Pensiero unico. Dopo “no-vax” e “filo-Putin”, le parole sbagliate sull’aborto

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Titolo del Messaggero del 25 giugno, tanto per fare un esempio tra i tantissimi casi: “Aborto Usa, diritto negato”. Titolo sbagliato, è un’interpretazione ideologica dell’argomento, che fa il paio con tutte le dichiarazioni di parte abortista, liberal, radical e dello stesso Biden: “Donne in pericolo”. Come sarebbe in pericolo, secondo il loro e nostro mainstream, la legge 194.

Il titolo corretto, secondo la scuola anglo-sassone, tanto richiamata quando conviene (la separazione tra il fatto e il commento), e ignorata quando non conviene, avrebbe dovuto essere: “Aborto Usa, la Corte demanda agli Stati il potere di condividerlo o meno”. Solo questa è la vera notizia.
Purtroppo non è così, e non sarà mai così, siamo definitivamente ostaggio e vittime delle narrazioni e rappresentazioni di parte.

Ma cerchiamo di andare per ordine, al di là delle posizioni manichee, dando un senso razionale alla vicenda e ai suoi probabili effetti culturali, sociali e politici.
La questione è il pensiero unico, pure su tale tema. Cioè, il bene, i buoni, i giusti contrapposti al male, ai cattivi, gli sbagliati e quindi, dannati.

Primo errore della comunicazione liberal, radical, che domina come dato acquisito ovunque, dalle tv ai giornali, ai discorsi dei leader politici e intellettuali: in Italia non c’è un diritto all’aborto, o un diritto delle donne ad abortire, come si crede. C’è, proprio secondo la legge 194, unicamente il diritto a interrompere la gravidanza. Il che è totalmente diverso. Pure dal punto di vista etimologico: si interrompe qualcosa che c’è, non qualcosa che non c’è, e che si pensa sia solo un’idea di vita, un progetto di vita, come da vulgata progressista (frasi a suo tempo di Pannella). Ne consegue che la legge sposta, nella sua essenza (valutazione che dà un enorme fastidio ai sacerdoti della moda corrente), la prospettiva dell’aborto verso la centralità del nascituro, non della donna (la gravidanza mette al centro il figlio, e solo in parte la madre che può decidere se interromperla o meno).

Secondo errore: la parte iniziale della legge, frutto di un compromesso parlamentare tra forze diverse, non è abortiva, ma al contrario dissuasiva, e contempla il legittimo diritto dei medici all’obiezione di coscienza. Quel diritto che i radicali, e non solo, esaltano, quando serve (contro la leva obbligatoria o leggi sbagliate sulla giustizia) e demonizzano quando nega la loro idea del mondo e della società.
Non si capisce infatti, perché il diritto ad abortire sia un diritto giusto e il diritto all’obiezione sia un diritto di serie b, al punto che nei concorsi pubblici (si pensi alla Regione Lazio) si è tentato di porre come condizione per l’assunzione dei camici bianchi la pratica certa dell’aborto e non la possibile obiezione.
E ancora: ora i liberal e i radical temono che il “vento reazionario” arrivi ai matrimoni gay e alle adozioni gay.
Cosa ci sarebbe di male? Ognuno fa le battaglie che crede.

Primo, la democrazia non è un valore a senso unico. Se la Corte di Giustizia Usa, considerata presidio della civiltà, dell’impero del bene, e della democrazia, stoppa leggi che discriminano (la questione razziale) è una sorta di divinità. Se lascia agli Stati la facoltà di vietare l’aborto, è medioevo.
Ma la democrazia vale per ogni scelta, altrimenti è puro giacobinismo; è Robespierre che ghigliottina gli avversari nel nome di “liberté-egalité-fraternité”.

Se i popoli a maggioranza diventano anti-abortisti, è assolutamente normale che tentino di produrre leggi in tal senso. Se, nel caso in questione, gli Stati repubblicani degli Usa, bloccheranno l’aborto sarà un loro diritto. Vuol dire che in America almeno un 50% dei cittadini non lo vuole. Di ciò hanno paura gli abortisti, i laicisti? Che ci sia un’altra idea di modernità? Che non è Medioevo? L’unico mantra cui si aggrappano.

A proposito di Medioevo. Ribadiamo alcuni concetti. Non c’è la modernità e l’oscurantismo, o chi vuole il progresso e chi tenta di far tornare indietro le lancette della storia. Si affrontano da decenni due idee incompatibili di modernità: quella laicista, fondata sui diritti civili e sulla mistica che ogni desiderio deve diventare un diritto. E c’è la modernità antropologica, incentrata sulla centralità della vita, della famiglia naturale, sul no al gender, e sul primato della natura sull’ideologia.

In quanto ai secoli bui, basta identificarli col male: ci sono stati Dante, Giotto, la Scolastica, il tomismo, l’economia curtense studiata attualmente in ogni facoltà, la trasmissione della cultura classica grazie all’attività degli amanuensi nelle cattedrali; sono stati fondati gli ospedali e le università. E ci risulta, invece, che le prime streghe siano state bruciate proprio in pieno umanesimo, come le guerre di religione, scoppiate nel Seicento; quei secoli che i liberali di casa nostra considerano come il sole della rinascenza.
Se facessimo più storia e meno ideologia della storia, anche il dibattito politico odierno sarebbe più corretto e più sano.

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