Ingerenze? Sono dei poteri finanziari: ecco un caso eclatante

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A Letta e Di Maio non sarà parso vero, qualche giorno fa, di potersi ergere a campioni della sovranità nazionale. L’occasione gliel’ha fornita  quel buontempone di Dimitri Medvedev che ne aveva appena sparata una delle sue: «Europei, alle urne punite i governi idioti». Enrico e Gigino hanno tuonato contro le «ingerenze» straniere con l’obiettivo di scatenare un tormentone estivo a loro favorevole.

Mal gliene incolse. Non solo perché gli italiani non si sono minimamente distratti dalle cocomerate e dalle grigliate di Ferragosto, ma anche perché il presidente del Copasir  Adolfo Urso (FdI) ha subito disattivato la polemica politica affermando che sì, c’è il rischio di ingerenze da parte di Russia e Cina, ma aggiungendo che, proprio per questo, «serve unità».

Comprendiamo il difficile momento attraversato dai due esponenti del centrosinistra, però Letta e Di Maio potevano essere quantomeno più oculati nella scelta degli argomenti propagandistici. Innanzi tutto perché le «ingerenze» russe nella campagna elettorale italiana non possono fare notizia. E ciò per il semplicissimo motivo che Mosca dispone di un formidabile strumento di pressione che si chiama forniture gas. E poi perché le vere ingerenze arrivano da altri fronti e da altri ambienti.  Parliamo dei poteri finanziari.

Proprio nei giorni della inutile polemica sulle parole di Medvedev è arrivata una pesante ingerenza da parte di Moody’s, ma tutti hanno voltato lo sguardo dall’altra parte. Moody’s è, insieme alle altre due agenzie di rating, Fitch e Standard & Poor’s, il braccio armato dei poteri finanziari. Basta un declassamento e per uno Stato sono guai: salgono immediatamente gli interessi sul debito pubblico e c’è il rischio di vedere prima o poi gli omini del Fmi che arrivano a commissariare governo e parlamento.

Che cosa è successo? È successo che il capo economista di Moody’s Analytics, Mark Zandi, ha lanciato un minaccioso avvertimento al centrodestra, probabile coalizione al governo dell’Italia dopo il 25 settembre: «Con la flat tax il debito italiano non sarà sostenibile». Se non è un’ingerenza questa…

Meloni, Berlusconi e Salvini sono avvertiti: devono cambiare la loro visione economica. Basta con questa storia della detassazione, pensino piuttosto al modo di sforbiciare ulteriormente il già magro bilancio pubblico: «L’Italia deve ridurre il disavanzo primario al fine di tenere sotto controllo bilancio nominale e debito».

Il pensiero del capo economista di Mood’s (che lancia il suo “avvertimento” attraverso una intervista rilasciata a “la Repubblica”) è in linea con l’orientamento generale delle eurocrazie. Questi ambienti vedrebbero ad esempio bene  un inasprimento delle imposte sulla casa in Italia. Per questa ideologia economica, le cifre del bilancio pubblico sono un valore assoluto, mentre invece i numeri che compaiono sui bilanci familiari e aziendali rappresentano variabili meramente secondarie.

Conta la finanza, non l’economia reale. Ed è per questo stesso, perverso meccanismo ideologico se il prezzo del gas è arrivato a livelli insostenibili. È vero che il rubinetto oggi lo gestisce Gazprom, ma è anche vero che l’impatto sulla bollette sarebbe più leggero se la “solidarietà” tra Paesi europei fosse un fatto di sostanza e non di mera facciata. Il rifiuto dei “frugali”, a partire dall’Olanda, di applicare un tetto al prezzo del gas sta aggravando la già pesante questione delle forniture. Come mai questa assurda rigidezza? Si dà il caso che la piazza del mercato del gas sia ad Amsterdam e un eventuale tetto al prezzo del metano ridurrebbe non poco i vertiginosi profitti che stanno oggi realizzando i grandi speculatori del gas.

In Europa i poteri finanziari non hanno in definitiva bisogno di ingerenze. Comandano già attraverso i loro fiduciari seduti dentro i governi.

 

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