Morte di Elisabetta, Zecchi: “Ecco spiegato il successo della monarchia inglese”

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La morte della regina Elisabetta ha colpito profondamente l’opinione pubblica mondiale come dimostra il cordoglio pressoché unanime giunto da tutti i Paesi. Anche in Italia la scomparsa della sovrana inglese è stata salutata e commentata con grande commozione, forse perché il suo lungo regno ha coinciso con l’evoluzione delle attuali generazioni viventi che hanno conosciuto soltanto lei sul trono del Regno Unito. C’è però un dato di fatto: la monarchia da sempre unisce molto di più i popoli rispetto all’istituzione repubblicana, con il sovrano capace di incarnare l’unità della Nazione molto meglio di come è in grado di fare un presidente della Repubblica. Abbiamo chiesto un commento in merito al professor Stefano Zecchi, filosofo, scrittore e opinionista, ex professore ordinario di estetica presso l’Università degli Studi di Milano.

Professore, come si spiega il profondo cordoglio suscitato dalla morte della regina Elisabetta in tutto il mondo, Italia compresa, dove difficilmente si è registrata tanta partecipazione e commozione quando sono venuti a mancare gli ex presidenti della Repubblica?

“Iniziamo con il dire che l’attenzione è soprattutto mediatica, quindi interessa in realtà molto più i giornali che l’opinione pubblica. E’ ovvio che la stampa internazionale celebri una figura che per oltre settant’anni è stata dominante nella storia politica e istituzionale e che è stata spesso anche al centro del gossip. Stiamo parlando di una sovrana che ha conosciuto personalmente leader politici che ormai da anni appartengono ai libri di storia, da Churchill a Stalin fino a Reagan e a tutti i papi da Pio XII in poi. Una sovrana che la storia ha contributo a farla e a trasmetterla a noi tutti. Diciamo che in questa vicenda si intrecciano due esigenze: da un lato quella che io definisco l’ipocrisia comunicativa, ovvero il dovere di celebrare comunque un capo di Stato che ha regnato così a lungo, e dall’altro la realtà di una sovrana che rappresenta una storia vivente. Non ci vedo tuttavia nessun significato politico, né alcun tipo di valore istituzionale nei riguardi della monarchia inglese. Non mi pare che l’opinione pubblica italiana francamente stia partecipando così attivamente a questo evento al di là di quello che raccontano i giornali. Mi sembra che gli italiani in questo momento siano molto più preoccupati per le bollette del gas”.

Come mai esteticamente la monarchia fa molta più presa sui popoli di quanto faccia la Repubblica? Difficilmente noi riusciamo a vedere nel Capo dello Stato il simbolo dell’unità nazionale, mentre i re riescono ad essere amati dai loro sudditi senza distinzioni fra destra e sinistra, conservatori e laburisti, socialisti o liberali. Perché?

“Non parlerei di monarchie in senso generale perché quella inglese secondo me ha una sua specificità. Se fosse morto il sovrano o la sovrana di un altro Paese non ci sarebbe stata tutta questa attenzione mediatica. L’Inghilterra rappresenta comunque un impero, passato sicuramente, ma comunque ancora ben vivo nella storia. Poi non dimentichiamo che la monarchia inglese ha anche rappresentato un modello dal punto di vista costituzionale, caratterizzandosi per il carattere fortemente democratico. Oggi poi rispetto al passato c’è una visione molto più marcata del leaderismo come stiamo vedendo anche in occasione delle prossime elezioni politiche italiane. Non contano più i partiti ma i leader. Elisabetta è stata una grande leader prima ancora che una regina, una leader direi incontrastata, la cui forza stava nel non rappresentare la politica ma la società nel suo insieme. Basti vedere il bagno di folla che ha salutato i suoi settant’anni di regno. Le figure reali inglesi sanno incarnare realmente il sentimento popolare e nazionale per storia, tradizione e processi identitari”.

Sta dicendo quindi che questo successo Elisabetta lo ha saputo costruire da sola, che non è una prerogativa dell’Istituzione monarchica?

“Le monarchie hanno tutte una caratteristica comune che è quella di saper resistere ai colpi della politica contemporanea, ma l’aspetto mondiale che ha assunto la morte della regina Elisabetta non si è visto in occasione della dipartita di altri sovrani. Tutti conoscevamo la regina d’Inghilterra, mentre tanti non conoscono i sovrani di Olanda, di Beglio, di Danimarca. Poi certo, Elisabetta ha avuto la fortuna di vivere 96 anni e di regnare più di settant’anni in maniera straordinariamente dignitosa, rispettata da tutti i grandi della terra. Metta insieme il fatto che quella inglese è la monarchia più importante e conosciuta del pianeta, che Elisabetta ha regnato in maniera irreprensibile, che i suoi settant’anni di regno rappresentano la testimonianza vivente del passaggio dal passato alla modernità, e capirà perché la sua scomparsa sta avendo un richiamo così forte. Ad ogni modo non vorrei sembrare cinico, ma non dimentichiamo che morto un re se ne fa un altro, esattamente come avviene per i papi. Fra dieci giorni quando saranno stati celebrati i funerali, i riflettori si spegneranno e noi torneremo ad occuparci dei nostri problemi, della crisi energetica, delle bollette, dei rincari dei prodotti, mentre l’Inghilterra avrà un nuovo sovrano”.

Parlando del lungo regno di Elisabetta i media hanno evidenziato come unico scivolone della regina il non aver compreso quanto il popolo fosse legato a Lady Diana, mostrandosi inizialmente del tutto indifferente alla morte della principessa, per poi renderle omaggio di fronte alla delusione dell’opinione pubblica. Ma è stato davvero l’unico scivolone in settant’anni di regno?

“Quello relativo alla morte di Diana è considerato uno scivolone soltanto perché ha avuto un forte impatto sull’opinione pubblica e a livello mediatico, altrimenti sarebbe passato probabilmente inosservato. Ma non parlerei di scivolone, anzi direi che la vicenda di Diana ha ancora di più evidenziato la grandezza di Elisabetta. Lei si è lasciata correggere dall’opinione pubblica e ha saputo esaltare il carattere democratico della monarchia inglese rispondendo alle aspettative della società. Elisabetta giustamente riteneva che Diana non meritasse riconoscimenti pubblici essendosi ribellata alle regole ed avendo deciso di uscire dalla famiglia reale anche in modo clamoroso; era convinta che l’opinione pubblica non la ritenesse comunque più parte della monarchia, almeno non al punto da pretendere gesti celebrativi da parte della sovrana. Quindi più che di scivolone parlerei della grande capacità della regina di manifestare soprattutto in quell’occasione lo straordinario sentimento generale che ha sempre caratterizzato la monarchia inglese, quello cioè di non perdere mai il contatto con il proprio popolo. Elisabetta ha dimostrato grande sapienza e saggezza, la stessa che ha sempre posseduto e che le ha permesso di saper interpretare i sentimenti del popolo inglese”.

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