualche dubbio: perché mai i servizi e Cosa Nostra avrebbero dovuto servirsi, per un’operazione tanto rischiosa e devastante,  di un personaggio in qualche modo “bruciato” dalle clamorose vicende giudiziarie dei due decenni precedenti?

I dubbi sono stati confermati, già la mattina successiva, dalla nota di firmata del procuratore della Repubblica di Caltanissetta, Salvatore De Luca, secondo il quale le dichiarazione dei due intervistati «sono totalmente smentite dagli atti acquisiti». Sia la casa dell’intervistatore sia la redazione di “Report” sono state, in aggiunta, perquisite dall’autorità di polizia.

Insomma, per il Sigfrido di Raitre  e per il giornalismo investigativo di “Report” un colpo davvero duro. Ma perché cadere in un simile infortunio? Nel caso di Ranucci, da bravo erede di quella che una volta era chiamata “Telekabul”, si tratterà sicuramente di pura e semplice faziosità ideologica. Sarà anche un bravo giornalista, ma non è certo un campione di equilibrio. Nel caso delle “fonti”, potremmo invece parlare di  voglia di protagonismo e notorietà.

Ci  potrebbe essere però  anche un’altra spiegazione, più seria e complessa. Forse è in corso un tentativo di sviare l’attenzione, parlando di possibili mandanti esterni a Cosa Nostra nella strage di Capaci, dal filone mafia e appalti (che potrebbe coinvolgere importanti imprese del Nord) al consueto racconto, buono per tutte le occasioni, che  riporta sulla scena i soliti protagonisti: dalla P2 all’estrema destra e ai servizi deviati. Vicende, storie e personaggi certo inquietanti, ma che non possono essere usati come gli ingredienti fissi in ogni storia. Si rischia di fare confusione e di confondere le idee.

A volte ritornano. Ma ogni volta c’è sempre un perché. 

 

1 Comment

  1. Gli Sciacalli politici sono pagati per dare una cattiva e pilotata informazione di parte .Gli argomenti delle sinistre non esistono più non difendono più gli operai ma solo i Ricchi sindacati e continuano ad agitare Inesistenti scenari Neri per attrarre e disinformare .Sciacalli e infami .Piccoli Uomini senza vergogna!

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