Pochi bambini e anziani soli: l’Italia dell’Istat una fiaba horror

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Poi non dite che i numeri non sono appassionanti, o non sanno raccontare storie. Quelli dell’ultimo rapporto Istat sulla popolazione residente fanno trattenere il fiato più di un thriller e far rizzare i capelli peggio di un horror. Non ci credete? Leggete qui. Entro il 2032 in 4 comuni su dieci è atteso un calo di popolazione e dieci milioni di persone vivranno da sole; entro il 2045 le coppie con figli saranno una minoranza; entro il 2049 i decessi potrebbero doppiare le nascite; entro il 2050 il 35% della popolazione sarà costituito da over 65 e gli italiani in età lavorativa saranno appena uno su due.
E tutto questo tenendo in considerazione l’apporto degli immigrati, che appena arrivano in Italia almeno in una cosa diventano subito come noi; smettono o quasi di fare figli. Secondo il presidente dell’Istat Gian Carlo Blangiardo nel 2022 le nascite dovrebbero fermarsi a quota 385mila, ancora meno del record negativo del 2021, quando ci si era fermati appena sotto le 400mila. Numeri questi che secondo Blangiardo andrebbero bene per un paese di 30 milioni di persone, non di quasi 60 come l’Italia. Ormai il tasso di fecondità delle donne è all’1,25 figli, lontanissima da quel 2 figli per donna che consente di mantenere una popolazione stabile.
Non sorprende che nell’ultima giornata utile prima del silenzio elettorale non un solo candidato abbia pensato di spendere una parola su questo lento autoannientamento del nostro paese; si è preferito continuare a litigare su Putin, il costo del gas, Orban. Tutti temi tra l’altro sui quali la nostra classe politica può fare poco, mentre potrebbe fare tantissimo per aiutare le coppie a tornare a fare figli. Appena dieci anni fa infatti la Germania era messa addirittura peggio di noi; poi i tedeschi hanno cominciato a investire seriamente in politiche per la famiglia e i risultati non si sono fatti attendere. Non è servita chissà quale innovazione: è bastato un buon mix di “congedi, sostegni economici, implementazione di servizi all’infanzia” ha spiegato il dirigente di ricerca dell’Istat Marco Marsili. Insomma, qualche aiuto mirato e più posti negli asili nido e nel giro di qualche anno si è arrivati a superare l’1,5 di indice di natalità.
Purtroppo la nostra classe politica non sembra all’altezza della sfida, che pure in teoria è più semplice da affrontare di altri difetti storici del sistema Italia, come l’evasione fiscale generalizzata e la forza dell’economia criminale. Il trio Meloni-Salvini-Berlusconi non sembra in grado di proporre altro che incentivi alle madri a rimanere a casa, arginando così la già scarsissima partecipazione delle donne al mercato del lavoro (altra statistica dove siamo sempre agli ultimissimi posti nella Ue), mentre la sinistra evita il tema perché il far figli è visto da una bella fetta del suo elettorato come una cosa “di destra”. E neanche il governo Draghi, che pure aveva al suo interno gente ben capace di trarre insegnamento e conseguenze dai numeri, è riuscita a proporre politiche concrete per chi desidera avere figli ma proprio non se lo può permettere.
Eppure il tema avrebbe dovuto essere in cima ai pensieri di tutti, e soprattutto in cima alla lista della spesa del Pnrr, perché è inutile parlare di investimenti e lavoro se tra qualche decennio avremo due pensionati per lavoratore. Speriamo che chi lunedì scoprirà di essere stato a governare l’Italia cominci a porsi questi problemi, per evitare che il racconto dell’orrore dell’Istat diventi realtà.

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