Il cancro di Putin, gli Usa e la Ue. Quando la malattia serve ad avere ragione

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Putin ha “di nuovo” il cancro. Che bello, la privacy che vale per tutti ovviamente non vale per il “mostro”. Il mondo deve conoscere nel dettaglio le sue condizioni di salute. E chi reitera la stessa notizia (fonti americane e inglesi), analizzando meticolosamente la sua postura, i suoi movimenti in pubblico, lo fa certamente per fini solidali, umani, caritatevoli, di cura fraterna.

Cerchiamo di capire, invece, cosa c’è dietro a tale accanimento, veicolato urbi et orbi, con dovizia di particolari. 

E’ scontato che il tema in oggetto sia parte integrante della narrazione propagandistica militare. Da quando è scoppiata la guerra, ormai, ogni giorno assistiamo a un teatrino pieno zeppo di menzogne, da una parte e dall’altra. Ma è sempre stato così: dall’Iraq alla Libia, dalla Siria a Sarajevo.

La malattia, in questo caso, è un’arma che serve a confermare lo schema: bene-male, cattivi-buoni, giusto-sbagliato.

Premessa: se stabiliamo un rapporto di causa-effetto tra i visi, le patologie, le malattie dei leader, re, presidenti, politici, capitani d’azienda, intellettuali, italiani e non, e le loro azioni, non si salva nessuno (si pensi alla cocaina, alla pedofilia etc).

Secondo: il cancro di Putin rientra perfettamente nelle nuove regole di comunicazione: l’annuncio sostituisce il fatto. E non importa, non importerà, se un domani l’uomo starà bene o morirà, tanto l’impatto mediatico conta ora.

In termini espliciti? Parliamo di messaggio subliminale. Anche qui, lo scopo è ribadire che il mostro viene di fatto punito dalla natura, o da Dio, per chi ci crede; perché le colpe si pagano. E lui ha invaso Kiev. E’ responsabile dei morti.

Non è la classica impostazione puritana dell’Impero del bene (gli Usa e chi gli sta dietro)? Ossia, gli eternamente beati e gli eternamente dannati?

Passiamo ai messaggi politici: se Putin sta male, ne consegue che ha i mesi o gli anni contati, ergo l’Ucraina può vincere e lo zar può essere comodamente defenestrato dal trono: altro interesse Usa (guerra per conto terzi).

Infine, ultimo messaggio, la spiegazione sostanziale della guerra. Putin l’ha scatenata perché ha poco tempo da vivere e quindi ha perso il controllo della realtà, una sorta di lucida follia.

In pratica, con tale schema mortifero, si cancella qualsiasi ragione a favore dei russi, dalla difesa rispetto all’avanzata della Nato verso Est, dalla guerra scoppiata già in Donbass nel 2014, agli interessi economico-alimentari, all’energia, fino alla visione multipolare del mondo e la difesa di quei valori identitari, religiosi, tradizionali, che l’Occidente “corrotto” e “decaduto” ha tradito.

Tradotto, la ragione è solo degli Usa e di Bruxelles e nostra che da pacifisti coerenti armiamo la resistenza ucraina, prolungando sine die la mattanza.

Una malattia utile a evitare una profonda riflessione sui mali veri dell’Occidente.

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