Il caso Viterbo: così la civica Frontini ha travolto Zingaretti e compagni

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Viterbo ha la prima donna sindaco della storia, ma questa non è la principale novità delle elezioni amministrative. Comunque sarebbe andata, il capoluogo della Tuscia si sarebbe colorato di rosa visto che a sfidarsi al ballottaggio per la fascia di primo cittadino erano due donne.

La vera sorpresa è stata la vittoria della “civica” Chiara Frontini contro l’assessore regionale alle Politiche Sociali della Giunta Zingaretti, Alessandra Troncarelli. La vittoria della Frontini è stata netta, il 64,92% contro il 35,08% della rivale.

Non si tratta di una novellina, perché una decina di anni fa la giovanissima Frontini, fresca di laurea universitaria, ricoprì l’incarico di assessore comunale nella giunta di centrodestra guidata dal sindaco Giulio Marini. All’epoca stava con il Pdl, area Giorgia Meloni, ma poi dopo essere entrata in rotta di collisione con il gruppo di ex amici in seguito confluiti in Fratelli d’Italia, fondò un movimento civico “Viterbo 2020” con cui si è candidata sindaco già nel 2013 e nel 2018. La volta scorsa riuscì ad andare al ballottaggio, ma fu sconfitta dal candidato del centrodestra Giovanni Arena con uno scarto minimo.

Stavolta è tornata in campo allargando la sua coalizione e incontrando sul suo percorso uno sponsor d’eccezione, ovvero Vittorio Sgarbi (prossimo assessore alla bellezza) con la sua lista “Rinascimento”. Ma la cosa davvero sorprendente è che Chiara Frontini ha vinto contro un’autentica corazzata, ovvero l’assessore regionale del Pd, che oltre ad aver messo in piedi un’ampia alleanza di centrosinistra, un campo largo che comprendeva tanto il Movimento 5Stelle che Azione di Calenda e che abbracciava anche una parte di Forza Italia, ha potuto contare sull’appoggio del governatore Nicola Zingaretti e del consigliere regionale Enrico Panunzi.

Proprio Zingaretti è venuto più volte in prima persona a Viterbo a sostenere la sua assessora, che in pratica per tutta la campagna elettorale ha sovrapposto i ruoli, quello di membro della giunta regionale e di candidato sindaco. Con la vittoria della Troncarelli, è stato il mantra di queste due settimane, Viterbo avrebbe avuto straordinarie opportunità di crescita proprio grazie all’uniformità politica fra Regione e Comune, e ad una piena unità d’intenti fra il governatore e quella che per quattro anni è stata una sua strettissima collaboratrice.

Un messaggio che però non soltanto non ha fatto presa sull’elettorato, ma per certi versi ha dato anche fastidio, soprattutto perchè la campagna elettorale del centrosinistra è stata per lo più incentrata a screditare la Frontini descrivendola come una dilettanto allo sbaraglio, una populista, una con tanta forma e zero sostanza.

Tanto per far capire il tono della propaganda zingarettiana, ecco un assaggio di ciò che il governatore laziale è stato capace di dire a Viterbo per invitare gli elettori a sostenere Troncarelli: “Stanno arrivando ‘una fracca di miliardi’ mai visti, ma non si trasformano in lavori automaticamente. Chi è la candidata più unitaria se non Alessandria Troncarelli? Anche perché i soldi arrivano in quanto programmati anche da lei. Avete bisogno di una scelta di questo profilo, che ha diretto in modo perfetto la regione nel difficile momento della pandemia. Un sindaco si decide perché è giusto puntare alla migliore qualità della vita, se Viterbo vuole prendere il treno del futuro… È meglio Alessandra. A chi vi chiede qualsiasi cosa date una solo risposta, è meglio Alessandra, un atto d’amore per questa città, per fare il meglio per i cittadini”.

Va detto che la Frontini ha vinto anche grazie al sostegno del centrodestra, soprattutto di Fratelli d’Italia che pur senza un apparentamento ufficiale ha comunque invitato gli elettori a votare la candidata anti Pd. Il centrodestra si è presentato spaccato al primo turno, con il partito della Meloni che ha sostenuto l’ex senatrice Laura Allegrini e il resto della coalizione che ha puntato sul leghista Claudio Ubertini. Allegrini si è difesa molto bene ma è arrivata terza, mentre per l’altra parte del centrodestra, ovvero l’alleanza Lega, Forza Italia, Udc è stato un disastro, visto che sono stati superati nei consensi anche dall’ex vicesindaco Luisa Ciambella, dell’area popolare del Pd, che al primo turno si è candidata in polemica con la scelta della Troncarelli.

In pratica al ballottaggio, il consenso delle forze politiche sconfitte al primo turno, si è riversato tutto su Chiara Frontini che ha potuto prevalere così nettamente sull’avversaria.

Ma sarebbe davvero riduttivo addebitare la vittoria della civica Frontini soltanto ad una sorta di grande ammucchiata anti-Pd. La neo sindaca come detto ha saputo lavorare molto bene in questi anni dai banchi dell’opposizione, facendosi portavoce del malessere della città, libera da appartenenze politiche. Ha saputo costruire il suo successo personale anno dopo anno, pazientemente, un tassello dopo l’altro e facendo tesoro delle sconfitte per ripartire e migliorare. E alla fine, anche grazie ad una campagna elettorale molto social, ad una comunicazione efficace e ad una vincente strategia di coinvolgimento attivo di tutte le realtà presenti ed operanti a Viterbo, è riuscita a convincere gli elettori circa la genuinità della propria proposta politica.

Ora per lei inizia il compito più difficile, perché dovrà dimostrare di aver meritato il gradimento dei viterbesi e di non essere affatto la dilettante descritta dagli avversari, brava con le parole, con gli slogan ma priva di concretezza. Dovrà saper dimostrare soprattutto che oltre la propaganda, l’efficacia dei messaggi, la forza della novità che ha saputo incarnare, c’è anche la giusta competenza per amministrare una città importante e complessa come Viterbo. E potrà anche forse raccogliere, se lo vorrà, le spoglie di un centrodestra a pezzi e tutto da ricostruire, un’area che ha bisogno di nuovi interlocutori, ora che la vecchia nomenclatura berlusconiana è stata letteralmente spazzata via. 

Ma la lezione è soprattutto rivolta al centrosinistra, che ha impostato la campagna elettorale su criteri vecchi, sulle passerelle mediatiche dei leader politici nazionali e regionali, e su una delegittimazione del civismo, con quella tipica arroganza di certa sinistra liberal e radical che pretende da sempre di incarnare il bene, il progresso, la competenza e che tratta gli avversari con superiorità, veemenza, in certi casi anche con disprezzo. A questa sinistra radical chic con la puzza sotto il naso che ha pensato di utilizzare il potere di cui dispone in Regione come grimaldello per aprirsi le porte della Città dei Papi, i viterbesi hanno risposto con un sonora sconfessione che ha suonato forte come una pernacchia. Servirà da lezione?

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