Nigeriano ucciso, parla Bruzzone: “Ecco cosa per me ha mosso l’assassino”

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Non si placano le polemiche seguite all’omicidio di Alika Ogorchukwu, ambulante nigeriano ucciso in mezzo alla strada a Civitanova Marche da Claudio Giuseppe Ferlazzo.

Ferlazzo prima lo ha colpito più volte con la stampella che il nigeriano usava per camminare dopo essere rimasto permanentemente lesionato in seguito ad un incidente stradale e poi, quando la vittima è caduta a terra, gli è salito sopra tenendogli la testa schiacciata per terra. “Le indagini sono in corso, ma la situazione è abbastanza chiara – hanno detto il dirigente della Squadra Mobile di Macerata Matteo Luconi e quello del commissariato di Ps di Civitanova Marche Fabio Mazza, durante una conferenza stampa- tutto sembra essere nato da una lite per futili motivi, con una reazione abnorme da parte dell’aggressore nei confronti della vittima che gli stava chiedendo l’elemosina”. Non vi sarebbe quindi un odio razziale alla base del gesto criminale, ma soltanto la crudeltà folle di un soggetto che viene descritto come violento, gravato da problemi psichici e con precedenti penali alle spalle.  Il suo legale Roberta Bizzarri ha rivelato: “Ferlazzo è una persona con problemi psichiatrici che sto approfondendo” ha dichiarato in un’intervista a un quotidiano locale. A confermare la presenza di disturbi nell’uomo anche le parole della madre dell’aggressore che, attraverso l’avvocata Bizzarri fa sapere di essere molto “dispiaciuta e vicina al dolore della famiglia”. “La donna -spiega ancora la legale di Ferlazzo- è anche l’amministratore di sostegno di suo figlio ed è molto preoccupata per lui perché in passato il giovane è stato anche in comunità”. Abbiamo chiesto al riguardo un commento alla criminologa Roberta Bruzzone. 

Gli inquirenti sembrano escludere il movente razziale, riconducendo l’atto criminale alle problematiche psichiatriche dell’assassino accusato di omicidio volontario aggravato dai futili motivi e della rapina del cellulare della sua vittima. Condivide il giudizio?

“Faccio fatica sinceramente ad escludere una componente di tipo razziale in questo barbaro assassinio, o ritenerla addirittura del tutto assente. Che questo soggetto avesse come sembra delle serie problematiche di tipo psichiatrico non può portarci a cancellare l’aspetto razziale. Siamo di fronte ad una persona con un coefficiente di aggressività molto elevato che ha deciso di scagliarsi contro una vittima con caratteristiche specifiche; innanzitutto il fatto di trovarsi in condizioni di minorata difesa e poi il suo essere extracomunitario. Mi pare abbia messo in campo una condotta feroce e lucida, individuando un target specifico su cui sfogare la propria distruttività, sapendo bene che non si sarebbe potuto aspettare dall’altra parte un’adeguata difesa. Temo che la componente di lucidità e di odio razziale in questa vicenda siano dominanti”.

Pensa che non avrebbe agito allo stesso modo se si fosse trattato di un italiano? Chi può dirlo?

“Io ritengo che l’assassino abbia agito individuando nella vittima due elementi: l’essere un extracomunitario in evidente stato di difficoltà e soprattutto un soggetto minorato in quanto obbligato a camminare con una stampella. Una condizione che limitava fortemente la capacità di reagire ad un’aggressione. Ho avuto modo di esaminare i video e di ascoltare le testimonianze dei presenti, ed appare evidente che lui e la sua compagna si erano già allontanati dall’area in cui la vittima aveva offerto alla donna la merce che vendeva. E’ lui che decide di tornare indietro e di aggredire quest’uomo, in assenza di una condizione di effettivo pericolo o di molestia, e lo fa deliberatamente con una violenza inaudita, prima gettandolo a terra mettendo in atto tutta una serie di pratiche tipiche delle arti marziali, poi procedendo con una stretta da soffocamento. Non possiamo certo considerare che questo sia un comportamento dettato unicamente da follia”.

Il fatto che questa persona, come del resto confermato dal suo legale, soffrisse di problemi psichici non chiama in causa le strutture psichiatriche che forse non hanno gestito adeguatamente la situazione?

