Voto. Renzi, Calenda, Lupi, Cesa: caos centrista o prove tecniche di poli futuri?

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Quando parliamo di centro dobbiamo intenderci.

Centro di gravità permanente, capacità di fare l’ago della bilancia, voti fondamentali per i ballottaggi, oppure solo cespugli in cerca di autore, che vagano a destra e a manca, nella speranza di occupare posti e visibilità perduta, in vista di future scomposizioni e ricomposizioni politiche?

Tramontati (forse torneranno un giorno) i bei tempi del centro che attraeva le estreme, retaggio della prima Repubblica, dal Mattarellum in poi, il bipolarismo ha spostato, cambiato, sovvertito lo schema: centro-destra prima a trazione berlusconiana (liberale, cristiana), poi salviniana (sovranista), ora, specialmente dal voto di domenica, a trazione conservatrice (la Meloni). E, specularmente, centro-sinistra, prima a trazione neo-post-comunista, poi social-democratica, poi riformista, ora democrat (con tante varianti, renziane, zingarettiane, lettiane etc).
Infine, una domanda: chi c’è al centro, chi vota per il centro? I non rappresentati, i moderati, oppure gli arrabbiati, gli indecisi? La risposta è difficile.

Una cosa è certa, lo smottamento degli schieramenti è iniziato da un pezzo. E domenica se ne è avuta la prova definitiva. Oltre al fatto che un italiano su due non vota, ritiene la partecipazione una presa in giro, in quanto a decidere c’è, secondo una diffusa percezione, un soviet elitario, classista, tecnocratico che vola alto e bypassa sistematicamente il parlamento (segno di una delusione e conseguente disaffezione crescente che sta ammalando la nostra democrazia), le vecchie e nuove schegge centriste si sono moltiplicate e distribuite ovunque, creando le condizioni forse per nuovi scenari.

Facciamo qualche esempio, se Fdi ha superato in termini di consenso la Lega nei suoi feudi nordisti (Verona, Parma e Genova), sarà stato pure per la presenza dei centristi?
Stessa valutazione per quanto riguarda i rapporti di forza nel centro-sinistra? Inoltre, c’è da dire che i centristi, spesso si organizzano dentro liste civiche quindi, difficili da quantificare.

Cosa ci dicono i numeri? Che se i soggetti centristi vanno da soli, magari diventano un discreto terzo polo, ma fanno perdere uno dei due schieramenti (e lo sconfitto magari, è quello a loro più vicino). Se, viceversa, si alleano con uno dei due schieramenti, contribuiscono alla vittoria del capo-bastone. Non se ne esce. Dubbio amletico: la visibilità per contare o la vittoria del gruppo per governare?

A Genova, Bucci (centro-destra) ha vinto (55%), con l’ausilio dei moderati e prima sorpresa, appoggiato da Italia Viva di Renzi e da Azione di Calenda. Due di centro-sinistra col centro-destra. Fatto interessante ed estremamente significativo. Vittoria frutto del minestrone? Non solo, si è trattato di un candidato forte di suo.

A Catanzaro Fi-Lega e centristi vari, come l’Udc si sono presentati uniti, ma – seconda sorpresa – pure con Renzi. Matrimonio che ha fatto primeggiare Donato (43%). Ora al ballottaggio sarà prezioso anche l’apporto, se lo darà, di Talerico (centrista solitario), che ha ottenuto un buon 13%. Fanalino di coda, la Ferro, portata da Fdi (9%).

A Verona il centro-destra si è frammentato (per forti polemiche personali e territoriali), con Tosi (23%) portato da Fi e – terza sorpresa – da Italia viva; mentre Sboarina (32%) è stato candidato da Lega e Fdi. Con l’effetto che l’ex-giocatore Tommasi, di centro-sinistra ha ottenuto, fatto storico per una città tradizionalmente di destra, un ottimo 39% con Pd, 5Stelle e Azione di Calenda che nella città scaligera ha rinnegato la sua pregiudiziale anti-5Stelle. Al ballottaggio sarà interessante vedere se il centro-destra si ricompatterà (se Tosi e Sboarina faranno pace potrebbe prevalere). Dipende pure da come voterà il moderato, centrista, cattolico Zelger, col suo 2,7%.

Sul versante opposto, l’Aquila ha evidenziato la crescita dell’alleanza in piena autonomia dal resto delle compagini, tra Calenda (Azione) e +Europa (radicali): 23%, addirittura diventando il secondo polo, dopo il vincente Biondi (centro-destra unito, 54%). Crescita della formula a Palermo, dove Ferrandelli ha raggiunto un lusinghiero 14%.

Sempre a l’Aquila, Renzi è rimasto nella sua casa natale, la sinistra, alleandosi con Pd e grillini (pure per lui la pregiudiziale anti-5Stelle, evidentemente è caduta), nel nome della Pezzopane (20%).
Un centro questo, che tra due settimane andrà a sinistra.

E ancora. A Parma se il bipolarismo è tornato in auge, dopo la parentesi alternativa del grillino pentito Pizzarotti, mandando al ballottaggio Guerra (centro-sinistra col 44%), e Vignali (centro-destra col 21%), il centro rappresentato dal civico Costi (13%) sarà, molto probabilmente, l’ago della bilancia.

Dulcis in fundo, il volo pindarico di Renzi che a Rieti ha appoggiato il candidato del centro-destra Sinibaldi (56%).
Insomma, riassumendo: i centristi che guardano a destra sono centrali per far prevalere la coalizione, da soli crescono di qualche unità percentuale ma non vincono. I centristi del centro-sinistra pure, ma se vanno da soli, si affermano come terzo polo, facendo vincere però, gli avversari. E in mezzo i guastatori per eccellenza, alla ricerca di una collocazione stabile: Renzi che va a destra (a Genova, a Verona e a Rieti), e va a sinistra (all’Aquila); mentre Calenda va a destra (a Genova), a sinistra (a Verona) e da solo (all’Aquila e Palermo).
Caos centrista a cielo aperto, mere tattiche demolitorie del vecchio bipolarismo o prove tecniche di futuri schieramenti?
Ai posteri l’ardua sentenza.

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