Elena Del Pozzo, parla Bruzzone: “Ecco il mio identikit della madre”

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E’ stata la madre Martina Patti ad uccidere la piccola Elena Del Pozzo di 5 anni dopo aver denunciato un finto rapimento. E’ stata lei stessa a confessare l’omicidio e a condurre i militari nel campo dove ha nascosto i resti del corpo. Il movente non è chiaro, sembra che la madre abbia ucciso la figlia a coltellate per gelosia, forse perché la piccola si stava affezionando alla nuova compagna del padre. Gli inquirenti stanno proseguendo le indagini e temono addirittura che possa essere stata aiutata da qualcuno, se non ad uccidere la bambina almeno ad occultare il cadavere. Mentre lei, dopo aver confessato il delitto, sembra voler avvalorare l’ipotesi di un raptus improvviso dichiarando di non essere stata in se stessa mentre accoltellava la figlia. Abbiamo chiesto un commento alla criminologa Roberta Bruzzone.

Cosa può essere avvenuto nella mente di Martina Patti nel momento in cui ha deciso di uccidere la figlia in maniera tanto brutale? La donna ha detto di non essere stata in lei in quel momento. E’ credibile?

“Non diciamo assurdità. Come si fa a considerare un raptus un’attività chiaramente pianificata come quella messa in piedi da questa persona, che prima ancora di andare a prendere la figlia all’asilo aveva già scavato la fossa dove seppellirla”.

Pensa che sia la gelosia il movente di questa tragedia?

“Credo che questa donna nutrisse nei confronti del suo ex e della sua famiglia un rancore profondo che sarebbe stato evidenziato a più riprese, stando a quanto raccontato dalla nonna e dalla zia paterna della bambina. C’era certamente un clima fortemente conflittuale fra la donna e la  famiglia del suo ex convivente. Sembra inoltre che la sera precedente al delitto, la piccola avesse passato la serata e la notte a casa dei nonni paterni insieme al padre e alla sua nuova compagna. Questa è stata probabilmente l’ennesima situazione che la madre non è riuscita a tollerare. Tuttavia ritengo che l’omicidio lo avesse già premeditato da tempo e non è frutto di una decisione improvvisa o presa a breve. Il giorno dopo ha soltanto deciso di dare seguito al suo progetto. Ma ripeto, si tratta secondo me di un omicidio studiato e preparato a tavolino, pianificato e premeditato. Nulla lascerebbe ipotizzare l’esistenza di una componente psicopatologica tale da far venir meno la sua capacità di intendere e di volere. Direi che siamo in uno scenario identico a quello che ha avuto per protagonista Veronica Panariello e altre madri assassine”.

Gli inquirenti temono possa aver avuto un complice e stanno indagando in questa direzione anche se sembra che l’ipotesi non trovi particolari riscontri. Lei cosa pensa?

“Guardi, mi sento di escludere che possa essere stata aiutata da qualcuno. Questo tipo di omicidi compiuti da questo tipo di madri, avvengono solitamente in totale autonomia  Mi sembra molto difficile trovare persone disposte ad assassinare a sangue freddo una bambina. Ripeto, non credo ci sia bisogno di fare troppe ipotesi, anche se è giusto che gli inquirenti facciano le loro indagini battendo ogni pista. Ma qui a mio giudizio c’è soltanto una madre che sul piano psicologico soffre probabilmente di un funzionamento distorto e ha considerato la figlia lo strumento ideale per vendicarsi dell’ex e della sua famiglia. Non penso ci sia altro da chiarire. Le modalità esecutive del delitto sono del resto perfettamente compatibili con un solo soggetto agente, cioè la madre”.

Quindi ritiene credibile la confessione della donna?

“E’ ovvio che lei non voglia raccontare la verità fino in fondo, nascondendo forse i reali motivi per i quali ha ucciso la figlia. E’ possibile che dica di non ricordare o di essere confusa, forse nel tentativo di non aggravare una posizione che sa essere molto pesante per lei. E’ probabile che tenti di manipolare i fatti”.

Gli inquirenti non sembrano nemmeno troppo convinti circa il luogo in cui sarebbe stato commesso l’omicidio. A casa o nel campo dove poi Elena è stata sepolta?

“E’ possibile anche che l’abbia uccisa sul luogo stesso della sepoltura, ma questo lo sapremo dopo i rilievi all’interno dell’abitazione. Se l’ha uccisa in casa è ovvio che risulteranno tracce copiose di sanguinamento nonostante possa aver ripulito il tutto. Ritengo che entrambe le ipotesi, quella dell’omicidio in casa o nel campo della sepoltura, siano alla fine plausibili”.

Come possiamo descrivere questa madre dal punto di vista psicologico?

“Un soggetto che arriva ad uccidere una bambina di 5 anni con cui è legato da vincolo materno non è ovviamente una persona normale, questo mi pare evidente. Si tratta, secondo la mia esperienza, di una personalità fortemente disturbata capace però nel contempo di mantenere il contatto con la realtà e perfettamente consapevole di ciò che sta facendo, al punto da arrivare fino in fondo. Non dimentichi che questa donna ha avuto diversi momenti per fermarsi, ma non lo ha fatto”.

Momenti di che tipo?

“Nel momento in cui si arriva a scavare una fossa procurandosi gli strumenti necessari per farlo, vuol dire che esiste ed è forte il contatto con la realtà. Scavare una fossa non è un’operazione banale, è un qualcosa di programmato accuratamente. Lei è andata sul luogo, si è procurata la pala e la zappa per scavare la buca e poi ricoprirla dopo aver nascosto i resti della figlia in sacchi di plastica. Per non parlare poi delle modalità stesse del delitto. Tutti passaggi che indicano una lucidità e una ferocia spaventosa. Nulla in questo omicidio lascia sospettare che possa essere venuta meno anche per un minuto la capacità di intendere e di volere di questa persona. Si tratta quindi di un soggetto sicuramente disturbato ma assolutamente lucido”.

Come giudica il racconto iniziale della madre, la storia dell’aggressione armata e del rapimento?

“Anche questa per me è un’ulteriore prova dell’assoluta lucidità del soggetto in questione. Una lucidità ben evidenziata nel tentativo di far ricadere addirittura sull’ex compagno la colpa del rapimento. Un passaggio che la dice lunga sulla capacità di costei di essere lucida e abilmente manipolatoria”.

Se non fosse crollata e non avesse confessato, avrebbe avuto la possibilità di farla franca?

“Assolutamente no, si tratta di un soggetto sprovvisto degli strumenti necessari a pianificare un delitto perfetto. Tenga conto che la confessione non è avvenuta spontaneamente, per lunghe ore ha continuato ad insistere con la versione del rapimento nonostante le incongruenze riscontrate dagli inquirenti. Ha ceduto quando i militari hanno acquisito le telecamere del luogo dove sosteneva essere avvenuta l’aggressione e il rapimento ed è stata posta di fronte alle sue bugie. Ma gli inquirenti non sono stati mai convinti del suo racconto e già dalle prime ore avevano riscontrato delle inesattezze. Quindi sarebbe stata in ogni caso scoperta”.

 

 

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