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Novak Djokovic mette a tacere i media: la vera vittoria

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Vaccino no. Wimbledon sì. Dopo il caso Australian Open, NovaK Djokovic ha spento con la sua vittoria tutti i rumors e le polemiche del passato facendo parlare il tennis, la sua bravura e la sua professionalità. Il tennista serbo ha conquistato Wimbledon per la settima volta vincendo il 21° slam in carriera.

Tra le sue più celebri frasi torna oggi alla mente una: “Quando cadi impari di più, perché l’intensità del dolore è più forte dell’emozione del trionfo. Nella caduta ho scoperto cose di me che non immaginavo, le scopro ancora adesso”.

Ma non è il solo ad aver vinto anche una battaglia personale. L’altro nome che va a conquistarsi le copertine è quello di Elena Rybakina, anche lei con la coppa di Wimbledon tra le mani. Lui decisamente no-vax; lei inequivocabilmente russa, nata a Mosca seppur con passaporto kazako.

Le regole, la libertà, la resistenza, sono tutte questioni sul tavolo con loro e a qualche benpensante cittadino avrà dato non poco fastidio che siano stati i “dissidenti” o i “diversi”, quelli che hanno pagato di più in termini di immagine e accuse, ad essere follemente vincenti. Si viene da domandarsi se ancora quel cittadino sarà convinto di spegnere il climatizzatore, di strapagare bollette di luce e gas per il gusto di sanzionare i “cattivi”, di inviare armi. Davvero ormai sembra tutto così assurdo, così eccessivo, che vivere la nostra vita con dignità torna un’esigenza prepotente.

L’esempio aiuta, certo.

Perché il valore di un campione, di campioni, non si misura precisamente con la loro riconducibilità a un sistema prestabilito e non sempre perfetto.

Questi due tennisti infatti ci hanno testimoniato la forza delle persone libere. Chi non ha ceduto a ricatti o ha saputo smarcarsi è una persona libera e potentissima e inattaccabile. Sembrerebbe proprio così.

Novak Djokovic d’altronde, più di chiunque altro, è rimasto fermo e inflessibile sulle sue posizioni riguardo il vaccino per il Covid anche se questo gli è costato molto.
Alla domanda in una conferenza stampa in vista di Wimbledon se fosse rimasto delle posizioni che già gli erano costate l’espulsione dall’Australia e la mancata partecipazione agli Open sui campi di Melbourne, Djokovic aveva risposto con un “sì” piuttosto deciso.
“A oggi, tenuto conto delle circostanze – aveva aggiunto il fuoriclasse serbo -, non mi è concesso entrare negli States.
Mi piacerebbe andarci e giocare lì, ma per il momento non è possibile. Quindi tutto ciò è un’ulteriore motivazione per fare bene qui a Wimbledon”.

E lo ha fatto. Il meglio. Con serietà e forza.

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