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Il gas russo, la Cina e il gioco delle tre carte

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La crisi energetica, che sta investendo in pieno l’Europa, Italia compresa, ha preso una piega inaspettata da film comico.

Ve li ricordate Totò e Peppino De Filippo nella scena del gioco delle tre carte? Divertente quel film, anche per i non amanti del genere. Ecco, la realtà ha superato la finzione cinematografica. Quello che sta accadendo è il gioco delle tre carte internazionale con la Cina che fa da mazziere. Da alcuni mesi la Cina Popolare sta acquistando più o meno di nascosto quantità enormi di gnl (gas naturale liquefatto) russo. Signori fate bene attenzione! Questo gnl in eccesso è stato estratto tutto o in larga parte dai giacimenti russi, ma quando viene stoccato in Cina, come per magia, diventa gnl cinese. Voilà le jeux sont fait! A quel punto i cinesi lo possono vendere agli europei, senza rischio di violazione delle sanzioni.

Per capire l’entità del fenomeno è bene dare qualche cifra. A luglio il South China Morning Post ha riferito che, secondo i dati doganali cinesi, nei primi sei mesi dell’anno, la Cina Popolare ha acquistato un totale di 2,35 milioni di tonnellate di gas naturale liquefatto russo, per un valore di 2,16 miliardi di dollari. Il volume delle importazioni è aumentato del 28,7% anno su anno, con un valore del 182%. Ciò significa che la Russia ha superato l’Indonesia e gli Usa, per diventare il quarto fornitore della Cina di gnl su base annua. Questo non deve essere confuso con la normale fornitura di gas dalla russa Gazprom alla Cina, attraverso il gasdotto Power of Siberia, che prosegue pacificamente.

Perché la Cina ha tentato di rendere il più opaco possibile questo acquisto di gnl dalla Russia? Il portavoce cinese, Li Kuiwen, ha precisato che la mossa era stata effettuata per “proteggere i legittimi diritti commerciali e gli interessi degli importatori ed esportatori interessati”. Ma la risposta, come è facile presumere è un’altra: la Cina ha tranquillamente rivenduto quel gnl russo “proibito” all’unico posto al mondo che ne ha un disperato bisogno, cioè all’Europa.

Qualche lettore più sensibile potrebbe pensare che i cinesi facciano questo per altruismo, cioè per salvare le aziende europee dalla chiusura e i cittadini europei dal freddo. Non è così. La Cina sta facendo pagare agli importatori europei un botto di ricarichi commerciali, cifre da capogiro.
Comunque l’aspetto positivo c’è. I 53 milioni di tonnellate che gli europei hanno stoccato, hanno portato il tasso di occupazione dei depositi di gas in Europa fino al 77%. Se continua così l’Europa raggiungerà l’obiettivo dichiarato di riempire l’80% dei suoi impianti di stoccaggio del gas entro novembre. La guerra del gas è solo all’inizio, ne vedremo delle belle.

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