L’invenzione del mainstream. Dopo i no-vax, i filo-Putin, arrivano i no-sic

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Adesso si sono inventati un’altra categoria-ghetto: “i no-sic”, i contrari alla siccità.

In altre parole, quelli che negano la calura, il solleone, gli effetti del riscaldamento climatico, dovuto all’inquinamento dell’uomo; quelli che negano la decrescita odierna del mare, dei laghi, dei fiumi, lo scioglimento dei ghiacciai. E come se non bastasse, i giornali che contano, gli intellettuali e gli analisti di moda, politici compresi, li hanno collegati, per deduzione ideologica, ai no-vax, ai filo-Putin e ai terrapiattisti vari: stesso mastice intellettuale rasoterra, Dna arretrato, antropologicamente inferiore.

Insomma, un perimetro fresco di fabbrica, scelto dal pensiero unico per delimitare gli avversari, definirli, inchiodarli, emarginarli prima culturalmente, poi socialmente.
Il mainstream d’altra parte, aveva, come avrà sempre, bisogno di nuovi nemici, vista la debolezza crescente dell’impianto vaccinista (numeri e contagi esponenziali dei vaccinati e l’inefficacia alla lunga dei sieri), e viste le ultime notizie provenienti dal fronte ucraino (l’avanzata dei russi), con relativo consenso del fronte pacifista che rifiuta le armi.

I no-sic, l’ultima declinazione del negazionismo sono quindi, i nuovi utili idioti.
Utili idioti perché fanno il gioco del sistema. A un pensiero unico non si può anteporre un contro-pensiero unico, uguale e contrario. Si diventa funzionali agli obiettivi imposti dall’alto. Se questi sono gli argomenti dei no-vax (il complotto politico-etico-sanitario), gli argomenti a favore di Putin (il complotto Nato) e gli argomenti dei no-sic (ci tolgono l’acqua per schiavizzarci), la battaglia del Palazzo è facile.

Il pensiero unico, lo abbiamo diffusamente spiegato, si fonda sullo schema morale, religioso, bene-male, amico-nemico, buoni-cattivi; schema che precede ogni tematica e ogni contenuto. Si basa, poi, sulla personalizzazione, individuazione, categorizzazione, demonizzazione, delegittimazione del nemico e sulla neo lingua che trasforma il bene in male e il male in bene.
Se gli oppositori impostano la loro contro-narrazione utilizzando il medesimo vocabolario si condannano da soli.
Perché in mezzo a questa eterna guerra tra guelfi e ghibellini, ci sono tanti milioni di cittadini non rappresentati, che non si schierano, che non intendono militare nelle false opposte tifoserie, che vogliono ragionare con la loro testa, che non si fanno indottrinare e omologare. In sintesi, persone che esprimono analisi di buon senso, razionali. Che prediligono la dialettica, il confronto civile alla demagogia e al giacobinismo.

Sono quelli che, ad esempio, pensano al vaccino come ad un atto libero e consapevole di scienza e non di fede, e che non vogliono rassegnarsi all’eterna vaccinazione; sono quelli che pur ribadendo la differenza tra invasore e invaso, stabiliscono comunque un rapporto di causa-effetto sulla guerra, partita molto prima, nel 2018 in Donbass e causata anche dalle strategie Nato, senza dover entrare nell’esercito di sostenitori di Putin. E sono quelli che vogliono conservare la capacità di dire che il mantra emergenziale serve al potere politico, economico, sanitario, militare, per controllare meglio i popoli. E che magari la siccità velocizzerà la transizione energetica e la formazione di una nuova coscienza mondiale più salutista ed ecologista.

Il vero nemico di tutti è la semplificazione della comunicazione. La semplificazione partorisce sia il pensiero unico sia il contro-pensiero unico. Per uscirne dobbiamo tornare ad affermare l’importanza della complessità. La politica, l’economia, le strategie militari, sanitarie, ambientali, sono complesse. Solo così daremo le risposte giuste. E ci avvicineremo alla verità.

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