Ma la Lagarde e’ in grado di fare la presidente della BCE?

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Lagarde incapace di guidare la Banca centrale europea? Non ce lo chiediamo solo noi; in neanche tre anni alla guida dell’istituzione che decide le sorti dell’euro l’avvocata francese ha collezionato un numero incredibile di gaffes; gaffes che hanno spaventato i mercati e infiammato gli spread, causando danni per miliardi di euro (quasi sempre a danno dell’Italia).
Ma pure quando limita i danni la sostituta di Mario Draghi non soddisfa nessuno. Prendiamo il suo intervento di ieri all’incontro con gli eurodeputati della commissione Problemi economici del Parlamento Ue; di fronte alle richieste di Irene Tinagli, che della commissione è la presidente, di chiarire finalmente come la BCE pensa di evitare il rischio di frammentazione nell’area euro, la Lagarde si è limitata a balbettare che «se il rischio di frammentazione si presenterà, sarà affrontato con gli strumenti adeguati, la flessibilità adeguata» e la risposta «sarà efficace, proporzionata e nei termini del nostro mandato». Più vaghi di così si muore. Neanche un accenno a come funzionerà il fantomatico scudo antispread che dovrebbe proteggere le economie più fragili, come quella italiana, in caso di massicce vendite sul mercato dei nostri titoli di stato. E soprattutto nessuna indicazione su quale potenza di fuoco (insomma, quanti soldi) la BCE è disposta a mettere sul piatto e in cambio di cosa.
È naturale che di fronte a questa completa mancanza di chiarezza nel mondo della finanza ci si faccia qualche domanda, e preoccupa che qualcuno stia trovando le risposte nella riesumazione del famigerato Mes. Il Meccanismo europeo di stabilità che dovrebbe aiutare i paesi che hanno difficoltà a finanziarsi sul mercato comprando i loro bond ma chiedendo in cambio – a differenza di quanto fatto dalla BCE col PEPP durante la pandemia – il rispetto di pesanti condizioni sulla loro spesa pubblica. Buona parte della classe politica italiana, da Fratelli d’Italia ai partiti “di lotta e di governo” come Lega e Movimento5Stelle, hanno già annunciato che non hanno alcuna intenzione far accedere l’Italia a un fondo che crea più problemi di quanti ne risolva, ma è un fatto inoppugnabile che l’unica soluzione alternativa è una mossa della Bce che tarda ad arriva. E che, se pure arriverà, potrebbe essere troppo debole per fare la differenza, come paventato da Tito Boeri in un articolo pubblicato oggi da una Repubblica insolitamente battagliera.
Boeri ha calcolato in un massimo di cento miliardi la spesa in titoli italiani che la Bce si sobbarcherebbe per proteggere il nostro debito, a fronte di 250 miliardi di euro di titoli in scadenza nel solo 2023. È evidente che in caso di panico dei mercati questo scudo sarebbe utile come un ombrello sotto una pioggia di lava e lapilli. E come se non bastasse, secondo Boeri difficilmente questo scudo potrebbe essere utilizzato dai paesi bisognosi senza sottostare a qualche forma di controllo della spesa pubblica.
Su questi fondamentali quesiti la Lagarde per ora tace, avendo capito che quando parla fa danni. Ma ci consoliamo poco: una presidenza Bce debole in tempi turbolenti come questi rischia di mettere a repentaglio l’esistenza stessa dell’euro, come ricordato oggi pure dal Financial Times. Certo, il mestiere di banchiere centrale non si impara facilmente e non ce ne sono tanti a disposizione tra i quali scegliere, ma certo a Francoforte potevano cercare una personalità un po’ più esperto. Almeno qualcuno laureato in economia.

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