Sabatini “Mio addio a Salerno figlio di un equivoco”

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Per il ds in Italia si lanciano pochi giovani per paura di rischiare MILANO (ITALPRESS) – "Che eredità tecnica lascio a Salerno? Lascio un monolite. Merito dell'allenatore e degli stessi giocatori. Oggi c'è un gruppo pronto a dare battaglia contro chiunque: naturalmente va integrato, migliorato, corretto. Spero che non venga disintegrato». Sono le parole di Walter Sabatini che sulle pagine del Corriere della Sera torna sul "miracolo"salvezza della Salernitana. E sulla fine della sua avventura in Campania: «È tutto figlio di un equivoco. Nel caso di Coulibaly, assurto agli onori delle cronache, rifarei cento volte tutto. Ho solo cercato di difendere un patrimonio della Salernitana, messo a repentaglio da una clausola secondo cui il ragazzo poteva liberarsi a 20mila euro in B e a 1,7 milioni in A: un accordo che ovviamente non avevo fatto io. Il presidente – perfettamente al corrente di tutto, come l'ad Milan – mi ha dato mandato di risolvere la questione perché non voleva assolutamente perdere il giocatore, e io mi sono limitato a trasferirgli le richieste degli agenti. Stava a lui decidere se accettarle o se perdere Coulibaly. In passato, sul tema delle commissioni ho fatto battaglie di principio, nobilissime ma alla fine anche dannose». Sul futuro Sabatini dice: «Guardo avanti, guardo in alto. Merito certi palcoscenici, la Champions per intenderci. Chiamate? Ci sono alcuni segnali, e so che succederà qualcosa». Parlando invece della nazionale azzurra: "È un discorso soprattutto strutturale. In Italia abbiamo troppa paura di perdere le partite, quindi la poltrona, la panchina, eccetera. Senza paura di perdere le partite si fanno giocare i 2001, 2002, 2003, ragazzi che matureranno subito per il club e per la Nazionale. Se non superiamo questa barriera culturale, il nostro calcio sarà sempre più povero. Sono i dirigenti di club che devono avere meno paura. Ma serve totale serenità ai vertici delle società per stimolare un certo coraggio. A ogni sconfitta vengono messi tutti in discussione, è quindi anche umano evitare il rischio di perdere il lavoro per 'sponsorizzare' un ragazzo: prendo un '89, lo metto al posto del 2003 e sono più tranquillo…». E sul migliore modello in Italia non ha dubbi: «L'Atalanta, che in molti vogliono scimmiottare. Ma a Bergamo vengono da 10 anni di studio, lavoro e protocolli particolari. Scalvini è il futuro fra i difensori italiani. Mi piace anche il lavoro del Sassuolo». – foto: LivePhotoSport (ITALPRESS). pc/red 05-Giu-22 11:42

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