Più di quattro milioni di italiani senza sportelli bancari, l’allarme della Fabi: «Tanti cittadini saranno allontanati dal circuito legale della finanza e dell’economia»

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Il maresciallo dei carabinieri, il farmacista, il parroco, il postino e il direttore di banca: fino a pochi decenni fa nei piccoli centri queste figure rappresentavano i riferimenti della comunità. Complice anche lo spopolamento di molte aree, i servizi minimi sono completamente cancellati. Se in questi paesini si trova ancora qualche farmacia è invece pressoché impossibile servirsi di uno sportello bancario, al punto che il 7% della popolazione italiana vive in località senza più agenzie bancarie. Il primato è in Piemonte dove la percentuale cresce fino al 14%, ma nel Mezzogiorno e nelle isole che il fenomeno è particolarmente diffuso dove circa due milioni di abitanti non hanno uno sportello bancario sotto casa. Nel dettaglio, è la Campania la prima regione per numero di cittadini senza filiali: 700mila, con il caso limite di Pollena Trocchia, comune di circa 13mila abitanti in provincia di Napoli, senza alcuno sportello. Secondo la Federazione autonoma bancari italiani cresce il rischio di allontanare milioni di soggetti dal circuito legale della finanza e dell’economia. «La riduzione delle filiali sta creando e creerà non pochi danni al Paese e alla clientela delle banche, che potranno svolgere sempre meno il ruolo sociale a servizio di famiglie e imprese – spiega Lando Maria Sileoni – ma la classe politica non se ne preoccupa abbastanza».

Tutto ciò è frutto della progressiva chiusura delle agenzie da parte delle banche: gli sportelli, 32.881 nel 2012, a fine 2021 erano 21.650, in calo di 11.231 (- 34%). Dalla ricerca, realizzata incrociando i dati statistici della Banca d’Italia e dell’Istat aggiornati a fine 2021, emerge sia il vistoso allontanamento degli istituti di credito dai territori, che spingono per promuovere canali digitali, sia l’attenzione, da parte dei vertici del settore bancario, alla riduzione dei costi. Così, mentre quasi tutte le banche si affrettano a chiudere le agenzie c’è una fetta rilevante della popolazione italiana che di fatto è dimenticata: una situazione che inevitabilmente creerà enormi disagi anche di tipo pratico sia per le famiglie sia per le imprese, specie quelle più piccole.

Secondo la Fabi gli strumenti digitali non sono ancora diffusi a tappeto, ne consegue che la desertificazione bancaria può provocare da un lato un forte limite nell’accesso ai servizi bancari (dalla richiesta di finanziamenti alla consulenza per gli investimenti), dall’altro può spingere la clientela fuori del circuito finanziario legale e, quindi, dell’economia, a vantaggio di organizzazioni criminali, con conseguenti danni per la crescita del Paese e anche per le finanze pubbliche in termini di minor gettito nelle casse dello Stato.

«Il ruolo sociale che le banche stanno progressivamente perdendo con chiusure indiscriminate e inaccettabili di agenzie – osserva ancora Sileoni – è un argomento che non può essere sottovaluto dai partiti politici, secondo i quali, essendo le banche aziende private, sono in qualche modo legittimate a fare ciò che vogliono. Non può passare questa semplicistica tesi proprio perché, da sempre, le banche si occupano dei risparmi degli italiani e non dovrebbero assolutamente trasformarsi in semplici negozi finanziari, riducendo così drasticamente la consulenza a imprese e famiglie, senza che nessuno intervenga. La riduzione delle filiali sta creando e creerà non pochi danni al Paese e alla clientela. Mi riferisco, in particolare, agli anziani, che hanno scarsa dimestichezza con gli strumenti digitali, e a chi vive al Sud, dove il fenomeno della chiusura delle agenzie bancarie è più marcato e preoccupante anche per un evidente problema di accesso a internet. Le inevitabili conseguenze fanno quindi emergere anche una questione di carattere economico con un repentino cambiamento del modello di business, tutto incentrato sulla vendita di prodotti finanziari e assicurativi e poco o nulla, sulla concessione di prestiti, mutui e crediti in generale».

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