Attente CGIL e UIL, tra Draghi e la CISL comincia la luna di miele

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In questo periodo in cui deve sentirsi solo contro tutti o quasi, con la maggioranza che somiglia sempre più a un’opposizione e Confindustria non la smette più di fare le pulci all’esecutivo, per Mario Draghi deve essere stata oggi una boccata d’ossigeno presentarsi sul palco della Cisl in occasione della seconda giornata di lavori del XIX Congresso.
L’intervento del premier è arrivato il giorno dopo il discorso di apertura del segretario Luigi Sbarra, che di fronte a una platea fitta di avversari più o meno dichiarati del capo del governo (in prima fila c’erano Letta, Conte, Meloni, Salvini, Tajani, Landini e Bombardieri) si è abbandonato a dichiarazioni di pieno sostegno nei confronti dell’ex presidente della Bce. Con il governo Draghi «ci sono stati riscontri forti e positivi. Si è finalmente aperto un dialogo sociale» ha detto in apertura, auspicando il recupero «dello spirito del 1993 col governo Ciampi», per realizzare «un nuovo patto sociale». Un riferimento che sarà sembrato un omaggio alle orecchie del premier, il quale inaugurò il suo cursus honorum nel 1991 venendo scelto come direttore generale del Tesoro proprio su suggerimento di Ciampi.
Non contento, Sbarra ha poi sostenuto le scelte di politica estera di Palazzo Chigi in evidente polemica con gli altri sindacati, spiegando che sì, «La pace è un bene supremo», ma non bisogna inseguire una pace “purché sia”. «Non può esserci pace se c’è sottomissione». Per questo, ha concluso, «abbiamo sostenuto, dal primo momento, le dure sanzioni nei confronti di Mosca» e anche il tanto contestato invio di armamenti agli ucraini.
Parole che non devono essere piaciute a Landini e Bombardieri, i quali oggi hanno disertato la tavola rotonda su Europa e nuova globalizzazione cui avrebbero dovuto partecipare durante la seconda giornata di lavori. E parole che di sicuro non sono piaciute a Conte, il quale però aveva già lasciato la Fiera di Roma – sede del Congresso – evitando tra l’altro di ascoltare il duro attacco che Sbarra gli ha riservato senza mai citarlo. Era difficile infatti non pensare ai Cinquestelle mentre si ascoltava il segretario lamentarsi dei «professionisti del no», che «si sono opposti a ogni infrastruttura energetica, a ogni cantiere, anche al termovalorizzatore».
Draghi ha quindi ben volentieri ricambiato oggi le attenzioni di Sbarra con un discorso che non ha fatto altro che ribadire i concetti espressi dal segretario della Cisl. Sembrava davvero che i due avessero scritto i loro interventi di comune accordo. Prima ha rivendicato l’attenzione del suo governo al dialogo con i sindacati citando proprio il Patto Ciampi del 1993. Patto che «ha reso l’Italia più forte e competitiva, e che ha coniugato crescita economica, tutela dei diritti, difesa dei salari dei lavoratori». Poi ha parlato dell’Ucraina, rivendicando «la scelta senza esitazioni di metterci al fianco di un popolo aggredito». Infine ha annunciato che la pressione fiscale scenderà quest’anno dello 0,4% rispetto al 2021, un tema questo molto caro a Sbarra che si era lamentato del calo del potere d’acquisto di dipendenti e pensionati, di chi insomma le tasse le paga.
Super Mario ha concluso il suo intervento ricordando i 1200 morti sul lavoro nel 2021, tema sul quale la Cisl è ovviamente da sempre attenta, sferzando le aziende perché facciano «più attività formazione, di manutenzione e di prevenzione». Insomma, il patto di ferro tra Draghi e la Cisl è siglato. Se Cgil e Uil non vogliono partecipare, a loro resterà l’opposizione, che nel mondo sindacale non conviene mai troppo.

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