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Erdogan vuole i curdi e la Nato dimentica i diritti umani

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Alla fine tutto come da copione. La Nato per avere Svezia e Finlandia e quindi allargare il perimetro degli Stati membri a ridosso della Russia, ha “venduto” i curdi ad Erdogan, dopo che la Turchia aveva posto un veto sull’ingresso dei due Paesi, accusandoli di offrire protezione a quelli che considera terroristi.

E alla fine, visto che per gli Stati Uniti è Putin il nemico numero uno da abbattere ad ogni costo, sacrificare i curdi non è stato certo un problema. E così ecco che la Turchia ha preteso, in cambio del ritiro del veto, che Svezia e Finlandia consegnino gli oppositori politici che hanno accolto e protetto, e che revochino l’embargo sulle armi alla Turchia imposto proprio all’indomani dell’attacco turco contro i curdi siriani. Il memorandum firmato prevede in realtà da parte di Svezia e Finlandia una collaborazione con le autorità turche nella lotta contro il terrorismo e l’impegno a non sostenere movimenti sospettati di attività terroristiche, ma Erdogan è passato subito a battere cassa.

Da Ankara è partita una lista di personalità, una settantina in tutto, accusate di terrorismo e di aver partecipato al fallito golpe del 2016 che si sono rifugiate nei due Paesi. Fra questi vi sarebbero anche giornalisti e intellettuali che Erdogan ritiene complici del suo grande nemico Fetullah Gulen nel preparare il colpo di stato contro di lui. Persone che ora “il sultano” chiede siano estradate per poterle processare in patria. Ovviamente si attende di capire come risponderanno i due Paesi visto che esistono comunque delle leggi che regolano le estradizioni e che non possono essere certo trasgredite sull’altare degli interessi internazionali. Ma Erdogan le sue condizioni le ha dettate e non intende soprassedere, anche perché finché l’ingresso non sarà ratificato l’opposizione turca potrà sempre tornare in campo.

Ancora una volta i curdi sono stati “usati e gettati” dall’Occidente, utilizzati come merce di scambio o carne da macello; da anni vivono divisi fra Turchia, Iraq, Iran e Siria, chiedono il riconoscimento di uno Stato sovrano ma nessuno ha mai accolto le loro richieste. In compenso però gli occidentali hanno alimentato la causa curda ogni volta che gli è tornato utile, salvo poi dimenticarsene quando ad obiettivo raggiunto i curdi non erano più necessari, come avvenuto con la lotta all’Isis.

Quando a seguito del fallito golpe del 2016 Erdogan diede avvio all’ondata repressiva contro gli oppositori politici, furono molti in Europa a condannare la violazione dei diritti umani e la soppressione delle libertà costituzionali, su tutti proprio la Svezia, che diventò lo Stato che accolse il maggior numero di ricercati in fuga garantendo loro protezione.

Poi quando la Turchia ha mosso guerra ai curdi nel nord della Siria, nonostante il contributo da questi offerto nella lotta contro l’Isis, l’accoglienza e la protezione si è estesa anche a loro.

I curdi giustamente si sentono traditi dall’Occidente e lo confermano le parole pronunciate da Salih Muslim, leader del partito curdo siriano: “Quella di Erdogan – ha detto – è una mossa per ricevere il sostegno per una nuova invasione della Siria settentrionale e orientale”. Intervistato da Il Fatto quotidiano ha spiegato: “Se la Turchia ci attacca, credo che nessuno verrà in nostro aiuto. Dipendiamo da noi stessi, non abbiamo altra scelta che resistere e difenderci. La speranza è che il quadro internazionale fortemente instabile, con la guerra in Ucraina, non permetta alla Turchia di intraprendere una nuova invasione. In ogni caso, siamo preparati per una lunga guerra”.

E a proposito dell’accordo stipulato dalla Nato per consentire il sì della Turchia all’ingresso di Svezia e Finlandia aggiunge: “Il memorandum, per i dettagli che conosciamo, rafforzerebbe la guerra, già esistente, contro il popolo curdo. Dal suo ingresso nella Nato nel 1952, la Turchia ha utilizzato ogni mezzo per reprimiere chiunque si opponesse alle sue politiche discriminatorie con massicce violazione di quei diritti umani e di quei valori che la Nato dovrebbe rappresentare. E lo ha fatto nascondendosi dietro lo slogan della “lotta al terrorismo. In tutto ciò, le potenze internazionali, pur di proteggere i propri interessi economici, sono sempre rimaste passive. Ed è esattamente ciò che sta succedendo ora”.

L’unica speranza è che i tribunali di Svezia e Finlandia chiamati a pronunciarsi sulle richieste d’estradizione, rispettino le leggi vigenti nei due Paesi, e che i giudici seguano le regole del diritto, non le pretese di Erdogan. Il quale fino ad oggi si è potuto permettere tutto approfittando della debolezza e della compiacenza dell’Occidente; tiene sotto scatto l’Europa con il ricatto dell’apertura delle frontiere e dell’invasione dei profughi, continua a mantenere l’occupazione illegale nella parte nord di Cipro, è intervenuto militarmente nel Nagorno-Karabakh contro gli armeni e in Libia in favore dei Fratelli musulmani, e dulcis in fundo ha sostenuto militarmente l’Isis come confermato da numerose inchieste giornalistiche.

Adesso l’ultimo colpo ad effetto è l’affossamente definitivo della causa curda con il consenso, esplicito o tacito poco importa, dell’Occidente e della Nato, mentre sul versante ucraino continua a muoversi come mediatore ed uomo di pace. Il tutto ovviamente approfittando del potere di ricatto che lo stare nella Nato gli permette di avere. In fondo, nel bene o nel male, Erdogan sta facendo gli interessi della Turchia, diversamente dall’Europa che continua a muoversi al guinzaglio degli Usa, anche quando come confermato dal presidente della Commissione Europea Ursula Von Der Leyen, rischia di restare senza gas e di dover costringere i propri cittadini a morire di freddo.

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