Un Draghi bis senza M5S (ma non troppo), in attesa di Grillo

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Un governo Draghi Bis senza il Movimento 5 Stelle. Ma con un buon numero di fuoriusciti (tra i 15 e i 40) per assicurare continuità politica. E’ l’indiscrezione lanciata da Open sul possibile sbocco della crisi di governo che si sta di fatto ripercuotendo contro il movimento grillino, spaccato fra chi vuole rompere definitivamente con Draghi e il resto della maggioranza e chi invece è pronto a passare con Di Maio per salvare la legislatura ed evitare le elezioni ad ottobre.

Oggi tornerà a riunirsi l’assemblea dei 5Stelle per trovare una via d’uscita alla crisi. L’ipotesi che sarebbe al vaglio per mettere d’accordo le due anime del Movimento è quella di dare mercoledì la fiducia a Draghi ma ritirando i ministri e garantendo soltanto un appoggio esterno. Soluzione che però non trova d’accordo i ministri e l’ala governista, e ancora meno gli ortodossi che non vogliono ambiguità e chiedono di non votare la fiducia. Ecco così spuntare l’indiscrezione di Open.

Il giornale fondato da Enrico Mentana rivela: “Al netto delle assemblee permanenti, il piano di Conte per allungare la vita del governo Draghi prevede di confermare la fiducia all’esecutivo e poi garantirgli l’appoggio esterno. Si tratta di un’ipotesi che terrebbe assieme un partito che invece sembra andare sempre più verso la balcanizzazione. I ‘governisti’ grillini provano a mandare un segnale al premier. ma nel consiglio non vanno oltre la quindicina di interventi di dissenso su oltre sessanta. È il ministro per i rapporti con il Parlamento Federico D’Incà il capo della fronda. Insieme a lui Federica Dieni, Giulia Grillo, Luca Sut, Azzurra Cancelleri, Rosalba Cimino, Vita Martinciglio, Soave Alemanno, Diego De Lorenzis, Niccolò Invidia, Elisabetta Maria Barbuto, Elisa Tripodi, Gabriele Lorenzoni e Celeste D’Arrando. Sono i nomi di chi è intervenuto all’Assemblea contestando la linea di Conte”.

Da qui quindi l’ipotesi di una scissione da parte di parlamentari pronti a sostenere il governo. I numeri però sono incerti: “Si va dai 40 ipotizzati nelle cronache di ieri ai 15 contati oggi dal Fatto Quotidiano” rivela ancora Open. Che racconta di un tentativo del capogruppo alla Camera Davide Crippa di organizzare una riunione con i soli deputati, senza i senatori, per assicurare la fiducia al governo. Una mossa che non sarebbe stata apprezzata, al punto che da parte dei contiani sarebbe stata chiesta la testa del capogruppo.

Come riporta anche il Corriere della Sera “Se Crippa e altri big M5s lasciassero il Movimento il perimetro della maggioranza resterebbe più o meno lo stesso. Il ‘nuovo’ governo non sarebbe un bis ma un Draghi Uno senza ministri contiani. Fonti di governo, sostiene il quotidiano, ritengono che sia questo il sentiero che porterà alla soluzione della crisi”.

Insomma, sono ore di grandi manovre quelle che separano dalle comunicazioni del premier Draghi mercoledì in Parlamento. Il tutto con l’incognita delle reali intenzioni del Presidente del Consiglio che, a detta dei beni informati, sarebbe deciso a confermare le dimissioni. Nei colloqui col Capo dello Stato avrebbe proposto il ministro Franco come premier di un possibile esecutivo di fine legislatura, ma Matterella gli avrebbe fatto capire che senza di lui si andrà dritti al voto; anche perché difficilmente il centrodestra, la Lega in primis, sembrerebbe disponibile a sostenere un nuovo governo senza Draghi in alternativa al voto.

Tutto lascerebbe supporre che mercoledì gli appelli di queste ore a Draghi, provenienti dall’Italia ma soprattutto dall’estero, produrranno gli effetti sperati convincendo il premier a restare in carica. Ma probabilmente fino all’ultimo Draghi cercherà di avere le più ampie rassicurazioni a che non arrivino altri colpi di testa. Grande assente in questa vicenda Beppe Grillo che sembrerebbe non giocare alcun ruolo nella trattiva, nonostante abbia sempre ribadito la necessità di sostenere Draghi. Ma davvero il garante pentastellato lascerà il boccino della crisi in mano a Conte? O come spesso accaduto arriverà alla fine per dire l’ultima parola e dettare la linea definitiva pro governo?

 

 

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