Mentre il governo studia come intervenire per aiutare famiglie e imprese a sostenere l’impatto determinato dagli aumenti di energia e gas, i partiti in piena campagna elettorale provano ad offrire soluzioni, che però Draghi sembra considerare fino ad un certo punto.
Il premier ha già detto che non intende fare ricorso allo scostamento di bilancio come chiedono invece Lega e Movimento 5Stelle ma in parte anche il Pd. Il Carroccio per poter istituire un fondo da 30 miliardi da prevedere con apposito decreto e da utilizzare poi per aiutare le famiglie e le aziende che non riusciranno a reggere il peso del caro bollette; i 5Stelle per poter calmierare i prezzi delle bollette. Ma Conte chiede anche al governo di recuperare con un’azione forzosa i 9miliardi di extraprofitti che le società energetiche avrebbero dovuto versare allo Stato. Peccato però che le compagnie hanno presentato ricorso al Tribunale amministrativo e ritengono la norma anticostituzionale. Quindi in attesa che il Tar si pronunci a novembre, molte di queste hanno deciso di non pagare, lasciando quindi scoperto il fondo da dieci miliardi che il governo aveva previsto di istituire proprio con gli introiti degli extraprofitti da versare fra giugno e novembre.
Per il Partito Democratico la strada maestra resta l’istituzione di un tetto nazionale al prezzo dell’elettricità con prezzi amministrati per almeno un anno, ipotesi che in assenza di coperture non può che essere finanziata con nuovo deficit. Fratelli d’Italia sembra sostenere in primis la battaglia di Draghi per ottenere dall’Europa un tetto massimo al prezzo del gas, soluzione che sembrerebbe meno lontana dopo che la Germania si è detta disponibile a discuterne. Il partito della Meloni ritiene poi necessario a livello nazionale scorporare il prezzo del gas da quello dell’energia e prevedere forme di sostegno alle famiglie in difficoltà. Ma incredibilmente FdI sembra il partito più in sintonia con Draghi nel non produrre nuovo deficit. Secondo Giulio Tremonti, ex ministro dell’Economia ora candidato con FdI, il ricorso allo scostamento di bilancio “con l’inflazione e la speculazione in netta ripresa sarebbe una misura molto rischiosa”.
Come detto il governo sta studiando le misure, ma il problema è rappresentato dalla mancanza di coperture. L’Ansa riferisce che “nel corso delle interlocuzioni tecniche sul caro energia che si sono svolte in giornata (ieri) a Palazzo Chigi, con i ministri dell’Economia, Daniele Franco e della Transizione Ecologica Roberto Cingolani, a quanto si apprende da fonti di Palazzo Chigi, è stata avviata un’analisi sia sull’impatto delle misure già prese a tutela di famiglie e imprese, sia sul gettito degli extraprofitti delle società energetiche e sulle sanzioni in caso di inadempienza. Si sarebbe parlato anche della proroga degli sconti sui carburanti”. Ma di sicuro non c’è nulla e quel che appare chiaro è che probabilmente ci vorrà qualche settimana per mettere a punto un piano di interventi.
A ciò si aggiunga che il 25 settembre si vota e Draghi sembra intenzionato a lasciare il grosso delle responsabilità al nuovo esecutivo. Al momento il governo sta mettendo a punto un’attenta ricognizione delle risorse disponibili, fatto questo che non lascia prevedere soluzioni immediate. Si parla genericamente di un intervento entro settembre, ma intanto gli occhi sono tutti puntati sulla riunione straordinaria dei ministri dell’Energia europei a Bruxelles il 9 settembre per discutere delle misure necessarie a tamponare la crescita esponenziale del prezzo del gas. E dove forse la proposta italiana del price cap (tetto massimo al prezzo del gas e prezzo dell’energia scollegato da quello del gas) potrebbe non essere più un tabù come dimostrano le dichiarazioni del cancelliere tedesco Olaf Scholz che in visita a Praga, ha detto che nell’Ue “c’è una grande disponibilità a cambiare qualcosa” perché “ciò che viene attualmente chiesto come prezzo di mercato non riflette domanda e offerta in senso proprio”. Uno spiraglio che lascia ben sperare, ma troppo poco per dire che la battaglia è vinta.



