Le canzoni di Vasco non sono per tutti tantomeno per tutte (non è per quella donna che ha una particolare attrazione per le maschere, perchè c’è quel tipo che molta parte della vita la dedica a imbellettarsi non solo il viso ma anche l’immagine da vittima perfetta, magari fosse cosi semplice).
È per gente che non nasconde i passaggi tra gli abissi e sogna una vita libera e “che se frega”, che attraversa l’inferno della mente e che gli errori li rifarebbe “esattamente così, stesse passioni e le stesse, stesse, stesse delusioni, sì” (lo sport nazionale degli italiani è il finto pentimento in ginocchio sui ceci con aglio prezzemolo e finocchio perché siamo pure scaramantici).
E poi Vasco racconta di come ti premono e spremono tutti, perché loro sanno tutto e “cosa conta chi perdeva? Le regole sono così. È la vita ed è ora che cresci! Devi prenderla così”… e la risposta delle anime libere è sempre la stessa: “Sì, stupendo. Mi viene il vomito
È più forte di me”!
Il suo dialogo non è con certa gente dal dito puntato e sporco di sangue, ma parla a chi guarda “con quegli occhi grandi. Forse un po’ troppo sinceri, sinceri”, che non racconta favole nè le vive (“eh già”), quelli che “si vede quello che pensano e quello che sognano”.
E poi…. “lalalalà” ci fa godere con la sua musica e ne parla! In un mondo come quello descritto bene da Pasolini di benpensanti moralisti ma non morali con il prossimo, che feriscono ripetutamente i diritti e la dignità altrui, lui colpisce dritto al cuore di certe ipocrisie e racconta la vita delle periferie esistenziali che sono poi i nostri trampolini! Non c’è stato nessun grande creativo che abbia avuto una vita borghese ed equilibrata e non “come quelle dei film”. Chi più chi meno ha contribuito al mondo, è stata una persona utile per la società, guarda caso era storta per il pensare comune. L’energia sfocia dunque da chi segue la propria anima. Ci sarà un motivo!



