Amministrative, Geloni: “Perché è un suicidio preferire Renzi a Conte”

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Si è chiuso il primo turno delle elezioni amministrative. Abbiamo commentato i risultati con la giornalista e politologa Chiara Geloni molto vicina a Pierluigi Bersani, oltre che direttrice del sito Articolo1mdp.it.

Che analisi possiamo ricavare da queste amministrative?

“Mi sembra evidente che il dato che salta subito agli occhi, ma che era già evidente a chi ha seguito la campagna elettorale, è l’incredibile tasso di frammentazione che ha contraddistinto queste elezioni e che poi si è riprodotto nei risultati molto variegati. In un contesto caratterizzato da grande forza del centrodestra, da grandi difficoltà del Movimento 5Stelle, da una crisi di leadership di Matteo Salvini, dal tentativo del Pd di costruire un campo largo di centrosinistra, non c’è stato affatto uno sfondamento del centrodestra e non c’è stata nemmeno una tendenza univoca e schiacciante orientata politicamente da parte dell’elettorato. Sono prevalse scelte locali più o meno vincenti”.

Il campo largo del centrosinistra, alla luce del pessimo risultato dei 5Stelle è ancora possibile o come sostengono oggi diversi osservatori è già fallito?

“Chi sostiene questa linea in realtà non ha mai creduto alla possibilità di costruire questo campo e ha tifato perché fallisse. Mi pare tuttavia che la linea del Pd è molto chiara ed è stata anche ieri ribadita con forza. Oggi non mi sembra opportuno mettersi a fare calcoli matematici o addizioni che dimostrerebbero fra l’altro come chi mette veti alla presenza dei 5Stelle, poi non sia in grado di portare un valore aggiunto realmente superiore. I voti non si sommano, quindi inutile ragionare con la calcolatrice. Penso invece che il voto confermi una realtà diversa. Un Pd che cerca di ricucire anche con parti di elettorato che aveva perso in favore dei 5Stelle, raccoglie più consensi ed è più forte di un Pd arrogante nella sua presunta autosufficienza come lo abbiamo conosciuto nell’era renziana. Fallirebbe sicuramente un Pd che scegliesse di chiudersi ai 5stelle e alle istanze che porta avanti per abbracciare la linea pro  establishment di un Calenda o di un Renzi”.

Sta dicendo quindi che il Pd deve andare avanti nell’alleanza con i pentastellati senza farsi incantare dalle sirene renziane?

“Il Pd di Renzi cinque anni fa ha avuto un risultato assai peggiore del Pd di oggi. Per l’intero quinquennio renziano si sono perse città che erano imperdibili e che oggi in parte sono state riconquistate. Quel Pd che presupponeva e dichiarava la propria autosufficienza nelle parole e nei fatti, ha perso tutte le elezioni amministrative. ha fallito ogni strategia. Oggi affermare la necessità di stare con Renzi e Calenda perché i 5Stelle sono finiti, non credo porterebbe il Pd ad avere più forza di quella ottenuta ieri nelle urne”.

Ci sono stati dei risultati che l’hanno sorpresa? Si aspettava la sconfitta di Palermo per esempio?

“Non ho visto risultati particolarmente sorprendenti. Che il centrosinistra avrebbe perso a Palermo e Genova era prevedibile, quindi non sono rimasta sorpresa. Ci sono stati però dei risultati positivi che sono andati oltre le mie aspettative. Lodi per esempio, dove sono stata in campagna elettorale e ho toccato con mano l’entusiasmo che si era creato intorno ad Andrea Furegato. Pensavo però, che essendoci un’amministrazione di centrodestra, si sarebbe vinto al ballottaggio, non mi aspettavo che Andrea ce la facesse addirittura al primo turno. Avevo avvertito un clima positivo anche a Verona intorno a Damiano Tommasi, ma non mi aspettavo che sarebbe andato al ballottaggio superando il sindaco uscente di centrodestra anche con un discreto margine. In una città come Verona parlerei di un vero miracolo. In negativo, mi aspettavo sicuramente il ballottaggio a L’Aquila, non credevo sarebbe finita così male”.

Come vede la sfida interna al centrodestra per la leadership fra Salvini e Meloni?

“Salvini si è indebolito moltissimo, questo mi pare evidente ma si tratta di un processo che era già in corso. Questo rappresenta senza dubbio un fattore destabilizzante all’interno della coalizione. Non dimentichiamo però che la Meloni sta all’opposizione del governo Draghi e questo in qualche modo le ha permesso di guadagnare una forte visibilità, anche se poi alla prova dei fatti il rapporto con Draghi è molto meno conflittuale di come viene fatto apparire nelle dichiarazioni. Nel centrodestra dovranno necessariamente trovare un equilibrio in vista delle politiche, altrimenti il rischio concreto sarà quello di presentarsi alle elezioni con uno scontro interno e un regolamento di conti molto pericoloso per la loro ascesa”.

I risultati di queste amministrative incideranno negativamente sulla stabilità del governo Draghi?

“Il governo lo vedo come prima. Siamo di fronte ad un esecutivo che si regge sulla personalità e l’autorevolezza di Mario Draghi e su una maggioranza sostanzialmente non politica che consente facilmente al premier di mettere a tacere tante rivendicazioni dei partiti. Il governo quindi andrà avanti con l’obiettivo di realizzare le condizioni per l’arrivo dei fondi del PNRR e per garantire la stabilità economica e arriverà a fine legislatura. Certamente questo esecutivo non ha mai avuto e mai avrà un’identità e un’impostazione riformatrice, e non potrà mai averla senza la politica”.

Non teme quindi “agguati” della Lega o del M5S?

“Si faranno sentire ogni giorno e ogni giorno troveranno un motivo per rivendicare le loro battaglie, ma poi come avvenuto fino ad oggi tratteranno con Draghi. La legislatura è arrivata ad un punto tale che ormai difficilmente potrà essere interrotta. Questo non vuol dire che non ci saranno fibrillazioni e scontri interni, ma credo non si andrà oltre. Poi tutto può succedere naturalmente, perché le guerre per sbaglio e gli incidenti di percorso possono sempre accadere”.

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