“Bisogna capire nei dettagli la sua diagnosi psichiatrica. Il suo legale ha rivelato che l’assassino aveva addirittura la madre come amministratrice di sostegno, il che significa che era stato ritenuto incapace di badare a se stesso. Ora è necessario approfondire la questione e capire se le persone che avevano in carico questo soggetto hanno fatto tutto quello che serviva per evitare che potesse nuocere ad altri contenendo la sua pericolosità. E’ ovvio che si tratta di una persona con seri problemi psichiatrici, ma attenti a non confondere la follia con la violenza, perché di gente così che gira senza il patentito del disturbo bipolare ne troviamo quante ne vogliamo. Quindi la problematica psichiatrica va senz’altro approfondita in sede giudiziaria, ma mi pare evidente che in questa vicenda sia la meno rilevante. Ad alimentare questa condotta omicidiaria lo ripeto, sono stati l’odio razziale e la consapevolezza di avere di fronte un soggetto inerme”.

Come giudica il comportamento dei presenti che non hanno fatto niente per fermare l’aggressore ma hanno ripreso la scena? Sono passibili di denuncia?

“L’aspetto più orribile, oltre alla brutalità dell’omicidio, è proprio questo e credo che vada fatta una considerazione seria su ciò che siamo diventati. Che una serie di persone siano rimaste lì inermi senza muovere un dito per fermare l’aggressore ma riprendendo ciò che stava avvenendo sotto i loro occhi, mi fa provare un profondo senso di disgusto per il genere umano”.

Ma perché si è arrivati a questo punto?

“Cosa vuole che le dica? Oggi è davvero difficile trovare qualcuno disposto a darti una mano in situazioni del genere, e questa cosa è aberrante”.

Colpa dei social?

“Direi che siamo in presenza di un grave processo di disumanizzazione, i social c’entrano fino ad un certo punto. Certo, è inconcepibile che certe persone arrivino ad anteporre la necessità di documentare un’aggressione per poi mettere tutto in rete e acquistare follower, al dovere di intervenire per salvare un essere umano. Fossi in queste persone mi metterei davanti allo specchio e mi interrogherei seriamente su quale tipo di esseri umani sono diventati”.

Ma prima non accadevano fatti analoghi? Eravamo tutti più altruisti e solidali?

“Certamente non eravamo a questi livelli. Oggi siamo arrivati a ritenere che se non filmiano, non documentiamo e non condividiamo in rete tutto ciò che vediamo, siamo di fatto inesistenti. E’ molto più importante dare priorità a ciò che possiamo condividere per avere il consenso degli altri, piuttosto che aiutare una persona che viene massacrata per la strada e uccisa. Siamo arrivati ad una sorta di auto-referenzialità davvero preoccupante. La stessa cosa se vogliamo è accaduta nei giorni scorsi con la morte della piccola Diana, bambina lasciata in balia di una madre gravata da problematiche molto serie, una madre assolutamente inadeguata e questa si è poi scoperto non essere affatto una sorpresa per molti. Eppure nessuno si è sentito in obbligo di mettere in sicurezza questa bimba di nemmeno diciotto mesi. C’è un filo rosso che unisce queste vicende e si chiama progressiva disumanità”.

Alessandra Verni, la mamma di Pamela Mastropietro la ragazzina uccisa a Macerata e fatta a pezzi da un nigeriano, si è risentita nel vedere la comunità nigeriana scendere in piazza invocando giustizia per Alika Ogorchukwu, restando invece del tutto indifferente alla sua tragedia. Due pesi e due misure insomma, o se vogliamo un esempio di razzismo rovesciato? Come commenta?

“Mi sono occupata della vicenda di Pamela per conto della famiglia e so quanto Alessandra  sia rimasta delusa anche sotto questo profilo. Certo, all’epoca non sarebbe stato sbagliato da parte della comunità nigeriana prendere le distanze da Oseghale, e questo mi rendo conto per Alessandra è un momento di grande amarezza. Ciò non toglie nulla alla gravità di quanto accaduto in questi giorni, ma effettivamente una presa di posizione netta e doverosa da parte della comunità nigeriana nella tragedia di Pamela è purtroppo mancata”.

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